Con il suo secondo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump si conferma ancora una volta il simbolo di una politica repressiva e autoritaria, pronta a smantellare ogni progresso in materia di diritti civili lgbtq+. Amnesty International, nel giorno dell’inaugurazione del nuovo mandato, ha lanciato un allarme sulla minaccia che la sua presidenza rappresenta per i diritti umani: una retorica crudele, una politica discriminatoria e l’attacco sistematico alle comunità vulnerabili, dalle persone migranti alle giovani persone trans. La segretaria generale di Amnesty, Agnès Callamard, ha sottolineato come il sistema multilaterale e i diritti umani, già fragili, siano ora ulteriormente compromessi, con gli USA pronti a gettare benzina sul fuoco del caos globale.

Transfobia di Stato: divieti e repressione

Il primo atto di Trump in questo nuovo mandato? Un ordine esecutivo che ridefinisce ufficialmente il sesso in termini strettamente binari, cancellando ogni riconoscimento per le persone transgender. Un decreto che non si ferma qui: con un altro provvedimento, le atlete transgender sono bandite dalle competizioni femminili a livello scolastico, universitario e professionistico. Un attacco che non riguarda solo lo sport, ma la stessa esistenza delle persone trans nello spazio pubblico. E non basta: il presidente ha dichiarato che impedirà alle atlete transgender di partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, negando loro i visti d’ingresso. Una misura che va ben oltre la retorica della “protezione dello sport femminile”, diventando un chiaro segnale di ostracismo e disumanizzazione.

L’epurazione dell’identità: censura e revisionismo storico

Ma la crociata di Trump non si ferma qui. L’ultima trovata della sua amministrazione è la censura di 26.000 immagini considerate “troppo inclusive” dal Dipartimento della Difesa. Tra i contenuti da eliminare, persino la storica foto dell’Enola Gay, l’aereo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, non per il suo carico di morte, ma per la parola “Gay” nel nome. Stessa sorte per le immagini delle prime donne Marine e per quelle che celebrano il Black History Month. L’ordine esecutivo che ha imposto questa epurazione ha anche smantellato tutti i programmi di Diversità, Equità e Inclusione (DEI), cancellando con un colpo di spugna anni di progressi verso un’America più equa.

Con Trump diritti LGBTQ+ sotto attacco: passaporti e forze armate

La nuova amministrazione Trump ha preso di mira anche la libertà di autodeterminazione delle persone transgender nei documenti ufficiali: con un nuovo decreto, i passaporti USA riconoscono esclusivamente il sesso biologico, costringendo le persone trans a dichiararsi come uomini o donne indipendentemente dalla loro identità di genere. Una misura che, secondo l’American Civil Liberties Union, allontanerà le persone transgender dalla vita pubblica, esponendole a maggiore discriminazione e violenza.

E non finisce qui. Il Pentagono ha annunciato che entro 30 giorni tutti i soldati transgender verranno espulsi dall’esercito, a meno di ottenere una deroga speciale. Nel 2018 si stimava che circa 14.000 militari transgender prestassero servizio nelle forze armate statunitensi: ora, con Trump al comando, questi uomini e donne saranno costretti a lasciare le proprie carriere e a subire l’ennesima umiliazione.

L’effetto Trump e l’odio sistematico, non solo per LGBTQ+

Se qualcuno si illudeva che la società americana fosse pronta a resistere a questo attacco reazionario, i dati dicono il contrario. Secondo un recente studio del Pew Research Center, sempre più americani appoggiano leggi che limitano i diritti delle persone transgender: il 49% è favorevole a obbligarle a usare i bagni pubblici corrispondenti al sesso biologico, mentre il 47% sostiene il divieto di insegnare concetti di identità di genere nelle scuole elementari.

Non stupisce quindi che l’amministrazione abbia deciso di colpire anche il movimento Black Lives Matter. Con un video su Truth Social, Trump ha esultato per la rimozione della Black Lives Matter Plaza a Washington, lo spazio creato in memoria delle proteste seguite all’omicidio di George Floyd. La sindaca Muriel Bowser ha ceduto alle pressioni repubblicane e ha ordinato la cancellazione della scritta gialla dipinta sulla strada, chiudendo simbolicamente una delle pagine più importanti della lotta per i diritti civili degli ultimi anni.

Resistenza e speranza: la voce di chi non si arrende

Di fronte a questa ondata reazionaria, c’è chi resiste. Valentina Petrillo, atleta paralimpica transgender, ha dichiarato senza mezzi termini: “Pensare che nascere di sesso maschile comporti un vantaggio nella prestazione è un assioma non verificato e non verificabile”. Studi commissionati dal CIO nel 2024 hanno dimostrato che le atlete transgender non hanno alcun vantaggio rispetto alle donne cisgender, eppure la narrativa di Trump continua a essere basata su disinformazione e pregiudizi.

Petrillo ha raccontato come la sua carriera sia stata segnata da ostilità e campagne d’odio, culminate in minacce di morte che l’hanno costretta a rinunciare ai mondiali di Torun nel 2023. Ma il suo messaggio resta fermo: “Dobbiamo portare alla luce le nostre storie, far conoscere la verità. La mia partecipazione alle paralimpiadi di Parigi è stato solo un punto di partenza: tutti noi possiamo farcela”.

L’America di Trump, non solo LGBTQ+: un esperimento di regressione

Quello che sta accadendo negli Stati Uniti sotto la presidenza Trump non è solo un attacco ai diritti LGBTQ+, ai migranti, alle persone nere e ai dissidenti politici: è un esperimento su scala nazionale per vedere fino a che punto si possono erodere i diritti umani senza una rivolta di massa. La sua amministrazione sta disegnando un Paese fatto su misura per una minoranza conservatrice bianca e reazionaria, dove diversità e inclusione sono trattate come minacce, non come valori.

Ma la storia insegna che l’oppressione genera resistenza. Amnesty International ha promesso di documentare ogni violazione, di denunciare ogni attacco, di mobilitare la comunità internazionale per impedire che gli Stati Uniti diventino un laboratorio dell’odio istituzionalizzato. La battaglia per i diritti umani non è finita: è appena iniziata.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine