Cultura

Thomas Hardy, il poeta scrittore ossessionato dall’ “imminent will”

Thomas Hardy, grande poeta e romanziere inglese a cavallo tra ‘800 e ‘900, è uno dei più grandi poeti del XX secolo, tanto da avere una profonda influenza sugli scrittori successivi. Oggi nel 181esimo anniversario della sua nascita lo ricordiamo dedicandogli un focus. Tutta la sua opera mira ad illustrare il contrasto tra la vita ideale desiderata da un uomo e quella reale e squallida che egli era destinato ad avere”.

L’opera di Hardy traccia un collegamento tra il periodo vittoriano e il modernismo del ‘900, anticipandone i temi, tremendamente pessimisti. Hardy crede in un destino immanente di ispirazione schopenhaueriana: l‘Immanent Will, che fa perdere ogni potere all’uomo, così piccolo nell’universo. Un destino ostile, maligno, che finisce con l’annientamento della felicità e della speranza.

Thomas Hardy, una vita in bilico tra passato e progresso

Thomas Hardy_photocredit:westbaycottage
Thomas Hardy_photocredit:westbaycottage

Poeta e scrittore inglese, Thomas Hardy nasce il 2 giugno del 1840 a Higher Bockhampton, nel Dorset, in Inghilterra, figlio di Thomas e Jemima. A otto anni inizia a frequentare la scuola di Bockahmpton. Nonostante le condizioni poco agiate della famiglia, riesce a conseguire la laurea in architettura e si trasferisce a Londra dove per un periodo di tempo esercita la sua professione dirigendo un studio.

A trentuno anni pubblica il suo primo grande successo, il noto romanzo “Via dalla pazza folla”. Dopo il successo del romanzo, Thomas Hardy abbandona la professione di architetto e si dedica completamente alla narrativa e alla poesia. Nel 1910 viene premiato con l’Order of Merit, e viene candidato per la prima volta al Premio Nobel per la Letteratura. Proprio nella zona natale, che chiamerà “Wessex”, così come era denominata anticamente, ambienta tutti i suoi romanzi. Protagonista immancabile delle sue storie è la natura. Aree agricole costellate di memorie del passato.

Il suo atteggiamento pessimista nei confronti del progresso di moda in quel periodo, lo porta a volgere il suo sguardo, con romantica nostalgia, verso le antiche tradizioni rurali che, secondo lo scrittore, offrono all’uomo la possibilità di vivere in armonia e di sopravvivere davanti ad un universo silente e ostile. Le sue due ultime opere scuotono a tal punto i suoi lettori che Hardy decide di abbandonare il romanzo per dedicarsi alla poesia. Pubblica infatti tra il 1898 e fino alla sua morte, avvenuta a Dorchester l’11 Gennaio 1928, ben otto volumi di poesie.

Essere pessimisti è l’unico modo per sopravvivere

Thomas Hardy e sua moglie_photocredit:times literary supplement
Thomas Hardy e sua moglie_photocredit:times literary supplement

“Il pessimismo significa, in breve, giocare una partita sicura. Non puoi mai perderla; puoi vincere. È la sola visione della vita dalla quale non verrai mai deluso. Avendo realizzato cosa fare nelle peggiori circostanze possibili, quando sorgono le migliori, come potrebbe capitare, la vita diventa un gioco da ragazzi” afferma Hardy. E infatti il pessimismo esistenziale è il filo conduttore di tutte le sue opere, a prescindere dalla storia, dai personaggi interessati e dalle ambientazioni.

Alcune delle sue opere di prosa più famose sono sicuramente“The mayor of Casterbridge“, del 1886, “The woodlanders“, dell’anno successivo, e “Tess of the d’Urbevilles“ (Tess dei d’Uberville), del 1891, che tuttavia attira qualche critica per il suo ritratto pietoso e simpatizzante per una “fallen woman”. Nel 1895 pubblica “Jude the obscure” (Jude l’oscuro), che ottiene dal pubblico vittoriano un responso ancora più negativo a causa del suo modo controverso di trattare il sesso e di affrontare il matrimonio e la religione.

Thomas Hardy, edizione del 1912 di Jude l'Oscuro_photocredit:the british library
Thomas Hardy, edizione del 1912 di Jude l’Oscuro_photocredit:the british library

Il primo volume di versi invece, fu pubblicato nel 1898 e si intitola Wessex Poems e in essi è ben visibile ancora una volta la vittoria della lotta per la vita e della pena di vivere sopra ogni possibile visione provvidenziale. Postumo è il volume Winter Words, 1928 e, tra il 1903 e il 1908, Hardy scrive un poema drammatico ispirato all’epopea napoleonica: The Dynasts, ricco di allusioni alle tragedie greche.

Lo studio dell’architettura e l’essere cresciuto nei luoghi di campagna fanno di Hardy un ottimo descrittore dei paesaggi e delle tradizioni campestri. Ogni dettaglio è accurato e realistico. I personaggi sono generalmente semplici uomini e donne di campagna, umili e rustici. Ambientazioni prettamente romantiche per una filosofia pessimista nata dalla convinzione che l’uomo non può sfuggire alla forza misteriosa di un destino che prima o poi lo travolgerà inesorabilmente. “C’è chi ritiene che, se esiste una via che porta al Meglio, questa richiede una bella occhiata al Peggio.”

Ilaria Festa

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