Cronaca

Vaccino Covid in Italia a gennaio: come avverrà la campagna di distribuzione?

L’Italia si prepara ad accogliere circa 202 milioni di dosi di vaccino anti-Covid 19 della casa farmaceutica Pfizer-Biontech. Quale sarà la gerarchia della somministrazione del farmaco?

Le prime somministrazioni: l’ultima parola all’Ema

Secondo quanto dichiarato da Ursula von der Leyen, le prime dosi del vaccino Pfizer-Biontech, contro Covid 19, saranno somministrate entro il 2020. Ieri, 15 dicembre 2020, la Commissione dei ministri della Salute di Italia, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Svizzera e Gran Bretagna – in video conferenza – si sono incontrati per adottare una linea comune. Fra Natale e Capodanno si procederà alla somministrazione delle prime dosi di vaccino contro il Coronavirus, messo in atto dall’americana e tedesca Pfizer-Biontech. Dosi che inizieranno a circolare in Italia alla fine delle feste natalizie. Un’ipotesi che sarà confermata solo da una commissione di esperti dell’EmaAgenzia europea dei medicinali – la cui data d’incontro è prevista per il 21 dicembre 2020. Ad esito positivo, la Commissione europea e l’Agenzia italiana del Farmaco, approveranno l’uso del vaccino nel Bel Paese entro Natale. Così, entro l’inizio del nuovo anno, si potrà somministrare il vaccino in pubblica piazza.

Vaccino Pfizer-Biontech, a chi verrà somministrato?

Durante l’incontro telematico, i nove ministri della Salute europei hanno posto un quesito: chi saranno i primi ad essere sottoposti al vaccino anti Covid 19? La linea comune è vertuta verso il personale sanitario, quello delle Rsa e gli anziani ospitati nelle case di riposo. Secondo la stima, l’Italia somministrerà a 1,8 milioni di persone il primo blocco di vaccini ad inizio gennaio ed il corrispondente richiamo dopo tre settimane. Si ricorda che l’Italia ha diritto al 13,5% del totale delle dosi previste dagli Accordi preliminari conclusi dalla Commissione europea, sui vaccini che saranno prodotti da sette aziende -Astra Zeneca, Pfizer-Biontech, Johnson & Johnson, Sanofi-Gsk, Curevac e Moderna. Un sistema che nega l’accanimento di ogni Stato nel reperire le dosi di vaccino e garantisce trattamenti eguali per tutti i membri. Con l’avanzare del tempo, l’Italia accoglierà circa 202 milioni di dosi di vaccino così, se ci fosse bisogno di un richiamo o di una ripetizione ci sarebbero ulteriori iniezioni per tutti. Delle sette aziende impegnate, solo l’americana Pfizer ha garantito il trasporto e la logistica del prodotto negli ospedali a 80 gradi sotto zero. Le altre case farmaceutiche si occuperanno di distribuire alle forze armate il vaccino che, a loro volta consegneranno alle case di cura.

L’ipotesi di gerarchia di diritto d’accesso al vaccino

Il Governo italiano non ha ancora pensato e dichiarato pubblicamente una strategia di distribuzione alle altre categorie. Contrariamente alla Germania, Roberto Speranza, Ministro della Salute, non vorrebbe formare una lista di personalità basata sulle funzioni vitali. Si pensa che la seconda tranche di vaccini sia dedicata alle forze dell’ordine, al personale all’interno delle scuole e gli addetti al trasporto pubblico, ai detenuti e agli anziani più vulnerabili. L’arrivo del vaccino porterà un’enorme mole di lavoro per medici ed infermieri: circa 16 mila unità di personale sanitario saranno assunte entro fine febbraio. L’americana Pfizer ha posto un’importante clausola all’Europa: non darà la possibilità ai privati di acquistare la propria dose di vaccino. Nonostante la decisione etica della casa farmaceutica, i costi di una singola dose di vaccino non sono per un pubblico ben spendente. Fonti dichiarano che il vaccino della Astra Zeneca dovrebbe costare poco più 2,6 euro a dose. Mentre Pfizer e Moderna si dice che vendano il vaccino a circa 10 euro.

Chiara Bigiotti

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