Cinema

“Tres – Out of sync”: i suoni dell’Io si negano al presente

Siamo circondati da suoni, li emettiamo, eppure non sempre riusciamo a sentirli nel momento esatto in cui si manifestano. Juanjo Gimènez porta alle Giornate degli Autori di Venezia un film che si occupa del tempo mancato. Il suo “Tres – Out of sync” parte da un’esperienza lavorativa del passato e estende la riflessione che ne deriva al pubblico in sala. Le numerose ore trascorse come sound designer, anche conosciuto come tecnico del suono, hanno istillato in lui una scintilla. Nella post-produzione cinematografica si lavora affinché ogni suono corrisponda in maniera precisa all’azione che rappresenta; la bocca dell’attore si muove e la parola non può tradire quanto sta accadendo. La ricerca estrema della precisione e la stanchezza che ne deriva possono portare alla distorsione sonora della realtà? Una volta usciti dallo studio di registrazione si vive nel presente o l’asincrono prende il sopravvento?

Dopo la Palma d’oro vinta nel 2017 al Festival di Cannes con il cortometraggio “Timecode”, il regista spagnolo si dedica ancora una volta allo studio del tempo. La sua sembra essere quasi un’ossessione e, a chi lo accusa ironicamente di avere un problema con la sua percezione, risponde: “Probabilmente andare dallo psicologo mi costerebbe molto meno rispetto alla realizzazione di un film”. Scherzi a parte, il suo secondo lungometraggio parte dal tema scientifico della misura per trasformarsi in altro. 

"Tres - Out of sync" - Photo Credits: Official
“Tres – Out of sync” – Photo Credits: Official

La protagonista di “Tres – Out of sync”, interpretata da Marta Nieto, è una sound designer. Il suo sguardo rivela tristezza, tormento e i suoi occhi cercano di continuo conferma della realtà. Lavorando da tempo con i suoni, si rende improvvisamente conto di averne una percezione distorta. Batte le mani e il rumore che ne deriva arriva in ritardo. Si guarda allo specchio, pronuncia le parole, ma continua a vedersi fuori sync. In ultimo si registra mentre parla, ma nulla è cambiato: il problema persiste. Si precipita da una dottoressa, ma le analisi non rivelano alcuna disfunzione, seppur svelino qualcosa di inedito e sconvolgente sul suo passato. 

La situazione la fa sentire a disagio, fino a toglierle la parola. Le cose non migliorano, anzi, agli iniziali centesimi di secondo se ne sommano altri e il ritardo sonoro si conta ora in minuti. Dietro quello che potrebbe sembrare un problema fisico, medico, si nasconde un disagio maggiore. Nella donna c’è tutta l’incapacità di relazionarsi con chi la circonda, di parlare, di comunicare. C’è il timore di incontrare gli occhi dell’altro e di perdersi in una pericolosa verità. La sua sensazione di arrivare in ritardo rispetto al visibile si manifesta con questa intermittenza spazio-sonora. La protagonista sente l’eco dei suoi problemi, del suo passato irrisolto, dell’amore mancato.

E’ l’empatia la cura a questa malattia, il sentirsi finalmente parte di un mondo che ti abbraccia, ti coinvolge nel presente. L’amore muta la percezione delle cose e diventa bello non solo vivere il presente, ma immaginare il futuro. Il tempo si dilata e i suoni anticipano le immagini di quel che sarà. In questo turbinio di melodie, rumori, parole sussurrate, urlate o taciute è il suono dell’io, della psiche a prevalere. Un’opera complessa, che parla a tutti coloro che almeno una volta non hanno capito dove si trovassero o lo hanno semplicemente realizzato in ritardo. Con “Tres – Out of syncJuanjo Gimènez non avrà, probabilmente, esaurito il suo studio sul tempo, ma ha, di certo, esaudito le aspettative del pubblico. Il messaggio arriva dritto al cuore: I suoi suoni sono poesia per le orecchie di chi sa ascoltare. 

Marta Millauro

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