

Formulata l’accusa di caporalato per Uber ossia sfruttamento dei riders. Decisione presa dal pm di Milano Paolo Storari
Uber accusata di caporalato
Secondo l’accusa i fattorini venivano sottoposti a condizioni di lavoro usuranti e disumane con retribuzioni basse (tre euro a consegna) e turni massacranti. Gli stessi dipendenti secondo le intercettazioni erano consapevoli del pessimo trattamento. “Davanti ad un esterno non dire mai più ‘abbiamo creato un sistema per disperati’. Anche se lo pensi, i panni sporchi vanno lavati in casa”, recitava la manager Gloria Bresciani ad un dipendente. I rider venivano pagati 3 euro a consegna indipendentemente dalle distanze da percorrere o dalle condizioni meteo e fasce orarie. Venivano anche privati delle mance lasciate spontaneamente dai clienti. Punizioni per i riders che non si attenevano alle disposizioni impartite. Dieci gli indagati.
La procura di Milano ha realizzato anche un prospetto per mostrare la paga settimanale rapportata alle ore lavorative. Un dipendente – per una settimana di lavoro con un totale di 68 ore – aveva guadagnato solamente 179,50 euro subendo una decurtazione di 24,5 euro. Indagati tra gli altri alcuni dirigenti di società che collaboravano con Uber, tra cui la Flash Road City e FRC srl. Accusati di aver reclutato i riders assumendoli presso le loro imprese e poi spostarli nell’azienda principale in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. Molti di loro erano migranti richiedenti asilo dimorati presso centri di accoglienza straordinaria. Stralciata la posizione di Uber Italy che il 22 ottobre dovrà affrontare un’udienza alla Sezione misure di prevenzione.
Andrea Caucci Molara
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