Theresa May ha detto di essere pronta a dimettersi

La vicenda Brexit continua a regalare colpi di scena.

L’ultimo è arrivato ieri sera, con la bocciatura di 8 piani B su un’uscita dall’Ue alternativa a quella proposta dall’esecutivo di Theresa May.

Tra le varie proposte votate dal parlamento inglese, c’era anche quella per un referendum bis, che non ha trovato la maggioranza per meno di trenta voti.

Va però detto che il governo si era già espresso sull’argomento, escludendo qualsiasi passo indietro in proposito.  
Per quanto infatti la petizione per un nuovo referendum sia stata firmata dalla cifra record di 5 milioni di persone, non bisogna dimenticare che il Leave fu sancito nel 2016 da più del doppio del numero della petizione, ovvero 17,5 milioni elettori.

È andata ancora più vicina ad essere approvata la proposta del conservatore Kenneth Clarke sull’unione doganale.  La bocciatura è infatti avvenuta sulla base di 264 sì e 271 no.

Lo stallo politico tra Inghilterra e Unione Europea non accenna al momento a dissolversi

Le indiscrezioni parlano di una Theresa May disposta a tutto pur di far approvare il suo accordo. Sembrerebbe infatti che a una riunione con i Tory, la premier inglese si sia pronunciata in favore delle sue dimissioni, a patto che però queste portino a una Brexit concordata.

Fonte: euroactive.it

Intanto in seno all’Unione Europea, nonostante le smentite del governo britannico, comincia a farsi strada l’idea che una permanenza dell’Inghilterra nell’Unione sia possibile.

Inequivocabili le parole del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk davanti agli eurodeputati di Strasburgo:

“Non possiamo tradire i 6 milioni di persone che hanno firmato per revocare l’articolo 50”, il milione di britannici che “hanno manifestato” per un voto popolare e “la maggioranza crescente di persone che vuole restare nell’Ue. Queste persone possono avere la sensazione di non sentirsi sufficientemente rappresentate dal Parlamento britannico, ma devono avere la sensazione di essere rappresentati dall’Ue in quest’aula, perché sono europei”.

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