Nuovo appuntamento con la rubrica #ThrowbackManga in cui parleremo di come Fullmetal Alchemist è diventato uno dei manga cult dei nostri anni

Questo fine settimana torniamo a parlare di manga e di come la matita dei nostri autori può creare universi bellissimi e storie che lasciano il segno. Sicuramente dopo Nana, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa (se ve lo siete persi qui c’è il link), Fullmetal Alchemist è un’altra opera che, in uno stile completamente diverso rispetto alla prima, è entrata nella classifica delle storie del mio cuore.

Fullmetal Alchemist (in originale col titolo di Hagane no Renkinjutsushi) è un manga shonen di genere steampunk scritto e disegnato da Hiromu Arakawa, serializzato sulla rivista di Square Enix Monthly Shonen Gangan a partire dal 2001 per finire nel 2010. In Italia arriva nel 2006 e viene terminato nel 2011 a cura di Panini Comics. Il manga è stato tradotto in coreano, inglese, francese, spagnolo, giungendo un po’ in tutto il mondo. La storia ha ispirato ben due anime di grande successo: Fullmetal Alchemist, che segue le vicende del manga solo per due volumi, per poi cambiare completamente rotta, mentre Fullmetal Alchemist: Brotherhood segue fedelmente l’opera originale.

Ma parliamo un po’ della trama, con la solita promessa di non fare alcuno spoiler. Siamo appena agli inizi del ‘900 e ci troviamo ad Amestris, un universo che differisce un po’ dal nostro per l’utilizzo dell’alchimia rispetto alla nostra scienza. Qui l’alchimia, attraverso l’impiego di energie presenti nel suolo terrestre, crea un cerchio alchemico per compiere la cosiddetta trasmutazione, ossia una modifica delle caratteristiche e delle proprietà degli oggetti. Fondamentale per l’alchimia è la regola dello scambio equivalente: per ottenere qualcosa, in cambio bisogna dare qualcos’altro di egual valore. Questa regola mantiene l’equilibrio tra le cose e, chiunque sappia gestire l’alchimia riceverà il titolo di alchimista. Ed ecco entrare in scena i due protagonisti, i fratelli Elric, Edward e Alphonse, due bambini che crescono senza un padre, ma con l’amore della loro mamma Trisha. Purtroppo, a causa di una grave malattia, Trisha perde la vita lasciando soli i due fratelli, nella disperazione e nel dolore più assoluto. E si sa, quando si soffre, quando tutto il nostro mondo crolla e non sappiamo quale direzione prendere, spesso, facciamo le scelte più sbagliate. Ed, il fratello più grande, viene a conoscenza dell’alchimia e pensa, completamente disperato, di poter riportare a se la sua mamma, ciò che è più importante per lui. Sua madre in quel momento è tutta la sua vita. Ma un’altra delle regole fondamentali dell’alchimia è che non è possibile riportare in vita ciò che invece gli è stato strappato, e la trasmutazione si rivelerà in tragedia. Ed perde gli arti, mentre il piccolo Alphonse l’intero corpo. Edward, quasi morente, riesce a legare l’anima del fratello a un’armatura per salvargli la vita, mentre i suoi arti vengono sostituiti dalla sua migliore amica, Winry, con delle protesi meccaniche, gli automail.
E’ qui che l’avventura dei due fratelli comincia, con l’unico obiettivo di restituire ad Al il corpo perduto e gli arti a Edward.

Purtroppo non posso continuare, penso potrei averne ancora per ore, ma lo spoiler è in agguato, e io ho solo provato ad avvicinarvi a una delle storie più emozionanti, piene di suspence, dolore, gioia, sofferenza, lacrime e amore che abbia mai letto. Fullmetal Alchemist mi ha insegnato quanto il dolore sia parte integrante della nostra vita, e sia imprescindibile dalla felicità. Come apprezzare una giornata di sole, se non abbiamo provato prima le nuvole, un cielo cupo? Come riconoscere l’amore, quello più puro e vero, se prima non ne abbiamo conosciuto l’assenza, la mancanza, la perdita, la ferita. Una lezione senza dolore, non è una vera lezione, ripete sempre Edward, e il coraggio di ammettere l’importanza del dolore e di saperlo vivere è una delle lezioni più belle che si possa mai ricevere.
Riaprite questo manga se è lì sulla vostra mensola o correte in fumetteria se non l’avete ancora letto. Vi aspetta un viaggio catartico verso l’amore per la vita.
Arianna Lomuscio





