Cinema

“The Next Three Days”, Russel Crowe gladiatore dei sentimenti stasera in tv

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“Il pensiero razionale distrugge l’anima”. Lo dice Russel Crowe, l’uomo dal volto volitivo e passionale, con tutto il suo ardore, con gli occhi di fuoco del generale Massimo Decimo Meridio. Disposto anche alla violenza, senza paura di scendere nei bassifondi, pur di salvare la moglie dall’accusa calunniosa di omicidio. “The Next Three Days” stasera in tv: “Nessuna prigione al mondo è ermetica, ognuna ha la sua chiave, occorre solo trovarla“.

L’intenzione del protagonista John Brennan (Russel Crowe), si trasforma in azione. Se non sarà la legge a prosciogliere la consorte Lara (Elizabeth Banks, nota per La trilogia di “Spiderman” di Raimi, “40 anni vergine“), dall’omicidio del suo capo ufficio, lo farà lui. La tensione si fa agghiacciante. L’espressione allampanata e angosciata dell’eroe giustiziere, diventa la maschera più attraente del film. Stasera in tv “The Next Three Days”, del 2010, diretto da Paul Haggis: la rivisitazione del thriller francese “Pour Elle“. “Passiamo tanto tempo a cercare di organizzare il mondo, costruiamo orologi, calcolatori, cerchiamo di prevedere che tempo farà. Ma quale parte della nostra vita è davvero sotto il nostro controllo? E se scegliessimo di vivere unicamente una realtà costruita da noi? Questo ci rende folli? E se è così… non è meglio di una vita di disperazione?“. Sentimento e pathos. Ancora una volta parole sotto il segno di Russel.

The Next Three Days, i prossimi tre giorni

Il regista Haggis, è il premio Oscar di “Crash – Contatto fisico“, che scrisse senza essere pagato, solo con un piccolissimo cachet. Uno dei più potenti ad Hollywood. Scelse Russell Crowe senza esitazione. Perché era l’ideale per interpretare “l’uomo qualunque capace di ergersi affrontando circostanze straordinarie“. Un gladiatore dei sentimenti. Salvereste la donna che amate sapendo di correre il rischio di trasformarti in una persona che lei non vorrebbe più avere al suo fianco? E cioè: qual è il prezzo da pagare per l’amore? Dare più di quanto si riceva, pare essere la risposta all’arcano quesito.

Russell Crowe, che in ambiente cinematografico gode di cattiva fama, per il suo burbero carattere, prova ad esprimere cosa può fare un uomo per salvare il proprio amore. Il personaggio del ‘duro’ che giustifica ogni brutalità con il fine ultimo dei sentimenti. Un nobile Don Chisciotte, spadaccino di cuore. In due ore di pura tensione in cui arriva anche Liam Neeson per una piccola parte, si spoglia di ogni perbenismo per divenire un vulcanico fuorilegge. Tra passaporti falsi, pistole imparate ad usare all’occorrenza (“Mostrami dove vanno i proiettili”), e travestimenti da medico. Perché “Scappare è facile, la parte difficile è restare liberi“. Tutto, alla fine, ruoterà intorno ad un bottone. Fatidico e improbabile oggetto della discolpa. C’è il tema dell’amore nel film, che giustifica e santifica tutto. E, messo in bocca a Russell Crowe, diventa più credibile: tanto da farne non un giustiziere, non un delinquente, ma un padre di famiglia.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema. Seguici

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