Tennis

Venerdì 17: la sfortuna sui campi da tennis

Oggi è venerdì 17 di un anno già molto complicato per innumerevoli ragioni note a tutti. Incrociando le dita affinché la simbologia di questa data non si manifesti negativamente su un mondo già provato, l’occasione è buona per parlare di qualche caso emblematico di sfortuna nell’ambito tennistico. Galanteria vuole che si parta dalle donne, sicuramente non entusiaste di ritrovarsi in questa speciale classifica, per arrivare ai gentlemen altrettanto colpiti dalla sfortuna, che al contrario della sua collega senza la “s” iniziale, ci vede benissimo.

1- Monica Seles

Tennista di gran talento, mancina che esegue sia il dritto che il rovescio a due mani, con una tenacia che ha contraddistinto tante delle sue vittorie. Figura emblematica di un percorso agonistico che avrebbe potuto proseguire in mille modi differenti, ma che è stato segnato indelebilmente da un evento che nessuno avrebbe potuto prevedere. La tennista, nata da una famiglia di origini serbo-ungheresi e naturalizzata americana dal 1994, ha soltanto 19 anni e già 8 titoli slam alle spalle, quando il 30 aprile 1993 (anche se non era venerdì 17, concettualmente lo era stato) viene aggredita. Monica Seles si trova sulla sua panchina al cambio campo di una partita contro Magdalena Maleeva, in occasione del torneo di Amburgo.

E all’improvviso, una coltellata di un folle, un invasato ammiratore di Steffi Graf, penetra la schiena della giocatrice, sfiorando la sua colonna vertebrale. Le conseguenze fisiche sono fortunatamente limitate, la giovane Seles guarirà in fretta, ma la attendono due anni di elaborazione del trauma, due anni di baratro lontana dal tennis. Combattendo i demoni che il sorprendente attacco le ha indotto, Monica ha perso tanto di quella spensierata spavalderia che le permetteva di dominare le avversarie. In seguito al tragico evento, la tennista vincerà un altro Slam, l’Australian open del 1996, ma non sarà mai più la Seles di prima.

Monica Seles
Monica Seles
Credits: Getty Images\Dimitri Iundt

2-Beatriz Haddad Maia

Classe 1996, tennista brasiliana spesso definita “la Sharapova del Brasile”. Potenzialmente una vincente, praticamente paziente fissa del fisioterapista. Dopo quattro titoli juniores, nel 2013 una serie di cadute sui campi le hanno compromesso la spalla, poi vari interventi per ernie al disco che hanno comportato la paralisi temporanea di una gamba. Ed infine un’operazione alla schiena. Nel 2016, quando ormai sembrava aver ripreso la mobilità di sempre, un incidente domestico le comporta un ulteriore stop dalle competizioni per la frattura di tre vertebre riportata. Il suo best ranking è stato il numero 58 della classifica WTA. Chissà come sarebbe andata se non fosse successo tutto ciò. Inoltre, dal 2019 combatte una battaglia per difendersi dalle accuse di doping; insomma, una carriera davvero in salita.

Beatriz Haddad Maia
Beatriz Haddad Maia
Credits: Getty Images\ Tim Clayton

3- Maureen Connolly

Pezzo importante nel puzzle della storia del tennis, è stata la prima tennista statunitense a centrare il Grande Slam nel 1953, a soli 19 anni. Ma sfortuna vuole che il 20 luglio 1954, durante una cavalcata a cavallo, una delle sue passioni, è vittima di un incidente che le procura la rottura della gamba destra. E in un attimo, sfuma la possibilità di ulteriori record e viene stroncata la sua carriera all’alba degli anni più promettenti. La Connoly morirà a soli 34 anni a causa di un cancro. Ha dato tanto e tutto al tennis, peccato che la vita non le abbia restituito altrettanto. Ma è giusto ricordare un talento di questo calibro.

4- Juan Martin del Potro

Chi poteva essere in testa a questa specialissima classifica maschile sulla sfortuna se non lui, il re degli infortuni. Ma anche il capo dei tennisti che non si arrendono di fronte a nulla: Juan Martin del Potro. Terzo nel mondo nel 2018, 22 titoli, tra cui un Us Open nel 2009, una medaglia d’Argento alle Olimpiadi di Rio 2016, il Master 1000 di Indian Wells nel 2018. Ma che fatica! Di venerdì 17 Delpo ne ha vissuti parecchi.

Altissimo, potente, con un servizio e un dritto che pettinano gli avversari, tuttavia, perennemente in balia di infortuni che avrebbero portato al ritiro chiunque. Invece no, del Potro è ancora lì, a lottare, a guadagnarsi sempre più ammiratori per la caparbietà, per l’anima che trascina avanti il corpo sempre e comunque, verso nuovi match da vincere. Tre interventi al polso sinistro ed uno a quello destro nel corso degli anni, poi rientra nel 2016, giusto in tempo per fratturarsi in pochi mesi una rotula. E così via, verso l’infinito e oltre delle possibili ossa da rompersi. Sfortuna? Tantissima. Stima? Non quantificabile.

Juan Martin del Potro - venerdì 17
Juan Martin del Potro
Credits: Getty Images\ Chloe Knott

5- Andy Murray

La star del tennis britannico, quando si parla di “Big Four” è lui il quarto da reclutare all’appello. La domanda è una e sempre la stessa: quanto avrebbe vinto Andy Murray, se il fato avesse tirato le fila in modo differente e lo avesse collocato in un momento diverso della storia tennistica? Alcuni lo definiscono il tennista più sfortunato di sempre. Perché è noto a tutti che, già vincere tre Slam, tra cui due Wimbledon, nell’era di Novak Djokovic, Roger Federer e Rafael Nadal, è un’impresa solo da Andy Murray. Le otto finali Slam perse sono tutte risultate da scontri epici contro Djokovic o Federer. Un dato abbastanza emblematico che deve generare davvero tanti incubi al povero Andy. Ma, d’altro canto, infortunio all’anca a parte, il tennista britannico ha dato davvero tanto filo da torcere per anni a questi mostri sacri. Chapeau!

Murray - venerdì 17
Andy Murray
Credits: Julian Finney

6- Julien Benneteau e altri “Venerdì 17”

Tennista francese attualmente non più in attività, con tante vittorie in doppio e un curioso caso per quanto riguarda invece i match in singolare, in cui la sfortuna sicuramente ci ha messo lo zampino. Un incredibile record in negativo, infatti, lo contraddistingue: 10 finali perse in 10 finali giocate per Julien Benneteau. Niente da aggiungere, se non che arrivare per dieci volte ad un soffio dal primo posto deve essere una sensazione davvero impossibile da dimenticare. Il francese fortunatamente non percorse una carriera costellata da infortuni, a differenza di alcuni suoi colleghi che hanno vissuto diversi venerdì 17.

Incredibile, ad esempio, il caso di Javier Marti, tennista spagnolo che agli inizi era considerato al livello di Carreno Busta e che adesso si trova in 786esima posizione nel ranking. In cinque anni Marti ha subito la bellezza di cinque operazioni al gomito, che ne hanno segnato inevitabilmente la carriera. Come dimenticarsi poi di David Nalbandian. Grande talento, un bel caratterino e tanti infortuni che ne hanno limitato la carriera. Caso simile è quello di Tommy Haas, ex numero 2 del mondo con alle spalle ben 9 operazioni, molte delle quali a causa di una malandata spalla destra. Lui, Nalbandian e Marti, insieme a tanti altri rappresentano grandi di esempi di “what if” della storia del tennis.

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