Cinema

Venti film italiani da (ri) scoprire-Parte 2

Se ripenso ad anni fa, mi ricordo di un tormentone molto frequente tra i miei coetanei. La frase era questa: “Il Cinema Italiano fa schifo”. Essendo allora un cinefilo in erba, mi adeguavo al clima e concordavo su tutto. Sono passati quasi vent’anni e il Cinema Italiano rimane ancora un’intrigante incognita. Ecco quindi la parte 2 di una personale classifica di venti film italiani che non godono sempre della giusta considerazione.

Parliamo di film appartenenti all’ultima decade e non tutti sono capolavori incompresi ma piuttosto esempi di film che sono riusciti a sorprenderci, facendoci capire che quando ci sono il mestiere e la passione, l’Italia riesce a fare cinema con la C maiuscola.

ACAB

venti film italiani 2
Venti film italiani 2. PhotoCredit: Web

L’esordio cinematografico di Stefano Sollima sembra volersi concentrare sulle figure degli “antieroi” ma in maniera diversa dal solito. Sollima non è uno stupido ed è consapevole che, se vuole raccontare la storia di un gruppo di celerini, non può evitare la trappola delle sfumature. I quattro protagonisti della nostra storia sono uomini segnati dalla violenza del loro lavoro ma soprattutto da un paese che non riescono più a riconoscere. Stiamo parlando di uomini che spesso abbandonano i propri scrupoli ma che sono comunque condannati alla sconfitta.

È questo “ACAB”. Un racconto cinico, crudo ma anche molto esplicito sulla natura primordiale e spesso bipolare della nostra Italia. Se, infatti, i nostri protagonisti sono uno peggiore dell’altro, si possono davvero biasimare le loro reazioni di fronte a un paese sempre più selvaggio e privo di controllo? È proprio questa natura ambivalente a rendere “ACAB” un film difficile da etichettare ma anche insolito nel nostro panorama cinematografico: appena assistiamo a un ritratto sociale che, effettivamente, riconosciamo, ecco che arrivano i nostri a renderci le cose più difficili.

ACAB” è anche un film che conferma il talento di Sollima come regista, sia come direttore di attori che di addetti ai lavori: il cast è in splendida forma, la confezione è ottima, la colonna sonora è perfetta e le sequenze di culto non mancano (i festeggiamenti con “Police on my Back” oppure la spedizione punitiva sotto le note di “Where is My Mind?”). Insomma, un esordio sul grande schermo coi fiocchi.

ACAB
ACAB. PhotoCredit: Web

Questione di Cuore

venti film italiani 2
Venti film italiani 2. PhotoCredit: Web

L’Amicizia è un affare serio. Personalmente, lo ritengo uno dei valori più importanti in questo mondo. Se c’è una cosa che adoro degli amici è che non si devono cercare, si trovano e basta. Non c’è altra spiegazione per quello che avviene nelle vite di Alberto (Antonio Albanese) e Angelo (Kim Rossi Stuart), così diversi fra loro sia caratterialmente che socialmente ma uniti come se fossero fratelli.

Il primo è uno sceneggiatore in crisi, colto e molto tagliente ma anche infelice in una relazione sentimentale che non sembra soddisfarlo, mentre il secondo lavora in una carrozzeria ed è un padre di famiglia. I due s’incontrano per la prima volta in ospedale, a seguito di un infarto che li ha portati a un passo dalla morte, e cominciano a frequentarsi poiché capaci di comprendersi. Un’amicizia assurda ma sincera che porterà i due a comprendere le priorità della propria vita e ad affrontare le preoccupazioni che riguardano il loro futuro.

Il film di Francesca Archibugi si gioca la carta dell’ironia come strumento non per creare comicità (riservata solo a un cameo di Carlo Verdone nel ruolo di sé stesso) ma piuttosto per aiutarci a comprendere le paure dei personaggi, interpretati da attori e attrici in splendida forma. Un film non per tutti e di sicuro non quel genere di titolo che cerchi per ricevere una “botta di vita” ma “Questione di Cuore” è un dramma ingiustamente sottovalutato e che meriterebbe maggiore riconoscimento.

questione di cuore
Questione di cuore. PhotoCredit: Web

Dieci Inverni

venti film italiani 2
Venti film italiani 2. PhotoCredit: Web

Certe volte è più facile trovare sentimento e passione in un piccolissimo film piuttosto che in un’opera diretta da un autore affermato e premiata fino allo sfinimento. Questo è il caso di “Dieci Inverni”.

Il genere cinematografico Sentimentale è uno di quelli che, solitamente, mi lascia indifferente. Non tanto per quello che racconta, cioè l’amore, ma per Come ce lo mostra: lacrimucce, baci appassionati, innamorati cretini e tanti inconvenienti. Per fortuna, c’è qualcuno che ha capito come funziona davvero nella vita reale, almeno in certi casi. Lo stesso regista Valerio Mieli ha definito questa sua opera prima l’“anti-colpo di fulmine”. Non c’è, infatti, proprio nulla di romantico nella storia d’amore tra Camilla (Isabella Ragonese) e Silvestro (Michele Riondino). Oppure sì?

Quello di “Dieci Inverni” non è un elogio all’amore universale o una storia d’amore fine a sé stessa ma piuttosto un vero e proprio resoconto sui rapporti sentimentali, unito al racconto di formazione. Ambientato in un Veneto freddo e industriale e spostandosi anche verso la Russia, “Dieci Inverni” è la storia dell’incontro tra due giovani immaturi (ciascuno a modo suo) alle prese con le difficoltà della vita, le conseguenze delle loro scelte ma soprattutto con un amore mai sopito che non riesce sempre a superare qualsiasi ostacolo.

Poco edificante? Forse sì ma anche verosimile e, per una volta, sorprendente. “Dieci Inverni” è un film che non sa che farsene del romanticismo e punta piuttosto alla psicologia dei personaggi e alle loro relazioni umane. E per questo non posso che apprezzarlo.

Dieci Inverni
Dieci Inverni. PhotoCredit: Web

Non Essere Cattivo

venti film italiani 2
Venti film italiani 2. PhotoCredit: Web

Cresciuto negli anni ’70, Claudio Caligari è il rappresentante più lucido e inflessibile della cosiddetta “generazione pasoliniana”, ovvero quella che ha subito gli effetti collaterali dalla cultura degli anni ottanta fino alla fine del decennio successivo. Epoca in cui è ambientato proprio “Non Essere Cattivo”, tragico e realistico resoconto dell’esistenza di due disperati che popolano la Ostia del 1995.

Un film dai propositi alti ma dotato di un cuore pulsante che raramente si vede in un film italiano. Caligari amava il cinema ma è stato anche uno dei pochi ad aver mostrato il lato più disagiato di un’epoca ormai passata ma di cui spesso si colgono i rimasugli. Il buon vecchio Claudio l’ha fatto attraverso una regia sicura, uno stile crudo ma sofferente e dirigendo un piccolo ma bellissimo gruppo di attori: Luca Marinelli è riuscito a conquistarci ancora prima della sua consacrazione definitiva con lo Zingaro di “Lo Chiamavano Jeeg Robot”, Alessandro Borghi è la sorpresa del film e lo stesso si può dire per Roberta Mattei e soprattutto Silvia D’Amico.

Il dramma raccontato da Caligari è sincero e privo di spocchia autoriale ma io credo che la verità sia un’altra: “Non Essere Cattivo” è vero cinema. Non solo di tipo sociale ma anche di quello che riesce a scuoterti l’anima e a farti piangere il cuore, senza ricatti o moralismi beceri.

non essere cattivo
Non essere cattivo. PhotoCredit: Web

Notturno Bus

venti film italiani 2
Venti film italiani 2. PhotoCredit: Web

Basato sull’omonimo romanzo di Giampiero Rigosi, l’esordio cinematografico di Davide Marengo è quel genere di film che non si può etichettare con facilità: stiamo parlando di un thriller spionistico? Una commedia? Un Noir grottesco? Una storia romantica dalle tinte fosche? Non c’è bisogno di rifletterci sopra poiché sono tutte risposte corrette.

Notturno Bus” è noir metropolitano, ambientato in una Roma abbastanza anonima e dove sembra normale vedere delle spie interagire con criminali dalla bellezza folgorante e conducenti di autobus malinconici. Eppure è proprio questa la vicenda che vede protagonisti Leila (Giovanna Mezzogiorno), ladra professionista e avvenente, e Franz (Valerio Mastandrea), uomo dal carattere passivo e pressato dai debiti di gioco. Due esseri umani completamente diversi e uniti solo da una serie di circostanze più o meno fortuite che comprendono la presenza di un prezioso microchip, conteso da due fazioni rivali che scatenano ex agenti segreti, armati e pericolosi.

Se c’è una cosa che colpisce di “Notturno Bus” è l’equilibrio con cui racconta questa storia così scatenata ma mai stupida o inverosimile. Abbiamo quindi il dramma ma sempre stemperato da un’amarezza sardonica, la commedia che tende sempre sul grottesco, il romanticismo che sfocia nella malinconia e persino la violenza ha un che di tragicomico. A metà tra i polizieschi italiani d’altri tempi e con certi tocchi provenienti dal cinema di altri paesi (Tarantino ma anche qualcosa dai fratelli Coen e Aki Kaurismaki), “Notturno Bus” è anche un prodotto onesto sia nell’ambito dell’intrattenimento che della narrazione, priva di sbavature manifeste e anzi divertente da seguire.

notturno bus
Notturno Bus. PhotoCredit: Web

La Meglio Gioventù

venti film italiani 2
Venti film italiani 2. PhotoCredit: Web

Marco Tulio Giordana è un regista discontinuo ma concreto. Non tanto nello stile abbastanza riconoscibile ma piuttosto nella tipologia di film che ha diretto nel corso degli anni. Non tutti titoli che hanno ottenuto un grande riconoscimento dal pubblico ma che, probabilmente, meriterebbero più considerazione. Arrivati a oggi, il suo capolavoro rimane “La Meglio Gioventù”, sorta di resoconto sulla storia Italiana dalla metà degli anni sessanta ai primi respiri del ventunesimo secolo.

Ci sono quasi tutti i momenti salienti della nostra storia contemporanea: gli anni della controcultura, l’alluvione di Firenze del ’66, il Sessantotto, le Brigate Rosse, la lotta contro la Mafia culminata con la Strage di Capaci, Tangentopoli e altro ancora.

la meglio gioventù
La meglio gioventù. PhotoCredit: Web

Giordana però non gira un documentario o, peggio ancora, una fiction enfatica e piena di cliché. Punta piuttosto su un ritratto di famiglia talmente semplice da essere il veicolo ideale per trasportarci in una storia che parla dell’Italia più di tanti film odierni. I fratelli Carati sono protagonisti di una storia che è come la vita: piena di opportunità e delusioni, ricca di persone che ci cambiano e ci aiutano a crescere, nel Bene e nel Male. Questo “banale” ma vitale (bisogna proprio dirlo) punto di vista, rende non solo il racconto molto appassionante e mai noioso (impresa non facile per un film che dura 360 minuti!) ma permette a Giordana di mostrarci un affresco storico efficace e spesso spiazzante per la sincerità con cui viene rappresentato.

Se questo già non bastasse, “La Meglio Gioventù” rimane anche un film pieno di umanità e che Giordana dirige con un grande senso del racconto, grazie anche alla sceneggiatura dalla struttura circolare firmata da Sandro Petraglia e Stefano Rulli. In poche parole, “La Meglio Gioventù” è semplicemente grande cinema.

la meglio gioventù
La meglio gioventù. PhotoCredit: Web

La Giusta Distanza

la giusta distanza
La giusa distanza. PhotoCredit: Web

Il compianto Carlo Mazzacurati è probabilmente uno dei registi italiani più sottovalutati della sua generazione. Non mi spiego altrimenti la poca notorietà dei suoi film, al di fuori della cerchia dei cinematografari, tra cui il suo capolavoro: “La Giusta Distanza”.

Di cosa parla “La Giusta Distanza”? La cosa pazzesca è che sono parecchi gli elementi che compongono questo splendido film: il ritratto della provincia veneta, una riflessione sul giornalismo (da qui il titolo), una storia d’amore e persino un giallo. Mazzacurati dichiarò che il tema principale del suo film è la presenza del Male nel mondo. Il regista e lo sceneggiatore Marco Pettenello hanno affermato di essersi ispirati a “Il Buio oltre la Siepe” e, in effetti, il paragone non è tanto azzardato.

Concadalbero è un paese che appare placido e privo di qualsiasi attrattiva ma che, come una realistica Twin Peaks, nasconde una sottile malvagità pronta a scoppiare. Un Male che non deve necessariamente possedere forme atroci poiché è pronto a colpire nel modo più inaspettato e dettato dalle motivazioni più insulse o passionali. Mazzacurati è molto chiaro al riguardo: tante persone normali possono diventare “mostri”, se superano il limite. Un film personale eppure molto lucido e, senza dubbio, uno dei migliori esempi di grande cinema fatto in Italia.

la giusta distanza
La giusta distanza. PhotoCredit: Web

L’Uomo che Verrà

l'uomo che verrà
L’uomo che verrà. PhotoCredit: Web

È snervante ogni volta che penso al modo con cui viene insegnata la cosiddetta “storia contemporanea” nelle scuole. Sarà eccitante quanto volete conoscere molti dettagli sulle civiltà antiche o sulla Rivoluzione Francese ma trovo sconfortante notare che molti miei coetanei non sappiano quasi nulla di ciò che va’ dalla Seconda Guerra Mondiale all’attualità. Rimaniamo ancorati ai primi anni del Novecento e parliamo di uno degli eventi più tragici del Secondo Conflitto Mondiale su suolo italiano: la Strage di Marzabotto.

Giorgio Diritti non è però un amante del melodramma e anzi tratta con grande rispetto quello che è, a tutti gli effetti, un episodio molto tragico del secolo che fu. Il lavoro fatto dal regista e dai suoi collaboratori è minuzioso, tracciando così un ritratto realistico della vita contadina dell’Appennino Emiliano del 1944. I volti sembrano quelli di persone di tutti i giorni (sarebbe quasi un film neorealista se non ci fosse la certezza di aver di fronte degli attori conosciuti come Maya Sansa, Alba Rohrwacher e Claudio Casadio) e i paesaggi non sono fini a sé stessi ma anzi aiutano lo spettatore ad immergersi nell’ambientazione di una vicenda inizialmente dilatata nel tempo (mai noiosa, però) e poi sempre più tragica.

Ed è questo il più grande merito di Diritti: aver raccontato una tragedia storica che non viene schiacciata dallo spettacolo cinematografico gratuito. Non c’è nulla di enfatico nel triste destino delle vittime di una strage insensata e crudele. Il regista però ci fornisce anche una luce di speranza con il personaggio di Martina (Greta Zuccheri Montanari), bambina muta che attende con trepidazione l’arrivo del nuovo fratellino. Proprio l’Uomo che Verrà e che dovrà raccogliere l’eredità di un paese bagnato di sangue innocente.

l'uomo che verrà
L’uomo che verrà. PhotoCredit: Web

Bella Addormentata

venti film italiani 2
Venti film italiani 2. PhotoCredit: Web

Il mondo dei media di oggi (anche un po’ quello di ieri) ha sempre un occhio di riguardo verso certi casi di cronaca che, per un motivo o un altro, diventano di dominio pubblico. Uno dei più tristemente noti degli ultimi anni è quello che riguardò il caso Eluana Englaro, vittima di un incidente stradale che rimase in stato vegetativo per diciassette anni fino alla sua morte avvenuta il 9 Febbraio del 2009. Casi giudiziari, inchieste giornalistiche (alcune particolarmente vergognose) e persino iniziative politiche furono solo alcune delle conseguenze di tale episodio.

Ricordo anche quando nel 2012 fu annunciata la presenza al Festival di Venezia del film di Marco Bellocchio basato, a quanto pare, sul Caso Englaro: “Bella Addormentata”. Io stesso fui molto scettico al riguardo: davvero era necessario un film basato su un episodio ancora così vivo nella nostra memoria e tuttora controverso per le sue implicazioni? La risposta è sì se gestisci il materiale a disposizione nel modo più intelligente possibile. Bellocchio non è mai stato uno sprovveduto e questo suo titolo ne è la conferma.

maya sansa
Maya Sansa. PhotoCredit: Web

Bella Addormentata” non è una ricostruzione drammatica della storia di Eluana ma piuttosto un ritratto tetro eppure molto umano del rapporto tra le persone e l’eutanasia.

Ho riscontrato che non sono in tanti ad aver visto tale film e la cosa un po’ mi sorprende perché potrebbe significare che il Caso Englaro è stato archiviato con incredibile facilità dal pubblico. Al di là di questo, “Bella Addormentata” è comunque un film intenso e profondo come pochi. Non solo per la tematica trattata ma anche per le non poche sfaccettature presenti nel racconto, puntato soprattutto sul dramma ma non senza qualche elemento surreale e persino con qualche pizzico d’ironia (impagabile il sarcastico psichiatra interpretato da Roberto Herlitzka). Congedandosi poi dallo spettatore con un finale perfetto che non fornisce però una risposta a una questione che rimarrà sempre aperta.

bella addormentata
Bella Addormentata. PhotoCredit: Web

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