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Varese, donna violentata per anni: la violenza non sarebbe “un fatto di gravità estrema”

Varese, per anni una donna è stata violentata e ha subito abusi fisici, sessuali oltre che psicologici dal compagno. La sua vicenda e la violenza subita non però considerata un “caso di gravità estrema, assolutamente fuori da ogni possibile previsione, eccezionale ed inevitabile” dai giudici tributari.

La donna, che oggi ha 36 anni e vive nella provincia di Varese, violentata dal compagno, che soffriva di disturbi psichiatrici. Anche nel corso della sua gravidanza, la donna era forzata a sottomettersi al compagno e quando non assecondava le sue volontà la sua punizione era quella di essere sbattuta fuori di casa.

Varese: la violenza, la denuncia ed il tribunale

Dopo la denuncia per violenza della donna, il Tribunale di Busto Arsizio ha emesso una misura cautelare per l’uomo, poi seguita da un’ordinanza del sindaco per un trattamento sanitario obbligatorio. Per la donna è stata inoltre attivata una procedura per l’affidamento esclusivo del figlio. Finito in una struttura psichiatrica e sulla via per la perdita dell’affidamento del figlio, l’uomo ha deciso nel 2017 di suicidarsi.

La donna, ormai rimasta sola con il figlio, ha preso la decisione di voler vendere la casa che aveva acquistato con il compagno grazie alle agevolazioni fiscali per la prima casa. Non essendo però ancora trascorsi i cinque anni dall’acquisto, la legge prevede la restituzione dei benefici fiscali tranne che in caso di “fatti gravi e imprevedibili”. È qui che la commissione tributaria ha stabilito, dopo il ricorso intrapreso dalla donna, che non sussisteva “un avvenimento di gravità estrema, assolutamente fuori da ogni possibile previsione, eccezionale e inevitabile”.

Il fallimento del ricorso

La terza sezione della Commissione tributaria provinciale di Varese ha scritto: “La situazione di forte disagio richiamata dalla ricorrente e, a suo dire, impeditiva dell’acquisto di un nuovo immobile non può essere presa in considerazione, dal punto di vista normativo, in quanto non si ravvisa un impedimento oggettivo e non prevedibile tale da non potere essere evitato e tale da costituire un ostacolo all’adempimento della obbligazione”.

La donna è dunque ora chiamata a pagare, oltre ai 750 euro di spese legali, altri 4.000 euro di cui 3.000 di imposta di rogito e 1.000 di sanzione.

Ginevra Mattei

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