Musica

The Doors: 55 anni dall’album che aprì un varco

Tra la fine di agosto del 1966 e la prima settimana di settembre i Doors incisero il loro primo disco nello Studio B del Sunset Sound Recorders, ad Hollywood.
Soltanto poche settimane prima il proprietario dell’etichetta discografica Elektra Records, Jac Holzman, era rimasto profondamente colpito ascoltandoli al Whisky a Go Go, dove Jim Morrison, Ray Manzarek, Robbie Krieger e John Densmore si esibivano come resident band.

Bruce Botnkick, il loro storico produttore, raccontò che quando i Doors entrarono nello studio di registrazione avevano una gran quantità di canzoni pronte, tante da bastate addirittura per incidere un doppio album. Erano pezzi che i giovanissimi Doors avevano composto in soltanto poco più di un anno di prove e concerti nei locali.

The Doors: Dal Whisky a Go Go al Sunset Sound Recorders

Il cantante Jim Morrison non aveva mai preso lezioni di canto, egli aveva imparato la sua arte sul palco del London Fog. Invece, la sua presenza scenica e il suo carisma erano evidentemente un dono della natura. Il tastierista Ray Manzarek aveva imparato a suonare il pianoforte da bambino e la sua formazione classica riemergeva ogni volta che arricchiva i pezzi con tastiera di bassi ed organo. Robbie Krieger si era formato con il jazz e il flamenco, e poi aveva esteso i suoi orizzonti fino al blues e poi al rock. Con la sua chitarra riusciva sempre a seguire Jim Morrison nelle avventurose improvvisazioni. Ciò gli era possibile grazie alla sua estesa conoscenza musicale, oltre che alla sua bravura. Il batterista John Densmore portava apportava un approccio unico nel suo genere, regalando una componente jazz alla rock band di Venice Beach.

Dunque, non ci è difficile credere che questi quattro artisti avessero provato qualsiasi tipo di arrangiamento per ogni canzone e che, durante le regitrazioni, si lasciasse molto spazio alle improvvisazioni. La più lunga coda d’improvvisazione è contenuta proprio nel singolo “Light my fire”, il loro brano più famoso.

Storia e censura di canzoni leggendarie

Collocata alla posizione numero 9 della classifica “50 best rock songs” stilata dalla rivista musicale Rolling Stone nel 2013, “Light my fire” è contenuta nel primo album dei Doors e fu la prima hit dall’album a salire al primo posto delle classifiche nel luglio 1967. Unici compromessi: modificare un verso ed accorciare la coda di improvvisazione che rendeva il pezzo eccessivamente lungo per essere radiofonico.

Il pezzo venne scritto da Robbie Krieger, incitato da Jim Morrison a scrivere un brano che parlasse a tutti. Krieger compose la musica, la prima strofa e i ritornelli, Morrison contribuì con la seconda; Manzarek aggiunse la componente barocca dell’organo. Ne emersero sette intensi minuti di blues e rock psichedelico, perfettamente fusi in un racconto di pura trasgressione, impetuoso e violento.
Con “Light my fire” i Doors si presentarono il 17 settembre del 1967 all’ “Ed Sullivan Show”, uno dei più importanti programmi televisivi statunitensi della rete televisiva CBS. Durante la diretta, Jim Morrison dimenticò di cambiare il testo, eliminando il riferimento alle droghe. Il verso da modificare ed adeguare al contesto di censura televisiva dell’epoca, era “Girl, we couldn’t get much higher”. Tuttavia, Morrison lo cantò esattamente come era stato scritto e Sullivan li bandì definitivamente dallo show.

“Light my fire” non fu l’unico pezzo dell’album ad essere sottoposto a censura. Anche il brano di apertura “Break on through (To the other side)” venne modificato per poter essere trasmesso in radio. Quel “She gets high”, ripetuto da Morrison cinque volte consecutivamente era considerato inaccettabile per i richiami alla droga. Così, fu sostituito nel singolo con “she gets” seguito da un lamento.

The Doors: Un primo album quasi perfetto

Oggi, ascoltare questo disco è sufficiente per capire la grandezza di una band che, soltanto con il suo primo album, ha consegnato alla storia della musica rock tanti singoli diventati iconici, nonostante tante evenienze. Ogni componente della band, con la propria ricchezza umana ed artistica, diede il suo prezioso contributo e ne uscì un album “quasi perfetto”, come disse Bruce Botnick, che finisce sotto l’etichetta del genere rock, ma davanti al quale tutte le etichette saltano, perchè è psichedelia, è blues, è classico e barocco, ed è anche jazz, per l’improvvisazione che contiene. Un album che è, in definitiva, musica.
Oggi quel disco, registrato in soli dieci giorni, compie cinquantacinque anni.

Giorgia Lanciotti

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