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Variante Delta del Covid: indebolisce l’efficacia dei vaccini?

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I nuovi studi e dati dal mondo reale suggeriscono una capacità della variante Delta, B.1.617.2 di provocare reinfezioni e indebolire l’efficacia dei vaccini.

Questo può avvenire soprattutto dopo la prima dose, in quanto rimane alta la protezione dopo due dosi.

La variante Delta

La variante Delta, B.1.617.2 (chiamata precedentemente «indiana») è presente ormai anche nel nostro paese.

L’Istituto Superiore di Sanità ha parlato di una prevalenza dell’1% ed è anche recente il caso di un focolaio in una palestra di Milano in cui c’è stato almeno un caso sequenziato, quello di un sanitario già vaccinato (con due dosi) contagiato dalla Delta.

La variante Delta nel Regno Unito

Il caso di reinfezione ha fatto sorgere una serie di domande sulla variante Delta.

Le prime risposte a questi interrogativi vengono dal Regno Unito. Qui la variante Delta ha ormai soppiantato la variante Alfa (ex «inglese») e costituisce il 96% dei casi.

Inoltre i sequenziamenti dei nuovi positivi sono così numerosi da essere arrivati all’88% del totale, grazie anche a un nuovo test di genotipizzazione che utilizza una mutazione altamente specifica come indicatore della variante Delta

I dati inglesi appena pubblicati dal Ministero della Salute nazionale (PHE) l’11 giugno parlano di 33.207 casi totali di variante Delta nella settimana.

Si stima che la capacità di trasmissione della Delta sia maggiore del 64% e che aumenti di 2 volte il rischio di ospedalizzazione.

Attualmente il 68% dei casi si sono verificati in persone non vaccinate. Una forte concentrazione di positivi è anche nei giovani tra i 10 e i 29 anni. Meno del 5% casi, invece, riguardano persone di età pari o superiore a 60 anni.

Decessi e ospedalizzazioni 

Un altro tema su cui si è molto discusso è se  i vaccini in uso siano ancora in grado di offrire protezione in caso di contagio con questa variante.

Nel Regno Unito i ricoveri ci sono, ma stanno aumentando rapidamente tra i giovani adulti (età 25-44) e quasi per nulla tra i più anziani.

Tra i vaccinati i ricoveri sono stati dell’11% e il 29% dei decessi erano tra persone vaccinate. 

Da alcuni calcoli sui tassi di mortalità ospedaliera specifici per età nell’epidemia inglese si calcola che il legame tra ricovero e morte questa volta sarà minore di circa un terzo.

Le due dosi

In base alle analisi sui dati inglesi, i vaccini in uso in UK (Pfizer e AstraZeneca) sono ancora efficaci, soprattutto dopo due dosi, anche se in maniera lievemente minore. 

Esperti hanno calcolato un’efficacia dell’80% dopo una dose verso il rischio di ospedalizzazione e decesso e maggiore del 95% dopo due dosi

La protezione data dai vaccini è più debole con persone che hanno ricevuto una sola dose.

Infatti, secondo uno studio pubblicato su Lancet effettuato su 250 persone vaccinate con Pfizer, il 79% dei vaccinati con una dose hanno registrato una risposta neutralizzante degli anticorpi contro il virus Delta ridotta al 32% (rispetto al ceppo originario) e al 25% con la variante Beta (ex «sudafricana»). 

L’efficacia del vaccino contro Delta è maggiore dopo le due dosi.

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