Cultura

Umberto Eco e le reazioni al digitale

Semiologo, filosofo, critico letterario, saggista prolifico, romanziere audace e suggestivo. Umberto Eco, nato il 5 gennaio 1932, è, forse, il più grande intellettuale italiano del ‘900 insieme a Italo Calvino e a Pasolini. La straordinarietà di Umberto Eco è dovuta, principalmente, a due fattori. Anzitutto, la capacità di osservare filosoficamente e in modo critico una grande varietà di aspetti della cultura popolare e di massa. Quindi, di uscire dall’accademismo per compiere una critica della cultura a tutto tondo. Critica che ha avuto poi l’efficacia di far riscoprire la cultura a moltissime persone comuni.

L’altro fattore, poi, risiede nella perspicacia e nella capacità di riuscire a fornire categorie e concetti innovativi. Questo per pensare la critica della cultura di massa, destinati a perdurare e a diventare sempre di nuovo attuali. Ad esempio, la tesi secondo la quale il fascismo, nell’età contemporanea, sopravviverà come forma mentis nel ceto medio piccolo-borghese, ovvero nel comportamento snob e xenofobo.

PhotoCredits - illibraio.it
Umberto Eco – Photo Credits – illibraio.it

Umberto Eco, due categorie

In questo senso, sono soprattuto le categorie di “apocalittici” e “integrati“, coniate da Umberto Eco nel saggio omonimo del 1964, per descrivere due reazioni differenti degli intellettuali ad uno stesso fenomeno – quello della produzione della cultura di massa nell’era dei mass media e dell’immagine – oggi sono fondamentali per comprendere le reazioni degli intellettuali alla digitalizzazione del mondo.

Apocalittici e integrati

Gli apocalittici sono coloro che demonizzano un certo fenomeno. Demolendolo e biasimandolo quindi, elencandone i caratteri negativi e perniciosi per la collettività e per la cultura. Gli integrati sono, invece, gli entusiasti che lodano un certo fenomeno rilevandone i grandi benefici e le caratteristiche positive per la società e per la cultura.

Pratiche come lo smart working e la DAD, ma in generale l’innovazione tecnologica con la Realtà Virtuale e Aumentata e l’IA, l’incremento massiccio dell’utilizzo di dispositivi tecnologici, oggi genera negli intellettuali tanto reazioni teoriche tecnofobe di rigetto (reazioni apocalittiche); quanto visioni positive e interpretazioni che incoraggiano la digitalizzazione dilagante a tutti i livelli della vita, dalla sfera domestica e sentimentale, alla cultura e all’istruzione (reazioni integrate).

Quella tra in nuovi intellettuali apocalittici e integrati, diventa oggi una vera e propria battaglia ideologica, uno scontro che non riguarda più i prodotti culturali dell’era dell’immagine e della televisione, ma l’essenza tecnologica del nostro tempo e alla condizione socio-politica che essa genera. uno scenario che possiamo inquadrare in modo preciso grazie alle categorie che Umberto Eco ci ha lasciato in eredità.

Lorenzo Pampanini

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