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Ucraina, donne stuprate si rifugiano in Polonia e non riescono ad abortire

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Qualcosa è difficile per le donne che vengono dalla guerra in Ucraina, vittime di stupri di guerra, e quel qualcosa è abortire. La Polonia ha una delle leggi sull’aborto più restrittive in Europa: in caso di stupro sarebbe permesso, ma nella pratica è quasi impossibile

Sono donne che hanno vissuto la guerra. Sono donne violentate, abusate dai soldati russi che hanno invaso l’Ucraina. Alcune sono addirittura rimaste incinte. Altre hanno capito che le circostanze sono troppo difficili e complesse per portare avanti una gravidanza. Quelle più “fortunate”, se mai una parola simile possa aver senso in uno scenario tanto cruento.

Molte donne ucraine, in questo periodo, stanno quindi cercando di ricorrere all’aborto. Quello che sarebbe un diritto viene tuttavia negato a molte di loro, anche in condizioni di simile emergenza.

Infatti a quelle che si sono rifugiate in Polonia per sfuggire alla guerra, questo diritto non viene riconosciuto.

La Polonia e la legislazione sull’aborto

La Polonia ha una delle leggi sull’aborto più restrittive in Europa, di cui ho scritto qui. L’interruzione di gravidanza è legale solo quando la salute o la vita delle donne incinte è a rischio. Ma purtroppo ciò è valido solo in teoria, come le eccezioni che comprendono quando la gravidanza è il risultato di uno stupro o di un incesto. 

Leggere una simile frase risulta atroce. Abortire o essere in possesso di pillole abortive per un’interruzione di gravidanza autogestita non è un reato secondo la legge polacca, ma qualsiasi persona che aiuti le donne incinte ad abortire, ad eccezione che per i due motivi consentiti dalla legge, può rischiare fino a tre anni in prigione. Sembra di vivere una distopia.

Per le donne in Ucraina si vede un barlume di speranza, qualcuno vuole aiutarle ad abortire

Le atrocemente rigide leggi polacche sull’aborto e la mancanza di disponibilità delle pillole abortive lungo il confine ucraino-polacco non passano inosservate. Fortunatamente queste tremende premesse stanno spingendo medici e volontari a mobilitarsi e a distribuire segretamente questi farmaci alle donne stuprate Il tutto a rischio di finire in prigione. Leggi il mio editoriale qui: ”Polonia, oggi. Accendiamo un cero”

Articolo di Maria Paola Pizzonia

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma e Fumettista per la Scuola Romana del Fumetto. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Assistente di redazione per Pagine Edizioni. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Mangiatori di Cervello, Octonet. Redattrice di Metrò per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente.

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