Sono stati liberati, dopo oltre 10 ore, tutti gli ostaggi, quattro persone, tra cui il rabbino, nella sinagoga di Colleyville, in Texas. Ucciso il sequestratore, un uomo dal forte accento britannico, che aveva chiesto il rilascio, a suo dire, della sorella Aaifa Siddiqui, la neuroscienziata pakistana conosciuta come “Lady Al Qaeda” e condannata a 86 anni di carcere per terrorismo. Successivamente la notizia del legame tra i due è stata smentita.
“Tutti gli ostaggi sono vivi e al sicuro“, ha twittato il governatore del Texas, Greg Abbott. Dopo oltre 10 ore, dunque, la crisi alla sinagoga è stata risolta grazie a una maxi operazione con oltre 200 agenti schierati. Le forze dell’ordine sono entrate in azione liberando gli ostaggi e uccidendo il sequestratore. Sull”uomo i dettagli sono ancora pochi, al di là del suo forte accento britannico. E’ entrato nella sinagoga mentre era in corso la cerimonia del sabato in diretta su Facebook: ai presenti, quattro in tutto incluso il rabbino, si è descritto armato, con bombe nel suo zainetto. Ha urlato, pronunciato frasi antisemite ma, allo stesso tempo, ha ripetutamente messo in evidenza di non essere un criminale.
Fin dall’inizio ha chiesto la liberazione di Aafia Siddiqui, conosciuta anche come Lady Al Qaeda, la neuroscienziata pakistana che sta scontando 86 anni di carcere con l’accusa di aver cercato di uccidere militari americani e agenti dell’Fbi. Il sequestratore si è detto il fratello della donna ed stato inizialmente identificato da alcuni media americani, fra i quali Abc, come Muhammad Siddiqui. Un legale di Muhammad e la famiglia Siddiqui hanno però smentito, condannando con forza il gesto folle
“Io morirò” aveva urlato più volte il sequestratore. Nel momento dell’attacco la sinagoga stava trasmettendo in streaming su Facebook le funzioni del sabato. “Io morirò, lasciando sei bei bambini. Non piangete per me”, aveva ripetuto l’uomo prima che venisse bloccata la diretta. Prima dello stop aveva continuato a parlare di religione con un evidente accento britannico, facendo diversi accenni all’Islam. Aveva poi espresso la sua rabbia contro l’Inghilterra ed aveva più volte fatto riferimento alla sorella chiedendo di parlare con lei.
Chi è ‘LADY AL QAEDA’
Aafia Siddiqui è una pakistana con lauree al Mit e alla Brandies University che sta scontando negli Stati Uniti una condanna a 86 anni per terrorismo. Soprannominata dalla stampa americana ‘Lady al-Qaeda’, la donna, che ha 49 anni, è stata condannata negli Stati Uniti non per legami con al-Qaeda, ma per aver tentato -secondo l’accusa- di sparare ai militari statunitensi che la interrogavano dopo la sua cattura in Afghanistan nel luglio del 2008.
Siddiqui, madre di tre figli, è un’ex studentessa del prestigioso Massachussetts Institute of Technology (Mit) con un dottorato in scienze neurologiche. Nel 2002 è rientrata in Pakistan per poi sparire con i figli nel marzo successivo, in seguito all’arresto di Khalid Sheikh Muhammad. In seconde nozze Siddiqui ha sposato un nipote della mente delle stragi negli Usa, Ammar al-Baluchi.
Nel 2004 la donna è stata inserita nella lista dell’Fbi dei più pericolosi collaboratori di al-Qaeda. Secondo i familiari della Siddiqui, la donna è stata detenuta per cinque anni -dal 2003- dalle forze Usa nel carcere di Bagram, in Afghanistan, dove avrebbe subito torture e abusi. Negli anni scorsi alla Siddiqui è stata associata anche la storia del ‘Prigioniero 650’, l’unica donna rinchiusa a Bagram, secondo i racconti degli ex detenuti della prigione. Lei stessa durante un’udienza ha affermato di essere stata in una “prigione segreta”.
Siddiqui è stata trasferita al Federal Medical Center Carswell, penitenziario femminile nei pressi di Fort Worth, per ragioni mediche. La donna lo scorso luglio ha denunciato di essere stata aggredita da un’altra detenuta e, poi, messa in isolamento, secondo quanto ha denunciato Council on American-Islamic Relations di Dallas-Fort Worth. Protesta presentata anche dal governo pachistano.
Il governo americano considera Siddiqui una pericolosa terrorista e l’ha descritta prima della cattura come ‘la donna più ricercata al mondo’. In diverse occasioni ha rifiutato di scambiarla con ostaggi americani, compreso il giornalista James Foley, prima della sua esecuzione da parte dello Stato Islamico.





