Stati Uniti e Regno Unito hanno sferrato un attacco in Yemen e hanno colpito la capitale Sanaa e altre città. Obiettivo gli Houthi, il gruppo sciita sostenuto dall’Iran. È una risposta alle aggressioni alle navi commerciali che transitano nel Mar Rosso. Gli attacchi, ha spiegato la Cnn, sono stati condotti in particolare con aerei da combattimento e missili Tomahawk. Oltre una dozzina di obiettivi Houthi sono stati colpiti da missili lanciati da cielo, terra e mare (con il sottomarino Uss Florida) e sono stati scelti per indebolire la capacità degli Houthi di attaccare le navi nel Mar Rosso. Funzionari Houthi hanno avvertito che Stati Uniti e Regno Unito “pagheranno un prezzo pesante” per questa “palese aggressione”. Anche Teheran ha fermamente condannato in queste ore “la violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dello Yemen”.

La decisione di avviare i bombardamenti è stata presa una settimana dopo che gli Stati Uniti e alcuni loro alleati avevano dato un ultimatum agli Houthi dicendo di fermare gli attacchi contro le navi cargo. I ribelli avevano iniziato ad attaccare le navi commerciali a partire da novembre, costringendo diverse aziende a sospendere il transito delle proprie merci attraverso il mar Rosso, deviando le navi che devono spostarsi tra il mar Mediterraneo e l’oceano Indiano e facendo circumnavigare loro l’Africa, una rotta più lunga di diverse migliaia di chilometri e che richiede fino a due settimane in più di viaggio. Le conseguenze finora sono state molto significative e hanno incluso un aumento dei prezzi di molti beni.

Non è chiaro ancora quanti e quali siti militari degli Houthi siano stati colpiti. Il segretario della Difesa statunitense Lloyd J. Austin III ha detto che i bombardamenti hanno colpito radar, siti di lancio di missili e droni e aree di stoccaggio di armi, senza specificare in che zone dello Yemen. Abdul Qader al-Mortadam, uno dei leader politici degli Houthi, ha detto che i bombardamenti hanno colpito diverse città yemenite, tra cui la capitale Sana’a, Hodeidah, Saada e Dhamar. Il canale televisivo yemenita Al-Masirah, legato agli Houthi, ha detto che negli attacchi sono stati colpiti una base aerea, aeroporti e un campo militare, ma non si sa con precisione l’entità dei danni subiti.

Il presidente statunitense Joe Biden ha detto che i bombardamenti contro i siti militari dei ribelli Houthi sono una «risposta diretta» agli compiuti contro le navi mercantili nel Mar Rosso. Ha detto che sono stati attaccati «con successo» diversi obiettivi, ma anche lui non ha specificato quali.

“Questi attacchi – sottolinea Biden – sono la risposta diretta agli attacchi Houthi senza precedenti contro navi internazionali nel Mar Rosso, compreso l’uso di missili balistici antinave per la prima volta nella storia. Questi attacchi hanno messo in pericolo il personale statunitense, i marinai civili e i nostri partner, il commercio e minacciato la libertà di navigazione. Più di 50 nazioni sono state colpite da 27 attacchi al trasporto marittimo commerciale internazionale. Equipaggi provenienti da più di 20 Paesi sono stati minacciati o presi in ostaggio in atti di pirateria. Più di 2.000 navi sono state costrette a deviare per migliaia di miglia per evitare il Mar Rosso, il che può causare settimane di ritardi nei tempi di spedizione dei prodotti. E il 9 gennaio, gli Houthi hanno lanciato il loro più grande attacco fino ad oggi, prendendo di mira direttamente le navi americane”.

Chi sono i ribelli Houthi

Gli Houthi sono un gruppo armato yemenita, di religione islamica sciita zaidita, nato intorno al 1992 come movimento culturale. Dopo lunghi anni trascorsi in favore della gioventù dell’area nord-occidentale del Paese arabo, il gruppo deviò verso la violenza in concomitanza con l’invasione americana dell’Iraq del 2003. Nel tentativo di mettere a tacere le proteste, l’allora presidente yemenita Ali Abd Allah Saleh fece arrestare quasi 800 membri dell’organizzazione. Era il 2004. Di fronte al rifiuto del fondatore del gruppo, Husayn al-Houthi (da cui il nome), di partecipare a un incontro di pacificazione, Saleh lanciò un’offensiva durissima nei confronti del movimento. Fu la scintilla. Gli scontri tra forze regolari e miliziani andarono avanti fino a un cessate il fuoco nel 2010. Ma la tregua durò poco. Nel 2011 scoppiarono pesanti rivolte in tutto il paese contro il presidente. Gli Houthi rifiutarono gli accordi di pacificazione mediati dai paesi confinanti (che prevedevano l’immunità di Saleh) e lanciarono l’offensiva contro la capitale Sana’a. Da qui gli eventi si fanno confusi. Il Paese arrivò sull’orlo del collasso, mentre i miliziani zaiditi conquistavano i governatorati occidentali. Nel gennaio 2015 consolidarono il controllo proprio sulla capitale, costringendo alla fuga il nuovo presidente Abd Rabbih Mansur Hadi. Da allora il conflitto si è fatto meno intenso, con gli Houthi concentrati nella lotta contro gli arcinemici di Al-Qaeda (sostenuti dai sauditi). Ad oggi si stima che la guerra civile in Yemen abbia causato il peggior disastro umanitario al mondo, con oltre 110 mila morti e almeno un milione di persone sull’orlo della carestia.

Gli Houthi non sono solo i rappresentanti dell’Iran nel sud della penisola arabica (come Hezbollah lo è nell’area israelo-libanese), ma sono soprattutto armati da Tehran. Missili, droni, armi leggere dell’arsenale ribelle arrivano soprattutto dai fornitori iraniani. Ma non solo. Molte munizioni e sistemi di sorveglianza sembra arrivino direttamente dalla Corea del Nord. Insomma, gli Houthi sembrano essere il partner privilegiato per quei regimi autoritari sempre più isolati nel contesto globale. E proprio l’amicizia con l’Iran fornisce la spiegazione per la crescente attività dei ribelli nel conflitto tra Israele e Hamas (formazione che, pur essendo sunnita, gode ormai del sostegno iraniano in ottica anti-israeliana e anti-americana).

Sin dal 7 ottobre Tehran si è schierata al fianco di Hamas. Ma un intervento dell’Iran sul terreno è impensabile: trascinerebbe l’intero Medio Oriente in una guerra su vasta scala, con tanto di intervento statunitense. Il rischio è troppo alto, e il presidente iraniano Ebrahim Raisi lo sa molto bene. Ha le mani legate, se non vuole che il suo Paese venga cancellato dalle carte. L’unica opzione dunque è aiutare Hamas e convincere altre parti, preferibilmente non “nazionali”, a attaccare Israele. Gli Houthi rientrano in questa categoria, come i loro alleati di Hezbollah. Ma c’è un problema non trascurabile: lo Yemen si trova a oltre 1500 chilometri dalla zona di guerra. Non è chiaro di cosa dispongano gli Houthi ma, stando ai pochi dati disponibili, la loro arma a più lungo raggio dovrebbe coprire circa 1300 chilometriTroppo pochi, anche se qualcosa è arrivato nell’area meridionale di Israele (forse droni lanciati dalla nave iraniana Beshad, all’ancora da mesi davanti alle coste yemenite come base avanzata del regime). E allora? Allora si punta al traffico mercantile. Sono già tre le navi da carico prese di mira dagli ordigni degli Houthi nel Mar Rosso, mentre una quarta sarebbe stata sequestrata con un abbordaggio in pieno stile pirateria. A questi atti ostili si aggiunge ora una nuova minaccia: ogni battello diretto o proveniente dal porto israeliano di Eilat sarà considerato un bersaglio. Un attacco alla libertà di navigazione in uno dei tratti marittimi più importanti per il commercio mondiale, rotta privilegiata tra l’Asia e l’Europa.