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The Crown e Spencer, la rappresentazione di Diana nei media

La quinta stagione di The Crown è in arrivo su Netflix. Il trailer mostra la famiglia reale attraversare un momento di crisi per la monarchia. Infatti, come nella quarta stagione, la figura di Diana, interpretata da Emma Corrin ed ora da Elizabeth Debicki, sembra centrale.

The Crown e Spencer: Diana nei media

Elizabeth Debicki in un frame della nuova stagione di The Crown

Le rappresentazioni nei media di Diana negli ultimi anni hanno fatto molto rumore. Dapprima con The Crown e poi con il film di Pablo Larraín Spencer con protagonista Kristen Stewart. È evidente che quest’improvvisa fioritura di prodotti incentrati sulla sua vita è dovuta dalla sua figura magnetica e a tratti enigmatica. Anche la sua morte, da sempre al centro di misteri e di teorie del complotto è un elemento che da sempre ha affascinato il pubblico alla “principessa del popolo”.  Ci si chiede quindi come continuerà la storyline di Diana in The Crown 5. Ma soprattutto chi è riuscito ad ottenere un ritratto più veritiero, The Crown o Spencer?

The Crown, una favola storicamente accurata

Emma Corrin nella quarta stagione di The Crown

Il parallelo, almeno per ora, può essere fatto basandosi su due periodi diversi che vengono inscenati. La quarta stagione di The Crown, infatti, segue i primi anni di Diana come principessa. La donna, da ragazzina sognante ed ingenua, diventa sempre più consapevole delle contraddizioni della famiglia reale. La Diana di Emma Corrin, verso la fine della stagione, si accorge della sua solitudine, della freddezza con cui è trattata a Palazzo, del mancato affetto del marito. Riesce ad affrontare la vita a Kensington Palace unicamente grazie all’amore dei suoi figli, che sceglie di educare infrangendo il protocollo reale. La principessa, quindi, dal suo sogno quasi da favola, inizia a rendersi conto di essere in un vero e proprio incubo che le causerà le prime tensioni con Charles.

Nel trailer della quinta stagione vediamo una Diana sempre più spezzata e fragile, ma più matura, consapevole del suo potere mediatico e della risonanza delle sue parole. La stagione seguirà gli ultimi tragici anni della donna, probabilmente continuando la storyline già impostata nella stagione precedente. 

The Crown, sebbene si lasci andare in qualche libertà narrativa, cerca di essere il più fedele possibile alla storia recente del Regno Unito. Integrando elementi esterni alla famiglia reale (e alla storyline di Diana, che funge comunque da catalizzatore di attenzioni), riesce a dipingere una realtà complessa, contraddittoria e a far percepire allo spettatore le cause sistemiche del malessere di Diana. 

Spencer e la soggettività

Kristen Stewart in Spencer

Spencer, invece, come da titolo, si concentra unicamente sulla figura della principessa. Il film è ambientato qualche anno dopo rispetto a The Crown e segue la vita di Diana in un brevissimo periodo di tempo. Lo sguardo di Larraín non ha la pretesa di essere oggettivo e veritiero. Il film, infatti, è estremamente soggettivo e utilizza momenti di assurdità come espediente per fare emergere il malessere della donna. Non è una ricostruzione storica della sua figura, ma più una romanticizzazione dell’archetipo della principessa tormentata. Si ha costantemente la percezione di un’atmosfera oppressiva, quasi da film horror. Gli interni curati, le luci tenui e la fotografia si scontrano con l’animo tormentato di Diana: la donna inizia ad immaginarsi il fantasma di Anna Bolena in cui si rispecchia. 

Le critiche alle rappresentazioni

Entrambe le rappresentazioni hanno, però, ricevuto aspre critiche da chi era vicino a Diana. Il fratello della donna, Charles Spencer, ha infatti dichiarato a proposito di The Crown che: 

“La mia preoccupazione è che le persone vedano un programma come questo e si dimentichino che è fiction. Gli stranieri, soprattuto gli americani, mi dicono di aver visto The Crown come se stessero assistendo a una lezione di storia”.

L’uomo smentisce anche la pretesa di veridicità della serie:

“Ci sono molte ipotesi e invenzioni, non è così? Ci si può appigliare a fatti ma i pezzi fra un fatto e l’altro non lo sono”.

Per quanto riguarda Spencer, invece, la truccatrice di Diana Mary Greenwell, ha affermato che: 

“Ora è vista come una martire, il che penso sia sbagliato. Ha fatto cose incredibili, ma è stata fraintesa. Posso dire che i ritratti che vediamo oggi non sono il modo migliore per capirla. Non vorrebbe essere posta su questo piedistallo con tutta questa gloria e fama”.

Veridicità o soggettività, qual è la soluzione?

Ancora una volta, come è già successo per Blonde, si nota una forte dissonanza tra l’immagine che si vuole ritrarre nei media (romanticizzata e resa quasi una narrazione romanzesca), e quella della persona vera e propria.

Il dibattito è accesissimo e non ci sono soluzioni facili: che cosa onora di più la memoria di una persona, il silenzio o un prodotto che fa conoscere la sua storia? E quale deve essere il confine da non oltrepassare se si mette già da subito in chiaro che la rappresentazione sarà fittizia? Non esistono risposte corrette, ma la speranza è che la quinta stagione di The Crown possa trattare gli ultimi momenti di Diana con una delicatezza che è mancata per la persona di Marilyn nel caso di Blonde.

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Carola Crippa

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