Sarà il fascino di Edward Norton, la bellezza di Naomi Watts, il viaggio esotico e un amore turbolento a rendere questo film così magnetico. Non possiamo definirlo un capolavoro, eppure, ogni volta che lo troviamo in programmazione, eccoci lì, telecomando e fazzoletti a portata di mano. “Il velo dipinto” di John Curran, perché ci piace così tanto?

Il racconto di due solitudini, e la redenzione di un amore

I primi approcci, i più delicati, i secondi, quelli più incerti. Un amore nato da un tradimento e da una forte repulsione. Se l’amore dovesse seguire una regola diacronica, quella sarebbe dell’ innamoramento. L’attrazione, prima fisica, forse, e poi quella mentale. Vademecum di tutte le coppie che si rispettino, ma non le più longeve. Ne Il velo dipinto la pulsione amorosa non segue il naturale flusso emotivo che ci aspetteremmo; dal disamore si passa all’amore, con una lenta e profonda consapevolezza: non esistono regole o catene da avvinghiare al cuore.

Un matrimonio forzato è ciò che lega questi due sventurati amanti, che, diciamocelo, non si conoscono. Siamo agli inizi del 1920, Londra. Il punto di vista narrante è quello di lei, Kitty Garstin, figlia di una ricca famiglia benestante. Di lei notiamo subito una carattere ‘bollente’: viziata e capricciosa, dicono, ma cosa sono il vizio e il capriccio se non il marchio inconfondibile di una donna tipicamente forte?

Il velo dipinto PhotoCredit: dal web
Il velo dipinto PhotoCredit: dal web

Nella sua intolleranza verso l’aristocrazia borghese e il matrimonio combinato, si cela una rivincita femminista, forse ingenua, ma necessaria alla sua formazione personale. Il tradimento? Un piccolo tassello volto alla riconquista di un controllo che dovrebbe essere affidato alla sua cura: il suo corpo, la sua persona. Walter Fane, biologo, perdutamente innamorato di lei, fa di tutto per sposarla. Ad entrambi è attribuito un errore: a lei lo sbaglio di aver accettato un matrimonio con un uomo sconosciuto, a lui l’illusione di tagliare i tempi dell’innamoramento, non concedendosi la possibilità di farsi conoscere dall’amata. Il tradimento, purtroppo, era inevitabile. Eppure, crea una ferita così profonda nel cuore di Walter da recidere, per sempre, i rapporti con Kitty.

Come tutte le più belle cose, l’amore tra loro dure ‘nasce’ (no, non ‘ri-nasce’, perché, ai fatti, non si sono mai conosciuti) in un contesto del tutto disperato. Nella vicinanza con la morte, l’amore trova il terreno fertile per far germogliare i suoi boccioli. In un villaggio ai confini del mondo, Kitty acquista la forza che ha dovuto sopprimere per tanti anni. Diventa la donna forte e indipendente che ha sempre desiderato. E, in questa nuova consapevolezza di sé, ha la capacità di amare quell’uomo che non ha mai conosciuto, suo marito. Walter, dal canto suo, ammette i suoi errori e, per una volta, nel suo camice bianco da biologo, riconosce a sé stesso l’impossibilità dell’amore di essere soppresso a conti e formule chimiche.

Perché l’amore è così: nasce proprio quando non te lo aspetti.

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