“Between Strength and Beauty” non è qualcosa che ho deciso di scrivere improvvisamente o in un preciso momento.

È qualcosa di cui scrivo da quando ho memoria. E non smetterò mai, suppongo.”

Amberscent

Il brano

Resilienza e Fiducia

The Wound” è il brano scelto come primo singolo dell’album “Between Strength and Beauty”, ed è l’ottavo dei dodici che compongono tutta l’opera.

Amberscent sceglie come primo singolo un brano così maturo rispetto alla storia complessiva per lo “slancio” che questo brano è in grado di comunicare. Per lei rappresenta “il primo istante di un fiore che è appena sbocciato”.

Coerentemente al concept principale dell’intero album, “The Wound” si sviluppa nell’interazione tra le due entità colosso di Forza e Bellezza, in un audace dialogo tra suoni elettronici, orchestra e voce.

In questo caso specifico, il primo singolo è racchiude queste due entità in quella della Resilienza.

Il brano è l’intricato e faticoso percorso di accettazione di una ferita, ed il tentativo di trasformare la forza distruttiva di questa in una nuova e costruttiva: cercare di ricavare dal dolore un’opportunità.

Saranno i brani successivi a “The Wound” a decidere quale sarà la Bellezza frutto di questa trasformazione; “The Wound” invece ci mostra la Bellezza del provarci, del seguire un’intuizione, del coraggio di fare il primo passo verso il cambiamento.

“The Wound” è anche il primo passo verso una Fiducia consapevole. La presa di posizione, il percorso della scelta, sono accompagnati da una persona a cui Amberscent si rivolge sin dal prime parole che canta: una persona pazientemente presente per l’artista durante il suo viaggio verso la consapevolezza, e che para tutti i colpi che la voce le infligge dapprima interrogandosi, poi agitandosi e accusandola, fino ad arrendersi e finalmente riconoscere il ruolo e l’amore che questa ha dimostrato di avere verso di lei.

Per usare una metafora, “The Wound” è la lotta di chi soffre e si dimena per resistere alla mano che ferma il sangue premendo sulla ferita, fino al momento in cui realizziamo che probabilmente, senza quella mano non ce l’avemmo fatta.

E una volta che ci siamo permessi di fidarci?

Anche se siamo salvi, ci sembra che questo sia solo l’inizio di qualcosa di nuovo.

O qualcosa che conoscevamo già, ma che adesso sentiamo sotto una forma diversa.

Il Videoclip

Musica e Ricerca, Arte e Scienza

Amberscent – The Wound (Official Video)

“Io nella Danza ci ho visto qualcosa.

Ho visto la Forza, la Bellezza, e le ho viste interagire come la fisica quantistica descrive le interazioni tra le particelle più piccole di cui siamo fatti noi, la natura e tutti i mondi.

Le ho viste modificare lo spaziotempo secondo le leggi di quelle microstrutture che non possiamo vedere, ma che – io credo – possiamo sentire.

Nella Danza ho visto il nostro goffo e coraggioso tentativo di sentirci parte di un Tutto fatto di una materia che non è separata da noi stessi.”

Amberscent

Manifesto dell’artista: la quintessenza non esiste

Il videoclip di “The Wound” è il manifesto dell’artista e di tutto l’album.

Il focus principale dell’album non è orientato sulla storia che racconta, ma sulla modalità di come questa viene raccontata.

Da anni Amberscent accompagna la composizione musicale ad una profonda ricerca che spazia tra Fisica, Filosofia, Psicoanalisi e Psicologia. La ricerca sulle più recenti scoperte della fisica, insieme a quella psicoanalitica, l’hanno portata ad un ambizioso scopo: tentare in tutti i modi possibili di unire il mondo delle emozioni, pensieri e sentimenti, a quello materico dei nostri corpi con la musica.

La storia che racconta è quindi quasi “solo” il pretesto per far immergere il pubblico in qualcosa di più grande: un qualcosa, un “modo”, una forma, che ci permetta di distrarci a tal punto da dimenticarci anche solo per un istante dove siamo, cosa stiamo ascoltando, dimenticandoci così anche le leggi di una fisica classica e filosofia ancora molto radicate nel nostro immaginario, dove i sentimenti sono divisi da noi come una quintessenza staccata dal nostro corpo.

Secondo le ultime scoperte della fisica, lo spaziotempo è materia costituita da grani molto piccoli: ciò che siamo abituati a pensare “vuoto”, lo spazio tra una cosa e l’altra, è in realtà un oceano di materia infinitesimale in cui siamo immersi.

Perché, per analogia, non possiamo pensare che forse anche le nostre emozioni, che siamo abituati a pensare come eteree e senza corpo, non siano in realtà materia di una sottostruttura simile?

Quella di Amberscent non ha la pretesa di essere più di un’intuizione utile alla sua arte e a dire qualcos’altro che in realtà è già stato ampiamente detto da psicoanalisi e psicologia: dove non si tiene conto della persona come una totalità intera e comunicante tra corpo e mente, vi è sofferenza.

La riflessione di Amberscent tocca quindi anche il tema della salute mentale: se pensassimo, anche solo per gioco, che i nostri pensieri e sentimenti siano qualcosa di bizzarro e materico, e che faccia parte della realtà in cui siamo anche noi, saremmo meno portati a dividerci da loro e pensarci a compartimenti stagni, evitando di conseguenza, la crisi di tutto il nostro sistema.

Danza come cura: interazioni tra corpi

Per Amberscent, la Danza è la “cura” di questa divisione: vedere l’interazione dei corpi sfiorare emozioni e sentimenti, crea un varco che connette direttamente i pensieri alla nostra pelle: i muscoli delle ballerine, le loro contrazioni, sono potenzialmente anche nostri. Specchiandoci in loro, sentiamo sulla nostra pelle ciò che loro vivono ballando.

Lo stile contemporaneo “contact” contribuisce ad esaltare il più possibile il concetto di flusso e intersezione dei nostri pensieri e sensazioni, che per analogia Amberscent riconduce al flusso caotico dell’interazione tra i quanti:

Nel sostrato più piccolo della realtà non esistono posizioni determinate ma probabilità di trovare una particella in una determinata posizione. Tutto diventa un pulviscolo disordinato inducente e interagente, dove a una spinta può corrispondere non un solo tipo di risposta, bensì una vastità di altri movimenti.

Come fanno i quanti in relazione al nostro punto di vista, allo stesso modo le ballerine interagiscono dando vita ad un particolare scenario per volta, in una moltitudine di possibilità, e rappresentano una Forza e una Bellezza che si definiscono solo interagendo tra loro stesse: non possiamo osservarle singolarmente, ma possiamo farlo solo quando una disturba l’altra e la costringe a stare in una posizione. (Come l’elettrone, la cui posizione è osservabile solo se disturbato dal fotone – posizione che vale inoltre solo rispetto al fotone stesso e non in maniera assoluta).”

La storia: ribaltamento temporale

Coerentemente con lo storytelling del brano, il videoclip ha il suo percorso di dubbio, accettazione, consapevolezza e fiducia.

Esso si sviluppa nei due luoghi della serra e della riva del lago, ma la consequenzialità più evidente la troviamo all’esterno, sulla riva del lago.

Una delle due ballerine soccombe nella lotta, la vediamo a terra, ma essendo le riprese al lago in riavvolgimento, la vera resa appare essere quella della ballerina che, secondo le riprese nel tempo “al dritto”, avrebbe avuto il sopravvento in origine: simultaneamente alle prime parole della voce infatti, le riprese in “reverse” ci mostrano la ragazza a terra che viene rialzata dall’altra.

In questi pochissimi frames c’è tutto il significato di “The Wound”:

Il riavvolgimento trasforma la Forza che ha avuto il sopravvento in origine, nella Bellezza della fragilità di chi torna sui suoi passi e prova a vederci meglio, per scoprire che quella vittoria non era altro che una sconfitta. Accettare la sconfitta, e riconciliarsi col nemico, dà la possibilità alle ferite di entrambe di rimarginarsi.

La Bellezza eterea di un corpo inerme invece, dolcemente abbandonato a terra dopo innumerevoli tentativi di contenere una lotta che non era altro che il dolore di qualcun altro, riacquisisce la vita e la sua Forza, dimostrando che la resa è più potente dell’attacco.

Il “reverse” consente quindi di avere più di una possibilità per vedere “come sono andate le cose”, e in questo caso suggerisce anche che queste due possibilità sono sempre coesistite in entrambe le direzioni: le riprese nella serra non sono riavvolte, e andando secondo il “nostro tempo” insinuano l’idea che il vero storytelling si svolga lì dentro, quasi come se la serra fosse la nostra realtà e il lago invece rappresentasse cosa accade dentro le ballerine.

Se lo storytelling è contemporaneamente sia sul lago che nella serra, sia dentro (le ballerine) che fuori (da loro), sia fuori (il lago è un luogo esterno) che dentro (interno della serra), allora lo spaziotempo si frattura in più scenari che si specchiano, che sono separati, ma che allo stesso tempo non possono fare a meno che essere la stessa cosa.

Questa frattura dello spaziotempo, che è sia rotta che rimarginata come la ferita di “The Wound”, ci porta all’ultimo e più importante argomento di ricerca di Amberscent: il Tempo.

La ferita del Tempo

La scatola del nostro passato, presente e futuro

Secondo le leggi della fisica quantistica, il tempo lineare di cui noi abbiamo esperienza tutti i giorni, non rispecchia come è configurata davvero la realtà: lo studio sui quanti suggerisce che il tempo ha una direzione (esistono il passato e il futuro) ma che non esiste il presente. E che sicuramente il tempo non è diviso in maniera lineare tra passato, presente e futuro per come noi li intendiamo.

Il tempo non esiste come entità astratta a sé stante. È il risultato dell’interazione e dei cambiamenti della materia, ed è sostituito dallo “spaziotempo” che è quella tessitura di materia che in realtà riempie il vuoto in cui crediamo di essere immersi.

Quello di cui noi facciamo esperienza, il nostro presente, passato e futuro, è una macrostruttura composta da quello stesso pulviscolo di microstrutture che interagiscono e determinano direzioni temporali e probabilità.

Nel videoclip di “The Wound”, le ballerine, le emozioni, i luoghi e i tempi, si scambiano e si intersecano come la materia di quel pulviscolo, generando

scenari distanti (reverse/dritto, dentro/fuori, serra/lago), ma anche coincidenti perché legati tra loro dalle ballerine stesse.

Alla fine però, tutto quello che deve accadere in questo video, accade in 5 minuti. I quali scorrono tra un inizio, momenti in cui siamo presenti, e una fine, come tutte le nostre giornate.

Quindi anche in un videoclip possiamo intuire che il tempo può avere una configurazione molto diversa da quella che noi viviamo, ma ne possiamo fare comunque esperienza solo nella nostra macro realtà.

Questo stesso paradosso accade anche senza il video, nelle profondità della musica.

La ricerca di Amberscent sul tempo ha le sue prime radici dove noi facciamo esperienza del tempo con la musica: la musica si muove coi secondi, ma in una manciata di essi può farci rivivere anni della nostra vita. Se una musica ci annoia invece, possiamo ascoltarla per pochi minuti avvertendoli come mezzore.

Il tempo “reale” della musica va come noi invecchiamo: dopo un brano di 5 minuti, siamo invecchiati di 5 minuti.

Ma il tempo “emotivo” della musica scorre come noi “viviamo”: una piccola melodia di 10 secondi può farci rivivere delle sensazioni di esperienze vissute in un arco di tempo molto maggiore e lontano da noi.

Il tempo si rompe di nuovo, anche qui c’è un riavvolgimento ma stavolta è molto più caotico e libero, e tutto questo accade comunque sempre negli stessi passato, presente, e futuro di quei 5 minuti di una realtà, la nostra, che tralascia tutto il pulviscolare che c’è sotto.

E se la musica frattura il tempo tra il piano delle nostre emozioni e quello delle nostre rughe, per Amberscent la Danza rappresenta il nostro tentativo fisico e disperato di assorbire questa ferita temporale.

Secondo Amberscent, curare questa ferita, o almeno provarci, è ciò che ci consente di sentire il pulviscolo vivo delle cose, dello spaziotempo stesso, e di come siamo fatti noi.

“È in questa tensione, quando compongo, che ho l’impressione che il troppo tempo duri poco, e il poco tempo duri troppo: che le note che improvviso a cascata, sono garze veloci sulla ferita di un soldato, e quelle che scarto sono bombe che esplodono in altri continenti: che non esista la pace se non nel momento prima di staccare fisicamente le mani dal piano, quando il suono semina il senso di tutto nell’aria, come fa ogni cosa che si arrenda: che questa lotta sia una cura, e che la cura sia una lotta, entrambe senza fine: Che la sentiamo però, questa fine, quando Forza e Bellezza si fondono, in tutti gli attimi di questo flusso: e io questa la chiamo Meraviglia, che in fondo è solo sentire il pulviscolo di cui è fatta la nostra approssimata, bizzarra, meravigliosa realtà.”

Amberscent

Grazie al regista Vincenzo Giordano che, appassionatosi al brano, ha saputo riconoscere le fratture temporali delle sue profondità.

Grazie a Daniele Vitale per la coreografia che ha scovato i movimenti della mia personale lotta con l’amore.

Grazie ad Arianna Conti ed Alessandra Boschello per aver lasciato che i loro corpi dipingessero otto anni della mia vita su una tela di poco più di cinque minuti.

16 Marzo 2023 Giada Squarcia – Amberscent

Links

Listen to “The Wound”, out now: https://go.sono.to/thewound

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Credits Video

Directed by: Vincenzo Giordano

Developed/Edited by: Amberscent and CALAMAZÚ Written by Vincenzo Giordano

Creative Producers: Amberscent, Carmen Bagalà, Vincenzo Giordano Production Company: CALAMAZÚ

Mastering: Riccardo Mazza – Experimental Studios Choreography: Daniele Vitale

Performers: Alessandra Boschello, Arianna Conti Cinematography: Filippo Mariano

Video Editing: Vincenzo Giordano Costume Design: Elena David Service: Atlantide Video

Special Thanks To: Davide Rinaldi, Jacopo Cino, Chiara Maione, Alpha Dance Studio Roma, Museo Orto Botanico – Sapienza Università di Roma and the entire staff, Carolina Campanelli

The Artist would like to thank Gabriele for the support, and Anna for the past eight years.