Avvicinarsi lentamente alla preda per poi sferrare l’attacco decisivo. Questo il piano di Daniil Medveved che, dopo un’ estate sul cemento da incorniciare, punta prepotentemente verso il vertice del ranking mondiale per sbaragliare una situazione cristallizzata da anni. Con un Thiem in forte difficoltà, il russo ha tutte le carte in regola per affermarsi come vero antagonista dei Big Three

28 giorni infiniti. Un periodo di tempo piuttosto breve capace però di riassumere gli enormi progressi e potenzialità di Daniil Medvedev, giovane russo di ventitré anni, oramai in pianta stabile nella top ten del ranking ATP.

Quattro settimane si diceva. Questo l’intervallo preciso di tempo intercorso tra la finale della Rogers Cup persa con Rafael Nadal e la finale degli U.S. Open, conclusa anch’essa con una sconfitta e sempre contro il maiorchino. Nel mezzo tante belle prestazioni ed una crescita tecnica e caratteriale a dir poco impressionante.

Un torneo, quello di Flushing Meadows in grado di rappresentare un punto di arrivo momento per il ragazzotto di Mosca dal quale però ripartire immediatamente. Considerato come oggetto misterioso dell’ ultimo Slam stagionale è stato capace di prendersi le luci della ribalta per affermare con forza che il trionfo di Cincinnati di qualche settimana prima non è stato un evento isolato.

Daniil Medvedev
Photo Credit: Twitter, @ATP_Tour

Daniil Medvedev non va in vacanza

Passare in appena dodici mesi da vincere il Winston Salem Open a disputare 4 finali tra Wahington e New York non è da tutti. Ma d’altra parte Daniil non è un ragazzo come gli altri. Si allena molto durante (come confessato da lui stesso), non si accontenta mai voglioso di alzare sempre più l’asticella del suo tennis e (purtroppo) ama la pizza con l’ananas.

Archiviata una prima parte di stagione Medvedev molto positiva, eccezion fatta per qualche scivolone imprevisto come nel caso del Roland Garros, Medvedev dà l’assalto alle Finals partendo dal cemento americano sul quale si trova perfettamente a suo agio.

A Washington raggiunge la finale senza il minimo problema con nessun set concesso agli avversari, prima di venire sconfitto, all’esito di un doppio tie-break tiratissimo, da un Nick Kyrgios concentrato come poche volte in carriera.

Nella Rogers Cup che va in scena la settimana successiva si ripete lo stesso identico copione. variazioni. Anche qui il moscovita giunge all’atto conclusivo senza lasciare per strada neanche un set, ma questa volta supera un tabellone per nulla facile consegnando il biglietto di ritorno a casa a Garín, Thiem e Khachanov. Nella finalissima si trova opposto a Rafael Nadal il quale non gli dà scampo mettendo in mostra tutti i limiti del russo: 6-3 6-0 il risultato con una sola palla break concessa ed annullata da Rafa.

La capacità di imparare dalle sconfitte

La lezione di tennis offerta da Nadal potrebbe avere l’effetto di una caduta dolorosa per un ventitreenne che voglia farsi largo tra i grandi. Ed invece, proprio in questo frangente Medveded tira fuori il meglio di sè. Prima trionfa a Cincinnati, poi battaglia alla pari, sempre contro Nadal, nella finale degli U.S. Open.

In quel di Cincinnati il vero capolavoro lo compie negli ultimi due turni. In semifinale elimina Novak Djokovic in rimonta (sfruttando tutte e tre le palle break concesse dal serbo), mentre in finale supera un buon Goffin che cede però nei momenti decisivi del match.

Il vero capolavoro Daniil lo porta a termine sul cemento di New York. Sì è vero, non ha vinto il suo primo Slam. A ben vedere, però, al momento questo conta poco soprattutto se d’altra parte della rete c’è Nadal voglioso di sfruttare il passo falso di Djokovic e Federer.

Medvedev saluta i tifosi americani scherzando sui fischi ricevuti- Credit: Instagram.com

Il russo, mai veramente simpatico al pubblico statunitense e reo di possedere un tennis troppo potente e non molto delicato, nei turni che precedono la sua prima finale Slam è bravo a non perdere mai la concentrazione mostrando la capacità di saper leggere le partite riuscendo, inoltre ad evitare sempre il quinto set. Un dato da non trascurare in tornei del genere.

In finale ritrova Nadal che lo batte un’altra volta, ma soffrendo moltissimo. Qualsiasi giocatore, soprattutto giovane (si pensi a Berrettini), dopo aver perso i primi due set con il maiorchino mollerebbe quasi del tutto. E forse anche Rafa credeva sarebbe andata così. Ed invece nel terzo set inizia una nuova partita. Medveded scaccia tutti i fantasmi ed i timori e fa sua la terza e la quarta partita: 7-5 6-4. All’ unica palla break conquistata in Canada fanno eco le 15 ottenute a Flushing Meadows. Altro dato interessante si ritrova nel servizio: 5 ace nella finale di Rogers Cup, 14 sull’ Arthur Ashe.

Nel quinto e decisivo set Medvedev subisce un doppio break che lo porta sotto 5-2. Il russo però è duro a morire. Non molla annullando due match point e portandosi sul 5-4. Qui purtroppo fallisce la palla break decisiva per l’aggancio definitivo consegnando a Rafa il suo 19esimo Slam.

Daniil Medvedev
Photo Credit: Twitter, @usopen

Un match da annali del tennis che, al di là dell’epilogo, mette in allerta i Big Three, i quali devono ritenersi fortunati anche considerando l’unico piccolo neo nell’agosto perfetto dell’attuale numero 4 del ranking: su 10 finali ATP conquistate, Medvedev ne ha perse 5, di cui tre proprio questa estate.

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