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Maggio 16, 2021, domenica

“Troppo napoletano” stasera in tv, Alessandro Siani e Rosario Miraggio che canta il Vesuvio

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“Voi ve lo ricordate il momento esatto in cui vi siete innamorati?“. Uno scugnizzo di Posillipo, quindi autentico e meritevole dell’appellativo, diventa il Petrarca dell’amore, un rivisitato filosofo e professore ‘Bellavista‘, come nel libro di De Crescenzo. Stasera in tv “Troppo napoletano“: il ragazzo si farà “un aliciu” per le sofferenze d’amore.

La strada inizia con le case dei ricchi, i palazzi nobiliari con i drappi stesi nelle processioni, ma non c’è alcun confine, nessun vicolo a dividerla dalle vie precarie. Quelle dei poveri, delle casupole e dei ‘vasci’. Questa è Napoli. Dove senza intromissioni e conflitti di classe, vivono armoniosamente ‘uomini e caporali’, detto alla Totò, benestanti e disperati. Una città dove conta solo essere veraci, qualunque sia l’estrazione e il titolo. Il merito del film “Troppo napoletano“, è tentare di esprimere questo concetto: Napoli stato d’animo, e bellezze della razza umana.

La repubblica napoletana

TROPPO NAPOLETANO (2016) – Trailer – Da YouTube

La macchina da presa spazierà dal palazzo di Donn’Anna a Posillipo, vista mare sul golfo, al rione Sanità, con la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Solo a Napoli può capitare che con in mano una ramazza, ti senti re. E il bello è che, “Troppo napoletano” stasera in tv, con vero piacere e senza ‘scuorno’, ti mostra un su e giù di Napoli e napoletani.

Tutti gli sconsigliano di lasciar perdere “Chella non è pe’ te“. Ma Ciro ha la ‘capa tosta’ di chi sente l’amore: vuole conquistare la mano di Ludovica, che trafigge curi dal banco di scuola. A soli undici anni si consuma la prima passione rovente della vita, e ,Gennaro Guazzo e Giorgia Agata sono i due bambini attori protagonisti, nel ruolo degli innamorati pazzi. La madre del ragazzino Debora (Serena Rossi), il cui marito popolare cantante neomelodico perde la vita lanciandosi dal palco, cerca uno psicologo dell’infanzia per il figlio. Il dottore, che intanto si darà da fare per conquistare la madre, scoprirà che a turbare Ciro sono gli affari di cuore. Il terapeuta e il suo paziente fanciullo, diventeranno soci e maldestri pretendenti.

Non sei napoletano se non l’hai ‘dint’ e vene‘  

TROPPO NAPOLETANO – Scena del film, L’ appuntamento-Da YouTube

Forse per sdrammatizzare, o per sottolineare la genuinità dell’amore vero, elementare come un abecedario, il regista Gianluca Ansanelli, dà la parte dell’innamorato ad un bambino. Che, per la sua consorte sogna in grande, vuole sposarla, anzi maritarla, che a Napoli è un rafforzativo dello sposalizio, perché include in essa la parola marito. E’ da apprezzare che, complice la giovane età, il ‘piccirillo’ abbia solo nelle vene l’impulso dell’amore, e non quello della libertà.

Gli stereotipi sono l’altra faccia della medaglia nel film di stasera in tv “Troppo napoletano“. Altrimenti a Napoli ci sono le consuetudini, i classici, e guai a chi li tocca: Gigi D’Alessio e Mario Merola sintetizzati in ‘Rosario Miraggio‘, anch’egli re dei matrimoni; Maradona in ogni vico, non è Natale se non c’è Casa Cupiello, il caffè e dopo la sigaretta da Mergellina fino a Campi Flegrei. Non stupisce che il produttore del film del 2016, sia Alessandro Siani. Comico, cabarettista, regista ma tutto riassumibile in un unico dettaglio: napoletano. Lui lo sa, ‘pricipe abusivo’ tra i panni stesi sulle corde, che Napoli non è solo folclore, è un modo di vivere.

‘Scetate’, è troppo vero

Troppo Napoletano- Clip da YouTube

“Volevo raccontare la storia di un bambino di un quartiere popolare di Napoli e, attraverso i suoi occhi, scoprire la straordinaria realtà di questa città. Si parla sempre del desiderio che hanno i napoletani di veder mostrata un’altra Napoli, ma non esiste un’altra Napoli, la verità è che Napoli è unica, siamo noi napoletani ad essere diversi. Se in Benvenuti al Sud si sono raccontate le differenze tra Nord e Sud del nostro Paese, qui abbiamo scavato ancora più in fondo mettendo in scena il tenero incontro e il primo amore di un bambino del rione Sanità e una bimba altolocata di Posillipo.Alessandro Siani la vede così. La ricchezza di un partenopeo è guardare Capri e il Vesuvio. Da un attico, da un balcone, o da una portineria, non fa differenza.

“A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sé. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: “O eri folle prima, o lo sei adesso”. Lo disse Goethe nel suo “Viaggio in Italia“. Saggistica o narrativa, ‘fattarielli’ napoletani e film su questo ‘ventre’ di città, tutti indistintamente, cercano di spiegare che si è ferocemente napoletani. Sempre e comunque, anche non volendo. Sia sogno o realtà. E quel troppo, del titolo, non ‘soverchia’.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema. Seguici!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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