Hong Sang-Soo, regista sud coreano, è prolificissimo in patria. Con “The whoman who ran” in concorso alla settantesima edizione del festival di Berlino ammonta ad otto film in cinque anni. Numeri esorbitanti per i tempi che corrono che non vedevano prestazioni simili dai tempi della commedia sexy all’italiana. Sembra un pò Woody Allen questo Sang-Soo interessato a focalizzare le trame su intellettuali che amoreggiano con donne più giovani di loro. Ha fatto un pregio della ridondanza schematica delle trame che rappresentano il suo percorso che coadiuvato con l’ispirazione alla Nouvelle Vague ne fanno un regista degno di interesse.

Frame da "The woman who ran" foto dal web. The woman who ran
Frame da “The woman who ran” foto dal web

“The woman who ran” di Hong Sang-Soo, tre donne alla ricerca dell’esistenza.

“The woman who ran” abbandona gli stilemi tipici della dualità uomo-donna per concentrarsi sulla costa femminile. E’ la storia Gamhee, interpretata dall’attrice feticcia Kim Min-Hee già vincitrice a Berlino come migliore attrice per “On the beach at night alone” dello stesso Sang-Soo. La partenza del marito per un viaggio di lavoro consente a Gamhee di incontrare tre donne che hanno intrecciato la sua vita all’interno di un quartiere borghese e elitario di Seoul. Meschinità, doppiezza, opinioni e fitti dialoghi sono al centro dello svolgersi della storia che si dipana in soli settantasette minuti.

Frame da "The woman who ran" foto dal web. The woman who ran
Frame da “The woman who ran” foto dal web

Con “The woman who ran” si compie un altro passo verso il concludersi della kermesse tedesca che domenica consegnerà il prestigioso orso d’oro e decreterà un altro simbolo della cinematografia mondiale.

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