Titans su Netflix: Pro e Contro

Due fan della DC analizzano la serie in una recensione che la mette a confronto con il background di produzione artistica che precede “Titans”.

PARLIAMO DEI TITANS: CHI SONO?

Che tu sia un neofita, o semplicemente non ben addentrato nell’Universo Dc Comics, giustamente sai ben poco di questo giovane gruppo di supereroi, le cui storie purtroppo sono state eclissate non solo dai grandi mentori come Batman, Superman o Wonder Woman, ma soprattutto dalla trasposizione cartoonesca che li ha portati a farsi conoscere da un pubblico più ampio e diverso.

I “Titans” nascono nel 1964 da un’idea di Bob Haney e Bruno Premiani, e compaiono per la prima volta nel n° 54 della serie antologica “The Brave and The Bold”, in cui Robin (Dick Grayson), Kid Flash (Wally West) e Aqualad (Garth), ovvero i principali sidekick, si uniscono per combattere contro un nemico comune: Mr. Twister.
Prendono ufficialmente il nome di “Teen Titans” (Giovani Titani) nel 1966, quando da trio passano a essere un quartetto con l’arrivo di Wonder Girl (Donna Troy). Da lì in poi il team si arricchirà sempre più di nuovi membri: Speedy, Bumblebee, Bat Girl (Betty Kane) e Golden Eagle.

Durante gli anni ’70 la serie ha avuto alti e bassi, finché non sono stati costretti a sospenderla per poi riprenderla definitiamente nel 1980. Il nuovo team era sempre capitanato da Robin, Wonder Girl e Kid Flash; ma con un nome diverso: “New Teen Titans”.
Furono gli anni di maggior successo per questo gruppo di supereroi “adolescenti”. Da qui in poi, entrano a far parte dei Titani i nomi che tutti conosciamo: Garfield Logan con il nome di Changeling invece che Beast Boy; Cyborg, Starfire e Raven. Ed è proprio merito di quest’ultima se si è riunito il gruppo per sconfiggere il padre Trigon e la sua setta.

Dagli anni ’80 fino ad oggi i Giovani Titani hanno visto cambiare il loro nome tante tantissime volte: “New Teen Titans”, “New Titans”, “The Titans”, per poi ritornare a essere semplicemente “Teen Titans” e ”Titans” negli anni 2000 e ora nel Rebirth.
Ma non solo, il team ha visto anche andare via molti membri per dare il posto ad altri: Dick lasciò la leadership per indossare la maschera di Nightwing e Wally se ne andò per diventare il terzo Flash; mentre nella formazione attuale abbiamo Damian Wayne come Robin, Jonathan Kent Jr. come Super Boy e Wallace West come Kid Flash, insieme agli immancabili Raven, Stafire e Beast Boy (da qualche numero c’è anche la Figlia di Lobo come new entry).

Il grande successo del gruppo lo dobbiamo comunque alla tv, grazie alla serie “Teen Titans” creata nel 2003 dalla Warner Bros. per il canale Cartoon Network, da cui nascono poi due film e una serie a fumetti: “Teen Titans Go!” che attualmente è anche il titolo della versione spin-off parodistica in onda sempre su CN con gli eroi in versione deformed.

C’è anche un’altra serie animata dedicata al gruppo dei giovani eroi, “Young Justice”, prodotta sempre dalla Warner e trasmessa da CN dal 2010 al 2012.

NETFLIX HA DECISO DI PUBBLICARE SULLA SUA PIATTAFORMA QUESTA NUOVA SERIE DEDICATA AI “GIOVANI TITANI”, DANDO LORO UN NUOVO TONO E UNA NUOVA INTERPRETAZIONE

La serie, composta da una stagione di 11 episodi, è uscita l’11 gennaio 2019.

Ambientata a Detroit in quelli che sembrano essere i giorni nostri, vediamo innanzitutto una squadra parziale, ispirata forse più all’adattamento di Cartoon Network che al mondo della DC. Il super-gruppo di “adolescenti” è comunque capitanato dal primo Robin, Dick Grayson, che ha abbandonato Gotham per non cadere negli errori e le contraddizioni del suo mentore, col quale ha un rapporto controverso.
La scelta però, non ottiene subito i risultati sperati: il ragazzo meraviglia torna infatti a indossare la maschera dopo circa un anno, e nel corso della serie lo vediamo lasciarsi andare a momenti di furia cieca, espressi con una rabbia che ricorda molto la violenza punitiva dello stesso Batman.
Come Dick, anche gli altri giovani eroi sono tormentati e pieni di dubbi: come ad esempio Starfire, che ha completamente perso la memoria e si è svegliata in una macchina inseguita da persone che cercavano di ucciderla. La prima cosa che scopre è di chiamarsi Kory Anders, gioco di parole ispirato al suo nome alieno Koriand’r, e nel corso degli episodi si intuisce che si sia infiltrata nel mondo della criminalità organizzata per cercare una misteriosa ragazza, Rachel. E sarà proprio lei a far riunire tutta la squadra.
Rachel Roth, o Raven, è una ragazzina di non più di sedici anni. Vive con quella che pensa essere sua madre e sa di doversi nascondere da suo padre, ma nient’altro. Questo non riesce a dissipare i suoi dubbi, alimentati dalla sensazione di avere qualcosa di oscuro dentro, dalla tremenda quanto incomprensibile potenza distruttiva.
Una serie di intricate vicende portano questi personaggi ad incontrarsi e ad avere un nemico comune. Questo non fa di loro una squadra, o almeno non ancora.

La serie scorre con un ritmo estremamente graduale, e aspettiamo il quarto episodio per incontrare l’ultimo eroe del Team: Gar, il Ragazzo Bestia.
L’episodio di presentazione del personaggio, come intuiamo anche dal titolo “Doom Patrol”, è un ufficioso trailer della serie che debutterà il 15 Febbraio in america sulla piattaforma DC Universe. Garfield vive sotto copertura in una casa che tutti credono abbandonata. Lì passa le giornate con altri meta-umani che, come nella serie a fumetti, si nascondono non tanto per i loro poteri quanto per il loro aspetto. Il “Capo” (trasposizione televisiva del professor Niles Caulder della Doom Patrol) è riuscito a salvarli da condizioni disperate, ma questo ha portato delle conseguenze.
Gar, essendo il solo a non aver assunto un aspetto mostruoso, può lasciare la casa e unirsi ai giovani titani.
Non sarà facile per i quattro amici capire cosa significhi lavorare in team e dovranno succedere molte cose prima che tra loro vi sia reciproca fiducia e imparino a lavorare come squadra.

IL PERCORSO DI CRESCITA E’ IL TEMA FONDAMENTALE DELLA SERIE: “TITANS” SI FOCALIZZA SUI RAPPORTI

(SPOILER ALERT)

DICK GRAYSON & BRUCE WAYNE

Ciò che colpisce di più in questa serie, o meglio, ciò che ha fatto storcere un po’ di nasi ai fan più pignoli, è il rapporto tormentato e ricco di rabbia che intercorre tra Dick e Bruce, trasformando il Ragazzo Meraviglia in una copia più giovane, irosa e violenta del mentore.

Il famoso “Fuck Batman!” sentito già nel trailer, ha sconvolto tutte le persone che vedevano in Dick Grayson il “figlio” e successore dell’Uomo Pipistrello. Sul web molti hanno criticato la serie proprio per questa nuova visione (o versione, se volete) di Dick. Un Robin troppo crudele, troppo assetato di sangue, fino a superare il limite imposto da Batman: l’omicidio.

In realtà, la confusione e l’oscurità dell’ormai ex-Robin si incastra perfettamente con i sentimenti che la serie tv ha deciso di esplorare e far emergere nei personaggi. 

Dick è in un periodo della vita in cui non sa chi è, non riesce a ritrovare sè stesso e ha dovuto persino abbandonare la sua città per cercare una sua dimensione. Per anni ha vagato nell’ombra di Bruce Wayne (non solo di Batman, come vediamo nel flashback) perdendo così il controllo sulla realtà e sulla sua persona. Pensando all’Uomo Pipistrello nella serie, si può infatti osservare come questo personaggio sia perennemente una figura buia che aleggia intorno al ragazzo come a volerlo risucchiare nelle proprie tenebre.
Questo rapporto è rimarcato anche tra le pagine dei fumetti, probabilmente non con la stessa rabbia (quella è più di Jason Todd, come nella scena in cui massacra una squadra di polizia). Bisogna comunque dire che anche tra Bruce e Dick ci sono state litigate nelle pagine dei fumetti, scontri in cui il ragazzo ha dovuto allontanarsi perché non riusciva a comunicare con il suo mentore.
Nonostante tutto però, Dick è sempre ritornato a “casa”. Questo perché tra tutti i Robin (non contando Damian direi per ovvi motivi!), è quello che ha sempre visto in Bruce un padre, un genitore che non ha mai potuto avere.

Nella serie, quando ci viene proposto un futuro immaginario nell’ultimo episodio, Dick non si fa pregare due volte e corre in aiuto di Batman per non fargli compiere quel gesto estremo che lo renderebbe uguale ai suoi nemici, eppure alla fine lo uccide…
…Perché?
Perché ha bisogno di spezzare il cordone ombelicale con lui, con la sua imponenza e con la paura di non riuscire mai più essere quel sè stesso che non ha mai trovato.
Ha scelto l’oscurità? No, ha scelto di non essere Bruce Wayne, di non essere Batman.
Ora, ciò che dovrebbe premerci è come riuscirà Dick a rinascere dalle ceneri del Pipistrello per diventare Nightwing e ristabilire così il rapporto padre/figlio che, per quanto si impone di odiare, è quello che vuole a tutti costi ricucire.

TITANS E MENTORI

Nella serie ci sono altri rapporti genitore/figlio che emergono durante lo scorrere delle puntate; Rachel le due madri e il padre da cui sta scappando, Garth e il Dottore, Donna Troy e Wonder Woman.

Quello che però colpisce maggiormente, su cui immediatamente si può fare un paragone, è quello tra Donna Troy e Diana di Themyscira. Anche la ex Wonder Girl si è allontanata dalla sua mentore per essere stessa, solo che a differenza di Dick c’è riuscita.

Donna Troy ormai è una donna indipendente, matura, cosciente di se stessa e di cosa riesce a fare, ma se è scelto la propria strada non perché il mantello della Principessa delle Amazzoni la soffocasse, semplicemente era arrivato il momento di dare forma a ciò che aveva dentro.

Bellissimo infatti lo scambio di battute tra lei e Dick su questa questione:

Dick: Tu come hai fatto?
Donna: Fatto cosa?
Dick: A mollare.
Donna: Io non ho mollato…ho solo smesso.
Dick: Che differenza c’è?
Donna: Lo scoprirai. Davvero.

Da qui si può già notare il grande abisso che c’è tra i due sidekick, non solo perché caratterialmente diversi, ma perché hanno avuto due diverse guide. Diana infatti, a differenza di Bruce, ha insegnato alla sua “figlioccia” a tirar fuori gli artigli per trovare il suo posto nel mondo.

“Sai, quando Diana mi ha accolta, mi ha mostrato come riempire il vuoto creato dal fuoco con l’amore e la famiglia. E’ così che fanno le Amazzoni. Ti responsabilizzano e ti aiutano a capire chi sei”.

E aggiunge poi…

“Bruce ha riempito quel vuoto nel solo modo che conosceva, con la rabbia e la violenza. Wonder Woman è nata per proteggere gli innocenti, Batman è stato creato per punire i colpevoli. Ma noi non siamo loro. Nessuno di noi. Io non ho smesso di essere Wonder Girl, ho solo capito che posso essere più utile come Donna Troy. Capisci?”

A prescindere dell’importanza del personaggio di Donna Troy per la formazione dei Titans, essendo uno dei primi membri, nella serie ha il preciso scopo di sottolineare ancora di più l’oscurità che gira intorno a Dick e a Bruce, di come li stia divorando, tanto da perdere di vista le loro reali coscienze.

La dicotomia tra queste due visioni del Supereroe sono state molto apprezzare, soprattutto perché ci hanno fatto comprendere e conoscere ancora di più due grandi personaggi, Batman e Wonder Woman, e le conseguenze delle loro azioni: Dick Grayson e Donna Troy. Sotto questo punto di vista, la figura di Donna Troy è quindi fondamentale, perché mette Dick nelle condizioni di riflettere su sé stesso e su come egli vede il suo ruolo. Donna è un esempio di crescita positiva del personaggio, che riesce ad integrare il senso di giustizia di un giustiziere mascherato con la voglia di una vita normale, che sembra essere poi il desidero più recondito di ogni super-eroe.

Mentre Dick è alle prese con ciò che vuole diventare, nella squadra rimangono i due “teen” senza figure di riferimento: Rachel e Gar perdono subito i loro genitori e finiscono catapultati in una realtà così estrema da farli vacillare.

A far loro da “guida” non resta che la più adulta del gruppo Kory (ovvero Starfire) che si occupa di Rachel per le prime puntate, proteggendola, mentre cerca di ritrovare la memoria.
Si occuperà persino di Garfield quando lascerà la sua vecchia casa per unirsi ai futuri Titani, cercandogli di stare vicino mentre Dick, iniziale punto di riferimento, si allontana per combattere contro le ombre della sua vita a Gotham. Nella scena del treno infatti, durante la quiete prima della “tempesta”, vediamo una Starfire seduta a bere con Gar che cerca di aiutarlo con delle questioni di cuore, imbarazzandolo come solo una sorella maggiore sa fare.

Kory: Non devi vergognarti, è una parte di te.
Gar: Avrei potuto ucciderlo!
Kory: E lui avrebbe potuto uccidere te. Difendersi non è una vergogna.
(…)
Kory: Tu e Rachel avete qualcosa in comune, state entrambi cercando di controllare i vostri poteri. Questo crea… Un legame, tra voi.
Gar: – ….
Kory: Vorresti baciarla, vero?
Gar: Cosa?? No!!!

Anche in Ohio, quando la madre di Rachel si rivela per ciò che è, sarà Kory a scoprirlo e cercare di salvare la giovane Raven.

Questo tipo di rapporto non è minimamente impostato in tal modo nei fumetti, né tanto meno nelle trasposizioni in animazione, ma nel caso specifico della serie TV potrebbe essere una scelta che mette in equilibrio i rapporti tra i personaggi e le loro differenze di età (altra dissonanza con le precedenti versioni del super-gruppo) amalgamando il ritmo narrativo e rendendo scorrevole l’intreccio dei vari personaggi che compongono la trama.

La serie è considerabile una riflessione sulla formazione dell’eroe in sé, sulle sue contraddizioni e paure: ci mostra infatti principalmente eroi acerbi, problematici, imperfetti. Ciò fa sì che sebbene vi siano molte incongruenze con l’universo della DC Comics, questa interpretazione cerca comunque di ricalcarne le linee tematiche. Il telefilm sembra essere un pretesto per farci chiedere come si evolveranno i personaggi in questi nuovi lati delle loro vite, visto che sono prima di tutto persone, ragazzi, esseri umani.


DIFFERENZE CON LE PRECEDENTI VERSIONI DEL SUPER-GRUPPO

Nonostante la formazione che la serie ha scelto per i Giovani Titani sembri essere più affine all’animazione del 2003 che ai fumetti, anche qui ne fa una citazione incompleta. Perché innanzitutto non troviamo Cyborg, Victor Stone, che non solo è apparso nella formazione di Cartoon Network ma anche nei “New Teen Titans” degli anni ’80, dove come nel cartone animato, stringe una forte amicizia con Beast Boy\Gar. Un possibile motivo è che Cyborg fa ormai parte della Justice League, oltretutto come membro fondatore, ricalcando così la nascita del super-gruppo in versione New 52. Quindi, non si voleva far confusione. Chissà.
Rispetto all’animazione (possiamo ancora citare “Young Justice” perché si rifà ad un universo che viene dopo quello della serie) e a molti dei fumetti Dc Comics, il mood è lo stesso: atmosfere cupe, personaggi controversi, ambientazioni oscure, mantenendo anche character desing nelle righe.
Rachel, per quanto le scelte negli effetti visivi di Netflix siano state un po’ “discutibili”, è una ragazzina che non sa gestire il suo immenso potere fuggendo dal padre che la vuole rendere un’arma di distruzione: il suo atteggiamento è perfettamente in linea con il personaggio, che infatti nella controparte animata è quasi costretta a lunghe sedute di meditazione per gestire le sue emozioni, che la collegherebbero agli inferi e quindi permetterebbero a suo padre di capire dove si trova e usarla come portale di accesso. Forse sarebbe stato meglio scegliere qualcosa di diverso come sfogo del suo “superpotere”, rispetto a una faccia da Bambola Assassina con melma nera che le esce dalla bocca…

Effetti visivi forse un po’ criticabili anche su Kory, che però (colore della pelle a parte, su cui si può tranquillamente sorvolare) rispecchia nel look la principessa guerriera e decisa che compare nei fumetti anni ’80 (capigliatura riccia compresa), che qui è rivisitata in una versione moderna e urbana in spandex e pelliccia. Accurato però come definisce i suoi poteri nella conversazione con Rachel, in cui mentre la ragazzina dice “è oscurità…” lei contemporaneamente dice “è come una luce…” citando la dualità tra le due eroine, tema presente nell’animazione e (in misura minore) nei fumetti.
La citazione alla Doom Patrol è una mossa azzeccatissima (oltre a promuovere l’imminente uscita della serie), anche se lascia qualche dubbio su un Gar che si trasforma, sì… Ma attualmente solo in tigre. Questa scelta non è stata del tutto spiegata, non si capisce ancora bene se il ragazzo è capace solo di trasformarsi in un unico animale o se non sa ancora gestire il suo potenziale, sempre per il tema ricorrente della paura di dare sfogo ai poteri (infatti il ragazzo non vuole mordere nessuno e rimane traumatizzato quando invece si abbandona al suo lato animalesco). Vedremo nella seconda stagione i suoi sviluppi.

In linea di massima sembra che la via interpretativa della serie sia stata quella di dare ai personaggi un carattere più “umano”, che può funzionare per dar loro un maggior senso di personaggio a tutto tondo, ma che forse andava fatto con più prudenza, o semplicemente bisognava evolvere in un lasso di tempo maggiore, con personaggi come un’aliena, un mutaforma e la figlia di un demone!
Robin è invece molto ben riuscito, sia nella sua travagliata formazione, nei dubbi del suo ruolo, nel suo senso di giustizia. Visivamente quanto nella gestione dei poteri è una versione del ragazzo meraviglia che piace, forse una delle meglio riuscite nel Telefilm.

FEDELTA’ CON L’OPERA PRIMA: GLI EASTER EGGS

Abbiamo già scritto sopra quanto si sono impegnati per rispettare i dettagli fumettistici, per rendere la serie coerente alla sua controparte cartacea nonostante l’assetto della tv a volte non permette di seguire l’opera di base.

A parte la scelta davvero insolita, che crea probabilmente ai più puntigliosi un eritema, di scegliere Detroit come città in cui Dick scappa per fare il poliziotto e non la sua Bludhaven, il resto è quasi tutto simile ai fumetti, e ciò ci fa davvero felice. Oppure quella di non inserire Cyborg, membro ufficiale del gruppo. Qui però, come già scritto, può essere dovuto al fatto che Victor Stone è ormai membro ufficiale della Justice League, come nella testata New 52 dedicata al super-gruppo, magari possiamo sperare, nella seconda stagione, in una sua comparsa anche solo di nome.

Elenchiamo allora un po’ di easter eggs, che durante le visioni delle puntate sono spuntate facendo rallegrare i cuori dei fan:

  • I Grayson Volanti, lo spettacolo al circo Haley, la loro morte per mano di Tony Zucco e quindi Bruce Wayne che si fa avanti per accogliere il giovane Dick sotto le sue ali da Pipistrello. Più che un easter egg, questa la possiamo definire rispetto totale per le origini del supereroe.
  • Batman, Alfred, Jason Todd e Villa Wayne, sempre presenti nella vita di Dick. In questo caso abbiamo un easter egg tutto italiano: il doppiatore di Bruce è Riccardo Rossi, voce ufficiale di Ben Affleck.
  • Gotham City e il suo lato oscuro. Fedelmente riproposto anche nei dubi e incertezze del suo vigilante tanto quanto del nuovo sidekick, nell’interrogativo di quale sia effettivamente il confine tra Eroe e Boia.
  • Per un orecchio più attento, la prima volta che compare Robin nel vicolo per sconfiggere la banda di malviventi, la musica utilizzata è un omaggio a Danny Elfman.
  • Nell’ultimo episodio, oltre al Joker (presentato con il suo classico outfit), quando Dick entra ad Arkham Asylum possiamo notare l’Enigmista e Due Facce. In più, durante la mostra di Donna Troy, l’ex Robin nomina il Pinguino.
  • La scatola di cereali Trix, sulla confezione è riportato che al suo interno si possono trovare fumetti Dc Comics e tra le cover esposte c’è quella di Amanda Connor.
  •  Hawk e Down, supereroi minori Dc che per un periodo hanno fatto parte dei Teen Titans. Anche le loro origini sono state rispettate grossomodo, o almeno è reale che inizialmente la coppia era formata da Hank e suo fratello Don, e una volta morto quest’ultimo il suo posto è stato preso dalla bella Dawn.
    (Estaer egg, nell’easter egg: Dawn indossa una maglietta di Superman.)
  • Donna Troy, Wonder Woman e le Amazzoni, di cui abbiamo già scritto abbondantemente più su.
  • The Nuclear Family, nemici comparsi nella testata dedicata ai The Outsiders, anche qui i loro nomi sono Mamma, Papà, Sorella e Fratello.
  • Superboy e Krypton nella scena post credit finale.
  • Doom Patrol (Robotman, Negative Man, Elasti-Girl e The Chief), le origini di Gar.

In realtà ce ne sarebbero ancora altri da nominare, ma la lista diventerebbe infinita. Apprezziamo davvero molto queste piccoli dettagli messi qui e lì nella serie, perché sottolineerebbero l’importanza che gli sceneggiatori hanno attribuito ai fumetti e alle storie per ricreare al meglio i personaggi e l’ambiente in cui si muovono. Sono questi i particolari che fanno breccia nella corteccia, a volte davvero impenetrabile, dei fan, e in “Titans” più che colpirci, hanno voluto farci innamorare.


RECENSIONE FINALE DI MARYAN

La serie è più che godibile, soprattutto in una piattaforma come Netflix che permette di fare Binge-Watching, pratica che sopperisce ad alcune lentezze nello scorrimento che altrimenti si sentirebbero maggiormente.
La fotografia di Netflix non delude (quasi!) mai e le scene sono inquietanti quando serve e danno ritmo alla narrazione. Le ambientazioni sono ben scelte e si allineano con i personaggi, interpretati con i loro pro e contro. Molto scorrevoli anche i dialoghi, col giusto peso tra serietà e divertimento. Avrei speso qualcosina in più per gli effetti visivi, ma in compenso trovo i costumi più che accettabili. Questa nuova interpretazione dei Titani può risultare fallace per alcune mancanze, ma nel complesso riporta il prodotto ad essere considerato intrattenimento per giovani adulti e non per bambini, e si pone le giuste domande per essere un prodotto destinato a questa fascia d’età. VOTO: 7

RECENSIONE FINALE DI BATMARY

Da grande ossessionata, più che appassionata, del mondo che ruota intorno a Batman, ho trovato questa serie una piccola perla. Mancano alcuni dettagli, molti dubbi non sono stati risolti e forse in alcune parti sono stati troppo veloci quando invece dovevano rallentare il ritmo (o viceversa), ma voglio fidarmi di loro, di Geoff Johns soprattutto, e attendo la seconda stagione con ansia per completare il puzzle e magari vedere qual cosina in più. Per quanto riguarda le musiche, la fotografia e i costumi sono d’accordo con la mia collega, funzionano. Come funziona l’atmosfera tetra, cupa e arrabbiata, che fa salire il target del pubblico a una fascia d’età più consona ai Titani. Sono cosciente che molti sono rimasti delusi, perché si aspettavano l’allegria, la gioia e le battute del “cartone animato”, ma non è colpa degli sceneggiatori o degli attori se Cartoon Neywork con la serie “Teen Titans Go!” (che è quella che negli ultimi anni ha fatto conoscere i Giovani Titani) ha distorto la loro visione, rendendoli, perché giovani, un prodotto per bambini.
Scritto ciò, la serie merita di essere vista e assaporata, per questo il mio VOTO è: 8.5

© RIPRODUZIONE RISERVATA