Cinema

Tootsie: che fatica essere donna!

Il secondo appuntamento con la rubrica “Born Naked“, riguardante il cinema lgbt+, ci porta direttamente nel 1982, anno in cui Dustin Hoffman recita in Tootsie, film diretto da Sidney Pollack.
La commedia, tra le migliori cento americane secondo l’American Film Institute, vede nel cast anche una giovanissima Jessica Lange (che otterrà anche l’Oscar come Miglior Attrice non protagonista) e affronta il tema del travestitismo.

Dustin Hoffman in una scena di "Tootsie" © web
Dustin Hoffman in una scena di “Tootsie” © web

Tootsie: tutto per un ingaggio

La trama

Dustin Hoffman è Michael Dorsey, un attore talentuoso che però non riesce a ottenere neanche un ingaggio. La recitazione è la sua vita, e per calcare le scene farebbe qualsiasi cosa: persino passare per donna. E così, esercitando in tutto e per tutto il metodo Stanislavskij, Micheal inventa una sorta di alter ego, Dorothy Michaels, una donna brillante e con carisma da vendere; sotto le sue spoglie, si presenta ad un casting e riesce ad ottenere la parte.
Ben presto però Michael troverà difficoltà a gestire la sua doppia vita, poiché Dorothy prende letteralmente il sopravvento su di lui, conquistando tutti con la sua personalità.

Terminologia e analisi

In inglese, il termine “tootsie” si può riferire sia ad un modo con cui i bambini chiamano i piedi degli adulti, sia una donna generalmente giovane che è attraente agli occhi degli altri, che la percepiscono come sessualmente disponibile.
Se analizziamo i due casi nell’ottica del film, possiamo trovare sicuramente una doppia referenza. Spesso Julie (Jessica Lange), collega e poi amica di Dorothy, fa riferimento alle sue caratteristiche stranamente mascoline, commentandole con confusa curiosità; ecco che anche un piede, un “tootsie” appunto, risulta esageratamente grande su una donna. D’altra parte, Dorothy sarà oggetto delle attenzioni indesiderate di Les Nichols, il padre di Julie, il quale le chiederà addirittura di sposarlo.

Tematiche e riflessioni

Ma ciò per cui Tootsie è all’avanguardia è proprio la riflessione che offre allo spettatore: la difficoltà di essere donna; ma non solo: la difficoltà di essere una donna forte, brillante, capace e preparata, conscia del proprio potenziale e del proprio talento, e tuttavia messa da parte e trattata con sufficienza solo per una questione di genere.
E proprio la scelta di far vivere ad un uomo vicende tipicamente femminili si rivela una scelta vincente ed efficace: ammettiamolo, vedere una donna in difficoltà perché donna sarebbe stato un po’ un cliché.

Jessica Lange e Dustin Hoffman in una scena di "Tootsie" © web
Jessica Lange e Dustin Hoffman in una scena di “Tootsie” © web

Invece Dustin Hoffman si cala benissimo nei panni del disperato attore Michael, che per amor artis non ci pensa due volte ad inventare un proprio alter ego. Dorothy Michaels gli fa, infatti, ottenere la parte: incredibile che non venisse considerato da uomo e invece come donna risulti convincente e, soprattutto, benvoluto da tutti!
Quella che sembrava inizialmente la svolta della vita rivela tuttavia le proprie falle: essere una donna non è facile, e Michael, pur essendo uomo, vive la discriminazione sulla propria pelle e, soprattutto, vede con i propri occhi quanto il mondo del cinema sia spietato nei confronti delle attrici. Si trova per una volta dall’altra parte, e come donna è impotente, perché reagire significherebbe compromettere la propria carriera.

Conclusioni

Tootsie utilizza il travestitismo per parlare delle discriminazioni di genere e per farle vivere in maniera tanto chiara quanto spiacevole; il fatto che il film sia una commedia non esclude riflessioni ed analisi che inseriscono la pellicola di fatto nei gender movies.
Soprattutto, si può tranquillamente dire che la commedia ha un sapore femminista, visto che affronta la condizione delle donne. E quale modo migliore, se non farla vivere ad un uomo? Colui che normalmente è “tagliato fuori” dal vissuto femminile per una questione prettamente biologica si tuffa a bomba in questo mondo e ne vive a 360 gradi ogni aspetto, traendone insegnamento e mostrandosi infine un perfetto ed empatico alleato nella lotta alle discriminazioni di genere.

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Chiara Cozzi

Critica cinematografica per passione, scrittrice per vocazione.
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