Cinema

Unorthodox: un’epifania femminista

Unorthodox è una serie originale Netflix approdata sulla piattaforma il 26 marzo. Nel corso delle quattro puntate in cui si articola vediamo Esty, una giovanissima donna americana di origine ebraica, alle prese con la comunità conservatrice in cui è nata e cresciuta. I dogmi che fin da piccola le sono stati imposti la costringeranno a fuggire e a rifugiarsi in Germania, dove si scontrerà con una libertà che per 19 anni le è stata negata.

Unorthodox: alla riscoperta di se stessi

New York, quartiere di Williamsburg. Sembrano gli anni Sessanta, ma invece siamo in un universo parallelo alla nostra contemporaneità. La fotografia e la scenografia della serie ci aiutano ad immergerci in questo tempo statico, immobile, bloccato nel passato. Tinte calde e mobili d’antiquariato circondano la vita di Esty, la protagonista della nostra storia. Una 19enne giunta troppo presto ad un matrimonio che le ha fatto capire quanto il suo piccolo universo sia striminzito perfino per lei, una ragazza minuta in cui è racchiusa una determinazione fuori dal comune.
Seppur mai uscita da New York, Esty scappa. Scappa dalla sua realtà fatta di imposizioni e pregiudizi, in cui vige un patriarcato che la vorrebbe moglie e, soprattutto, madre.

Dove andare? A Berlino, capitale della Germania, quello stato che neanche ottant’anni prima ha sterminato il suo popolo. Ma, grazie alla doppia cittadinanza tedesca di Esty, il paese è l’unico che può offrirle la rinascita che tanto sogna, e che può a sua volta redimersi da una storia di cui è stato vittima e i cui abitanti, ancora oggi, subiscono ingiustamente le colpe.

L’acqua e i capelli: dare un taglio alla vita precedente e sciacquarsi dai residui del passato

A Berlino Esty inizia il suo processo di rinascita. La prima occasione giunge quando, con un gruppo di musicisti che la accoglie come amica, si reca presso un lago. Mentre tutti si divertono a fare il bagno, il momento per lei è catartico: si immerge nelle acque e si toglie la parrucca che indossava, mostrandoci un capo rasato che fino a poco prima aveva nascosto.
Quasi come un battesimo, Esty si sciacqua di dosso la vita precedente, bagnandosi delle acque di un’altra terra. E quella testa senza capelli che fino a poco prima copriva viene ora mostrata con orgoglio: il gesto simboleggia una libertà negatale con il matrimonio che, nella sua comunità, comprendeva la rasatura dei capelli.

Il "battesimo" di Esty in "Unorthodox" - immagine web
Il “battesimo” di Esty in “Unorthodox” – immagine web

Un rito che indicava sì l’abbandono del proprio status di nubile e vergine, ma anche l’estrema sottomissione ad una società in cui la donna non ricopre alcun ruolo sociale se non quello di angelo del focolare. Una privazione del proprio status di donna, che è tale solo se sposa e madre; una costrizione simile a quella che i nazisti adoperavano proprio sulle deportate nei campi, a cui veniva rasata la testa: la prima, brutale negazione della propria identità.

Una bellezza epifanica: rinascere come donna

La vera rinascita di Esty si avrà ad una festa techno, un contesto apparentemente insolito, ma non quanto l’oggetto veicolo della sua rinascita: un rossetto su cui campeggia la scritta “Epiphany“, epifania. Dal greco epiphaneia, il termine sta ad indicare un’apparizione, una manifestazione.

La festa techno a cui Esty partecipa in "Unorthodox" - immagine web
La festa techno a cui Esty partecipa in “Unorthodox” – immagine web

Manifestazione, in questo caso, di ciò che Esty è, della propria natura di donna, libera da costrizioni e preconcetti. Indossando il rossetto Esty diventa finalmente donna; l’oggetto funge da veicolo di una bellezza che è più profonda: una bellezza consapevole di ciò che si è interiormente. La bellezza della riscoperta del proprio Sé.

Sbocciare con radici ben salde

Unorthodox si conclude con l’esame di Esty al conservatorio, in cui dimostra per l’ultima volta la sua determinazione cambiando all’ultimo la materia: dal piano al canto. Questa scelta ha un significato ben preciso, da ricercare nella storia di Esty, dal posto e dalla comunità da cui proviene.

Esty durante l'esame di canto nell'ultimo episodio di "Unorthodox" - immagine web
Esty durante l’esame di canto nell’ultimo episodio di “Unorthodox” – immagine web

La ragazza, infatti, intona “Mi Bon Siach“, canzone ebraica simbolo del suo forte legame con la nonna. Nella loro comunità, una donna che cantava era vista come disdicevole, un’esibizionista in cerca di attenzioni, così come una che voleva avvicinarsi alla musica anche suonando uno strumento. Qualcosa destinato soltanto agli uomini.
Questa è l’ultima ribellione di Esty, la liberazione definitiva dalla vecchia sé. Può finalmente intraprendere la nuova vita senza, però, dimenticare da dove proviene.

Per leggere la recensione di Unorthodox, vi rimandiamo al nostro articolo.

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Chiara Cozzi

Critica cinematografica per passione, scrittrice per vocazione.
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