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The Suicide Squad: Missione suicida – La recensone

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The Suicide Squad – Missione suicida è un film del 2021 diretto da James Gunn che dopo la parentesi marvelliana, anzi, LE parentesi marvelliane, come regista (I guardiani della Galassia 1 e 2, di cui anche sceneggiatore) e produttore (Avengers: Infinty War/Endgame) decide di passare al versante opposto della DC, occupandosi proprio della decima pellicola del DC Extended Universe.

The Suicide Squad: Missione suicida – La Trama

Amanda Waller mette in piedi una nuova Task-Force X, dopo l’esperienza “positiva” del primo tentativo e come sempre pesca dal gruppo di criminali detenuti nel penitenziario di Belle Reve. La missione odierna? Infiltrarsi sull’isola-stato di Corto Maltese per distruggere un laboratorio di epoca nazista in cui venivano condotti esperimenti scientifici. La squadra si scontrerà con un nemico tanto formidabile quanto… appariscente

Commento personale:

Partiamo da un dato di fatto: Jason Statham fa la sua porca figura anche invecchiato e soprattutto, quando c’è da lanciare qualcosa, siano coltelli o palline di gomma, è sempre il numero 1. Ma torniamo al film…

L’operazione che mette in piedi la Warner in questo nuovo capitolo di Suicide Squad è a metà tra un reboot e un seguito. Voi direte: ma le due cose sono completamente antitetiche, vero, ma… uno come James Gunn può riuscire anche a far toccare due rette parallele. Si ignorano completamente gli eventi del primo capitolo e il cast è quasi del tutto rinnovato, ma è proprio quel “quasi” a fungere da filo conduttore, incarnato nella figura di Harley Quinn (sempre magistralmente interpretata da Margot Robbie) che attraverso precise scelte narrative e di copione fa intendere chiaramente di avere un legame con alcuni personaggi, soprattutto il “suo” colonnello Flag e di non essere nuova alla “squadra suicida”.

The Suicide Squad: Missione suicida - La recensone
Una scena di Suicide Squad: Mission Suicida – Photo Credits: cinefilos.it

Altro personaggio che emerge è “il protagonista tra i protagonisti”, ossia Bloodsport, interpretato da un ottimo Idris Elba. Dopo Will Smith non era facile essere un leader per la Suicide Squad, lui non solo riesce a prendere in mano la squadra, ma probabilmente lo fa molto meglio del suo predecessore. Apprezzabile il suo continuo confronto con John Cena, alias Peacemaker, anche se troppo spesso, ma non è qualcosa di nuovo nei film diretti da Gunn, il tutto si riduce alla “macchietta”. Tuttavia, ormai lo humor è un elemento abbastanza comune anche negli action e Gunn, fortunatamente, nonostante il rischio fosse alto, non ha snaturato eccessivamente la cupezza DC realizzando un Mercenari fantascientifico.

Dal punto di vista puramente registico abbiamo ben poco da criticare. Gunn sa decisamente girare le scene d’azione (ma non solo), soprattutto i combattimenti e si percepisce quanto si sia divertito. Freni inibitori totalmente saltati e ciò ha riguardato anche e soprattutto gli effetti speciali: decisamente “marcati”. Magistrale la scena da “solista” di Harley Quinn. Da sottolineare poi un’altro fatto degno di nota: la gestione delle morti. Indubbiamente in un film come questo muoiono in molti, anzi, in troppi (senza fare spoiler), tuttavia ogni morte e ogni scena ad essa connessa, che riguardi il singolo o un gruppo di persone, è magistralmente orchestrata, perfettamente coreografata e tutte lasciano un profondo solco narrativo.

Un rilancio riuscito?

L’obiettivo era rilanciare il franchise. Ci saranno riusciti? A mio parere, per quanto guardandolo non sembri un prodotto DC (forse siamo troppo abituati a Zack Snyder?), la risposta è SI. La missione non è stata un suicidio, anzi… In fondo, a mio avviso, la Suicide Squad deve soprattutto mostrare una cosa: la fragilità che può risiedere anche dietro dentro il cuore di un criminale, anche quando si tratta di super-criminali, che nonostante la loro incredibile forza nascondono altrettante incredibili debolezze. Credo che questo film, stelle marine apparte, sia riuscito nell’intento. Voto: 7,5

Bettati Dario

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Dario Bettati

Laureato in Teorie e Pratiche dell’Antropologia e laureato magistrale in Discipline Etno-Antropologiche. Studioso e appassionato delle “declinazioni” più contemporanee e "Pop" della cultura e della società, divulgatore scientifico, ma soprattutto un grande e grosso NERD.
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