Cinema

“The Last Duel”: la triplice Storia del maschilismo medievale

Quante verità si nascondono dietro ad una storia? Tante quante sono i suoi protagonisti. “The Last Duel” entra prepotentemente fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e la sua epopea si fa attuale più che mai. Ridley Scott non ricostruisce semplicemente la brutalità del Medioevo, ma regala agli spettatori una riflessione arguta sulle percezioni umane e sul delicato tema del maschilismo. Complici di questo gioiello cinematografico Ben Affleck e Matt Damon che, oltre ad essere gli interpreti principali, si sono cimentati nella sceneggiatura, sostenuti dal talento di Nicole Holofcener.

Un’opera complessa, triplice. Seppur il film sia basato su fatti realmente accaduti e raccontati da “The Last Duel: A True Story of Crime, Scandal, and Trial by Combat in Medieval France“, romanzo di Eric Jager, nulla è scientifico. In questo film ci sono i costumi, le usanze e i luoghi del passato, ma il racconto cambia in base al suo narratore. Sono le storie delle sue persone a mutare un tempo che ormai pensavamo di conoscere troppo bene e che, per certi versi, assomiglia al presente.

Nella Francia del 1300 il cavaliere Jacques de Carrouges (Matt Damon) e lo scudiero Jacques Le Gris (Adam Driver) sono pronti a combattere il loro primo e ultimo duello da rivali. In palio c’è la vita o la morte della bella Marguerite (Jodie Comer), moglie di Carrouges che ha avuto il coraggio di confessare lo stupro subito da Le Gris. Gli oltraggi denunciati alla corte sono realmente accaduti oppure sono stati, semplicemente, mal interpretati? I tre protagonisti conoscono la loro versione dei fatti. Il Re non ha il potere di decidere chi è il colpevole e si affida, dunque, al giudizio divino. A trionfare sarà colui che ha difeso la sacra e santa verità.

Jodie Comer as Marguerite de Carrouges in 20th Century Studios' THE LAST DUEL. Photo credit: Patrick Redmond. © 2021 20th Century Studios. All Rights Reserved.
Jodie Comer as Marguerite de Carrouges in 20th Century Studios’ THE LAST DUEL. Photo credit: Patrick Redmond. © 2021 20th Century Studios. All Rights Reserved.

In questo tripudio di violenza e superstizione, Ridley Scott struttura il racconto in tre capitoli: ognuno di loro racconta la verità dei suoi tre protagonisti. La telecamera si fa soggettiva e il suo sguardo non lascia dubbio su chi sia il narratore di quel micro film che stiamo guardando. Oltre a mettere in discussione l’unicità di una storia, il regista britannico fa di Marguerite una martire. La protagonista femminile è colei che rappresenta la condizione delle donne nel Medioevo.

Il suo ruolo è quello di essere una buona moglie, ovvero di procreare senza sentimento un essere che possa portare avanti la tradizione cavalleresca. Nulla le è concesso, se non di esserci in funzione di una società prettamente maschilista. Diventa premio con il matrimonio ed è messa in palio al termine di un duello che ne decreterà la sua esistenza. Viene stuprata, privata del piacere e costretta a tacere di tali barbarie. Non si combatte per lei, per rivendicarla, ma per soddisfare il narcisismo del combattente, che deve prevalere su un suo simile. Non è mai il fine dell’azione, ma semplicemente il pretesto.

In “The Last DuelJodie Comer interpreta brillantemente una donna che vuole evadere dal tempo della schiavitù. La sua denuncia è forte e complicata. Non sa che ad aspettarla c’è il patibolo. Nessuno le crede: la miglior amica è convita che sia stato il fascino dello scudiero ad indurla in tentazione, il marito si preoccupa di vendicare il suo onore e lo stupratore la prega di non sentirsi in colpa per quello che ha fatto. La donna è sola, circondata da una giuria imparziale, di cui si conosce già il verdetto.

The Last Duel” è un film storico, ma altrettanto politico. Negli occhi della protagonista ci sono gli sguardi arrabbiati di tutte le donne che hanno subito e continuano a subire violenze. E mentre le cruente immagini scorrono insieme al sangue dei suoi guerrieri, ci si chiede perplessi se viviamo ancora nel Medioevo. E forse questa è l’unica verità della quale non vorremmo avere alcuna certezza.

Marta Millauro

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