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Lara Croft chiama, InfoNerd risponde!

Da pochi giorni nelle sale italiane, la Lara Croft di Alicia Vikander, per la regia di Roar Uthaug, si sottopone al giudizio arbitrario e irreprensibile degli appassionati, e non, di una delle saghe video-ludiche più acclamate da generazioni.

 

 

Deposte le armi da tutrice convinta, cosplayer ostinatamente recidiva e adoratrice integerrima della Lara Croft classica, quella tettona col treccione in dotazione, mi spoglio delle mie conoscenze, le mie preferenze, i miei pregiudizi e mi reco al cinema. Così, come mammà mi ha fatto. Nel lasciare a casa, tra le altre cose, anche l’immagine della dea Jolie nei panni di una delle mie icone preferite da quando frequentavo coetanei che si nutrivano di caccole, guardo con fiducia ottimistica verso la Vikander: un’attrice con le palle in acciaio inox.

 

 

La Croft di questa nuova produzione cinematografica, si erge dalle fondamenta lanciate sul mercato dalla Square Enix nel 2013: anno del reboot della saga. L’azzardo dell’iniziativa, nel perfetto equilibrio che rientra nell’avvicendarsi classico delle reazioni diverse ad una novità, è stato generalmente un successo. Sopra le parti, innamorati convinti vs incazzati come faine, il nuovo Tomb Raider è stato giudicato un buon prodotto.

 

 

Così, sulla scia del successo ottenuto anche con il secondo capitolo Rise of the Tomb Raider, si è pensato bene di rimboccarsi le maniche per dare ai fans una nuova Lara anche per il grande schermo. Detto fatto: la scelta cade sul premio Oscar Alicia Vikander che, oltre ad essere una donna dalla fortuna sfacciata nella scelta dei mariti che si chiamano Michael Fassdenber, ha indubbie capacità attoriali. 

 

La storia, a metà tra la fedeltà alla trama del videogioco e le innovazioni da adattamento cinematografico, inizia col presentare la protagonista. Lara Vikander è una giovane ribelle che nel tempo libero si azzuffa sul ring, si procura da vivere facendo consegne in bicicletta e si abbandona a qualche sporadica e innocente corsa clandestina. Leggiadra, esile ma muscolosa, il personaggio si palesa nel suo essere genuina, senza ostentare troppo la sua indole alpha, evitando di scimmiottare un ruolo pericolosamente giudicabile. 

 

 

La scelta di vivere senza attingere al cospicuo patrimonio paterno, quando noi poveracci nella crisi ci sguazziamo nostro malgrado, nasce dalla scomparsa del padre 7 anni prima: l’insigne magnate Richard Croft (Dominic West). Così, prese le distanze da una ricchezza che rifiuta per il complesso dell’abbandono, giunge il giorno in cui Lara decide di firmare le carte dell’eredità nella condizione di dichiarare, di conseguenza, la morte mai accertata del genitore. 

 

Ed ecco che, come si compete ai colpi di scena prevedibili che di inaspettato hanno pressapoco niente, un attimo prima di apporre la sua firma, le viene consegnato uno scrigno contenente un’enigma da risolvere. Papà Croft, nell’eventualità di fare una brutta fine e fiducioso del futuro acume dell’allora figlioletta, dietro il rebus confida la vita segreta che conduceva, tra passaporti falsi, mete avventurose e tesori recuperati. 

 

Il passaggio segreto del laboratorio del misterioso archeologo è situato lì, nel maniero Croft: la sontuosa abitazione che, da decenni, strizza l’occhio ai puristi della vecchia scuola nell’immalinconirli con ricordi tutti pixel. E’ lì che Lara viene a conoscenza della destinazione dell’uomo scomparso e degli studi che aveva perpetrato sulla regina Himiko e la veridicità delle temibili leggende che aleggiavano attorno alla sua figura. 

 

 

L’impavida e imprudente miss Croft parte diretta per l’isola designata, accompagnata dal capitano sopra le righe Lu Ross (Daniel Wu), figlio dell’uomo che aveva accompagnato Mr Croft 7 anni prima nel suo viaggio, dopo averlo sottratto dall’affezione alla bottiglia. 

 

 

L’avventura, che inizia con questo viaggio suicida che di confortevole non ha neanche l’idea di base, raggiunge il culmine del pericolo spicciolo, sull’isola maledetta. Ad aspettarli, oltre ad un paio di fenomeni paranormali, la spietata Trinità: l’organizzazione criminale che si pone come innocuo obiettivo finale il controllo del sovrannaturale e dell’umanità in senso lato. Il validissimo cattivo, stronzo per definizione e modus operandi, è Mathias Vogel (Walton Goggins): un’anima senza redenzione che nell’aspetto ricorda vagamente Carlo Cracco nell’atto di proferire cazziatoni random a qualche incauto cuoco provetto.

“Questo piatto fa cagare, sveglia!”

 

Il film, nel suo aspetto globale e totalizzante, raggiunge risultati che toccano la sufficienza del prodotto godibile con picchi di action e suspance assolutamente apprezzabili. Alcune scene, quelle che spingono Lara a stare a 5 cm da bruttissima morte certa, danno l’impressione di stare a giocarle portando lo spettatore a cercare spasmodicamente un joystick, tra un pop-corn e l’altro, per poterlo realmente fare. 

 

 

La sceneggiatura è un po’ approssimativa, non si distingue per freschezza e innovazione causa reminiscenze varie con capostipiti inevitabili; viene, infatti, servita su un letto di clichè con contorno di prevedibilità cotta a vapore. Ma, nella consapevolezza di non poter parlare esattamente di capolavoro per quello che poteva effettivamente venir fuori, tutto sommato la pellicola non mi è dispiaciuta e non mi ha portata a spalancare le fauci causa catalessi fulminante, anzi. 

 

La Lara Vikander funziona. Funziona perché è brava, naturale e indipendente dai modelli precedenti. Lo è anche dall’ultimo, quello che l’ha ispirata. Sia lodato, mi verrebbe da dire! I fasti di un’icona che, si spera, potrebbero portare degnamente all’evoluzione dell’archeologa che tanto amiamo o, almeno, avvicinarsi alla sua imponente figura nei sequels: quelli che sicuramente ci saranno. E poi, dai, posso ammetterlo: la chicca finale con le colt double eagle mi ha fatto salire su il brividino. Sono una donnicciuola sentimentale, in fondo. 
Alicia, almeno tu, promossa senza riserve!

 

 

 

ALESSIA LIO

 

Alessia Lio

Dispensatrice di parole comuni, fagocitante di nuove e inespresse, faccio della scrittura il catalizzatore principale del mio mondo interiore. Misantropia e ironia come ingredienti principali del mio minestrone. La Cultura Nerd è, qui, la mia missione.
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