Una delle convinzioni più radicate della mentalità maschilista sostiene che le donne non facciano ridere. Anzi, generalmente gli esemplari femminili dotati di un buon senso dell’umorismo sono quelli che sorridono alle battute dell’altro sesso. Questo fenomeno è messo in risalto sia nella vita di tutti i giorni che nella rappresentazione di alcune donne nei media. Molti programmi presentano al loro interno conduttori spigliati, dalla battuta sempre pronta, pieni zeppi di trucchi con cui intrattenere una folta audience. A accompagnarli c’è quasi sempre una figura di contorno, di solito una valletta lasciata in secondo piano. Questo personaggio però svolge una funzione fondamentale per la gratificazione dell’ego maschile: ride solamente quando è necessario.

Un pregiudizio duro a morire

Ma da dove deriva questa funzione di passività nel campo dell’intrattenimento? Si tratta di un retaggio culturale duro a morire, radicato nei millenni e anche rafforzato dalla religione. Esprimere un’opinione non è una faccenda da signore. Infatti se andiamo a curiosare negli usi e costumi degli antichi ci renderemo conto di una cosa. Una delle virtù più glorificate del cromosoma XX è il silenzio. Possiamo tutti concordare che questa caratteristica si sposa male con l’ironia. La loquacità al contrario è da sempre associata al pettegolezzo, alla superficialità e alla pedanteria.

Michela Murgia durante intervista con Raffaele Morelli – Radio 24

Purtroppo questa visione del mondo non è del tutto acqua passata. Molti uomini infatti etichettano come sgradevole quella parte del “gentil sesso” che non coltiva la propria “radice femminile”, come affermerebbe Morelli. Basta pensare a quella purtroppo famosa intervista con Michela Murgia non a caso conclusa con un invito a tacere. In questo piccolo capolavoro di sessismo lo psicoanalista propina alle ascoltatrici una semplice to-do-list che spiega il giusto per essere donna. Infatti secondo alcuni uomini, il riconoscimento femminile può avvenire solo nel momento in cui una si accapiglia con le altre per ottenere un certificato di desiderabilità. E per ottenerlo non è necessaria la simpatia.

Se si ha umorismo, è meglio anche essere trasparenti

Quindi le comiche se proprio devono esistere, non devono risultare attraenti. E qui scatta anche il pregiudizio uguale e contrario: una bella donna non può anche avere senso dell’umorismo. Il preconcetto risulta evidente nel momento in cui le professioniste in questo settore vengono discriminate se decidono di investire tempo e denaro sulla propria apparenza. I loro canali social vengono intasati di botto da commenti di utenti che le tacciano di superficialità. O peggio, che sottolineano come essere più in carne fosse il loro asso nella manica per far sbellicare il pubblico. Loro non faranno più ridere, ma a noi non resta che piangere.

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