Semplice erotomane o cultore del corpo femminile? Considerato il maestro del cinema erotico italiano, Tinto Brass ha fatto della provocazione il suo marchio di fabbrica. Già dal suo esordio con In capo al mondo ha combattuto contro la censura di un paese profondamente bigotto, per imporsi poi definitivamente rivoluzionando il genere erotico.

Chi è Tinto Brass?

Nipote del pittore Italico Brass, Tinto – all’anagrafe Giovanni Brass – prende il suo nome dal Tintoretto, il pittore preferito del nonno. Nasce a Milano nel 1937 da genitori goriziani, vivendo per i primi anni a Venezia e laureandosi poi in giurisprudenza. Chi lo avrebbe mai detto? Ben presto, però, capisce che la sua vocazione è il cinema e si trasferisce a lavorare come archivista alla Cinémathèque di Parigi.

Tinto Brass - Fonte: web
Tinto Brass – Fonte: web

Qui viene in contatto con la nascente Nouvelle Vague che gli dà la spinta definitiva per buttarsi a capofitto in quel mondo di immagini dal potere sovversivo. Tornato in Italia lavora prima come aiuto regista di Alberto Cavalcanti, poi come assistente di Roberto Rossellini, infine è sul set con Luigi Comencini.

Un cinema di denuncia

Grandi nomi del cinema italiano, dunque, accompagnano Tinto Brass fin dagli inizi. Il suo esordio è già una lotta con la censura. In capo al mondo, suo primo lungometraggio è una denuncia sul disagio giovanile degli anni ’60, narra dell’insofferenza di un giovane nei confronti delle istituzioni. Tema scottante, dunque, e infatti la censura impose al regista di girare da capo l’intero film. Brass si oppose e cambiò solamente il titolo in Chi si ferma è perduto.

I suoi primi film non sono di impronta erotica, seppur qualche indizio già viene disseminato qua e là. La locandina del suo film del 1969 è un bel gioco di parole: nEROSubianco. L’eros è messo in evidenza, come a suggerire quella che sarà poi la vera e propria svolta della sua carriera.

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Una sensuale Deborah Caprioglio in “Paprika” – Fonte Web

Sconvolgere i benpensanti

Negli anni ’80 la sua è una voce fuori dal coro, che rimescola le carte di un cinema che fatica a ritrovare la sua strada. Tinto Brass trova indubbiamente la sua nel cinema erotico, con un approccio nuovo e spesso ironico al sesso. Sia quando è esplicito, sia quando è appena accennato, il sesso nei suoi film deve sconvolgere, provocare. Deve scardinare le logiche dei benpensanti, stuzzicare le loro voglie e intaccare il senso di colpa di un paese profondamente cattolico.

Nel 1983 esce La chiave, che dà nuova spinta alla carriera di Stefania Sandrelli e afferma Brass. Seguono titoli come Capriccio (1987), con Francesca Dellera, Paprika (1991) con Deborah Caprioglio e Così fan tutte (1992), con la poi redenta Claudia Koll.

Ma anche Monella del 1998, con l’indimenticabile giro in bicicletta di Anna Ammirati e il bellissimo Senso ’45 (2002). Quest’ultimo è la rivisitazione in chiave erotica del capolavoro di Visconti, Senso, e ha come protagonisti due attori sensuali e bellissimi: Anna Galiena e Gabriel Garko.

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Anna Galiena in “Senso ’45” – Fonte Web

Le donne sono al centro del cinema di Tinto Brass. Donne formose, per la maggior parte, il cui corpo sensuale è esplorato in ogni sua parte, ma soprattutto nel lato b. Donne ironiche, spigliate, femminili alla massima potenza. Il regista ne ha fatto il fulcro della sua sperimentazione sull’eros.

Lui, che di donna ne ha amata una per 50 anni: Carla Cipriani, sua moglie. Fino alla morte di lei, la Cipriani – sceneggiatrice – è stata la sua compagna per la vita, lo ha accompagnato in tutte le sue produzioni. Un rapporto sentimentale (lei si faceva chiamare Tinta) e professionale intenso e intimo. Solo ultimamente, nel 2017 a 84 anni, Tinto Brass si è sposato di nuovo, con una cerimonia privata, con Caterina Varzi.

Due curiosità

Sapevate che Tinto Brass sarebbe potuto essere il regista di Arancia Meccanica? Ebbene sì. Il suo Nerosubianco colpì talmente tanto i produttori americani, grazie allo scardinamento di alcuni tabù come i rapporti interrazziali, che la Paramount gli offrì la regia di Arancia Meccanica. Brass perse l’occasione per finire un suo film, L’urlo.

Tinto Brass - Fonte: web
Tinto Brass – Fonte: web

Inoltre, quanti registi possono vantare il merito di montare tutti i loro film? Beh, Tinto Brass sì. O almeno quasi tutti. L’affaire Caligola rompe questa continuità: il film è l’adattamento del romanzo di Gore Vidal e fu commissionato da Bob Guccione, fondatore della rivista Penthouse. A film ormai girato, quest’ultimo era intenzionato a farlo diventare un hard core; Brass si oppose, fu estromesso dal montaggio e si scontrò apertamente con Guccione rinnegando il film. Film che era stato montato con scene porno girate da altri.

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