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Aprile 21, 2021, mercoledì

La Tregua di Natale: quando il calcio fermò la Grande Guerra

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Quando si parla di calcio, oltre agli aspetti strettamente legati al campo, non si può omettere anche il forte valore simbolico che questo sport assume nella vita quotidiana, nella sua capacità di unire popoli. Ci sono anche stati momenti decisivi nella storia nei quali il football è stato capace di unire due acerrimi nemici. Nel corso della prima guerra mondiale infatti, nei giorni appena precedenti il Natale del 1914, in alcune parti del fronte occidentale, le ostilità si fermano per la Tregua di Natale. Alcune ore di cessate il fuoco nelle quali il calcio rappresentò uno dei momenti di svago.

La tregua di Natale del 1914

Siamo nel 1914, primo anno della Grande Guerra: sono passati meno di cinque mesi dall’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando e dall’inizio delle ostilità. Le truppe tedesche, britanniche e francesi, sul fronte occidentale delle fiandre, sono impegnate nella logorante guerra di trincea, con tutte le situazioni al limite della sopravvivenza che questa condizione comporta. Nei giorni sotto Natale però, spontaneamente, i soldati dei due schieramenti iniziarono a fraternizzare. Questi momenti di tregua non erano frutto di un accordo tra gli ufficiali dei due schieramenti, ma di reazioni spontanee dei militari. Canti natalizi, scambi di doni, souvenir, cibo, e la massima forma di rispetto in una civiltà: il seppellire i morti in cerimonie comuni.

Le notizie riguardanti questi momenti non furono subito rese pubbliche. Gli Stati maggiori dei due schieramenti erano fortemente contrari, oltre alle tregue spontanee in sé, anche alla divulgazione di queste. Segnò la via il quotidiano statunitense The New York Times, primo a raccontare questi episodi, seguito poi dai mezzi di comunicazione inglesi. Le fonti più autorevoli erano le testimonianze in prima persona dei soldati, raccolte nelle lettere inviate alle proprie famiglie e ai propri cari.

Il ruolo del calcio

In questo contesto, tra le iniziative dei soldati per celebrare i momenti di tregua, il calcio assunse un ruolo importante. Furono molte le “partitelle” organizzate tra i due schieramenti per vivere un momento di svago nella “terra di nessuno”, lo spazio che divideva le due trincee. Il football, nato in Inghilterra, negli anni precedenti all’inizio della guerra era sempre più in ascesa e si stava diffondendo velocemente anche nel resto d’Europa. Nei momenti spontanei di cessate il fuoco nel mese di dicembre 1914, il calcio rappresentò una delle iniziative che ebbe più successo. Numerose sono le testimonianze dalle lettere dei soldati inviate alle proprie famiglie.

Nel 2014 l’allora presidente dell’Uefa Michel Platini, con una scultura, celebrò a Comines-Warneton il centenario della Tregua di Natale, dandone un riconoscimento concreto. Quelle della Tregua di Natale sono state ore di umanità, nelle quali l’essere umano è tornato al centro, circondato però dall’atrocità del conflitto mondiale che riprese subito e proseguì per altri tre anni.

Paolo Trotta

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Paolo Trottahttps://metropolitanmagazine.it
Roma, 1998, studio scienze della comunicazione. Appassionato di sport, in particolare di calcio e tennis. Ammiro la Serie B per i colori delle sue piazze e per le emozioni di un calcio ancora legato al territorio.
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