Musica

Sul sentiero di Vespro tra agave, agapanto e tanto sentimento

È napoletano ma fa la spola tra Pisa, città in cui studia, e Milano, città in cui lavora alla sua musica. Emanuele Ruffo, in arte Vespro, è un talento che brucia a fuoco lento, nato quasi come evoluzione naturale di quella musica che l’ha sempre consolato nei momenti difficili della vita e che ora sta per regalargli un’avventura, il primo EP dopo anni di piccoli esperimenti. Un anno nella radio universitaria, poi l’ingresso nella neonata etichetta Kumomi e una rapida crescita artistica. Vespro ci guida nel sentiero della sua arte, pieno di “Agave” e sfaccettature di carattere messe a nudo.

Vespro, dalle origini ad Agave

Presentando il singolo “Agave” in piena estate hai annunciato che sarà l’inizio di qualcosa di nuovo. È da intendersi come un cambiamento importante nella tua produzione o c’è un significato più intimo e personale?

Da una parte mi riferisco sicuramente all’EP in arrivo, ma negli ultimi anni ho cercato di maturare in certi aspetti del mio lavoro e della mia vita, quindi le vere novità stanno nel modo in cui ora mi approccio alla produzione, alla scrittura, alla comunicazione. Adesso ho una direzione precisa verso cui andare, so già che i prossimi lavori saranno molto più introspettivi delle mie prime canzoni, sulle quali avevo lavorato senza un’idea precisa, quasi istintivamente.

Ti abbiamo iniziato a conoscere con “512” e “Emanuele”, canzoni che parlano già molto di te. In “Agave” come esce questa analisi introspettiva?

Quello di “Agave” è l’unico testo che ho scritto nel periodo del lockdown e vuole consegnare più sfumature di me stesso rispetto a “512”, che racconta una storia autoconclusiva. In “Agave” dico cose che non avevo mai esternato prima, tiro fuori i lati oscuri del mio carattere: se da un lato mi paragono all’agapanto che è un fiore elegante, specchio del lato più solare del mio carattere, dall’altro lato sono anche l’agave, fiore spinoso, pianta non particolarmente bella che rappresenta i miei lati oscuri, le mie falle, dalle banali incertezze ai momenti in cui esprimo la spigolosità del mio carattere.

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La ricerca musicale di Vespro e la Kumomi

Sei cresciuto ascoltando generi anche molto diversi tra loro: da una parte rap americano ed R&B, dall’altra Pino Daniele e il cantautorato italiano. Come confluisce questo mix di generi nella tua ricerca artistica?

Nella parte melodica e dei beat prendo sempre ispirazione dall’R&B, inoltre in questo periodo sto ascoltando molta elettronica, vedi Bon Iver, James Blake e tanto altro ancora. Il lato melodico però non va di pari passo con quello autoriale né con quello introspettivo perché quando scrivo mi lascio ispirare solo dai grandi cantautori italiani, come Battiato o Tenco. Pino Daniele mi piace al punto che un giorno vorrei scrivere un pezzo in napoletano ispirandomi proprio a lui, anche per questo sto pian piano affinando la mia scrittura, abbracciando una vena blues in cui racconto tutto senza troppi fronzoli.

Sei stato uno dei primi artisti prodotti dalla Kumomi. Quanto ti aiuta nella crescita artistica far parte di un’etichetta che ha una visione di collettivo?

La visione di Francesco (Caprai, fondatore dell’etichetta, n.d.r.) è esattamente questa: non snaturare i progetti, apportare miglioramenti ai brani senza far perdere loro l’impronta artistica originale. Cioè, se un giorno volessi lavorare su sonorità funk lui non mi porterebbe a un prodotto hard rock. Partendo dai miei suoni e dai miei testi, Francesco cerca sempre di potenziare la mia autenticità. La “Agave” che ascoltiamo ora è nata da una bozza con un inizio completamente diverso nel beat, più scarno, minimale e con suoni più freddi. È stato lui a suggerirmi di riscaldare i beat, di renderli più variegati per enfatizzare il mio testo. Francesco ha quella conoscenza musicale che gli permette di capire dove raffinare il suono per permettere all’artista di esprimersi a 360 gradi.

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Il demotape e il lockdown

Proprio con Kumomi hai lavorato a un demotape durante il lockdown. Di cosa si tratta?

Il demotape è un progetto collettivo a cui hanno partecipato gli artisti di Kumomi, è una presentazione dell’etichetta, del suo taglio di produzione. Siamo stati chiusi in casa nel periodo di rifinitura dei brani per i dischi, lavoro che abbiamo rimandato all’estate, ma non lavorare normalmente non è stato sinonimo di stop. Abbiamo recuperato brani lasciati in cantina e ci siamo coordinati tramite Skype per consegnare i brani finiti nelle mani di Francesco che ne ha poi effettuato il master. Poiché il demotape è stato registrato interamente durante il lockdown non contiene pezzi con qualità da studio. Io, per esempio, mi sono dovuto chiudere in un armadio, tra camicie e felpe, per avere una parvenza di ambiente insonorizzato in cui registrare le linee vocali. Ma abbiamo dimostrato la nostra voglia di non lasciare sole le persone in quei giorni duri, facendo loro compagnia con la nostra musica.

Deve essere stato spiazzante ricostruire una routine di lavoro non potendovi più ritrovare fisicamente in uno studio di registrazione. Senti che nonostante tutto hai acquisito qualche nuova conoscenza artistica o tecnica utile?

È stata proprio la musica a non farmi crollare psicologicamente durante il lockdown. Aver trascorso un mese durante quel periodo a lavorare al demotape è stato qualcosa che mi ha tenuto la mente occupata. Mi sono dovuto impegnare anche nella costruzione dei brani passo dopo passo e nel pre-mixaggio, aspetti del lavoro che non avevo mai affrontato prima perché di solito arrivo con il brano grezzo da perfezionare in studio, mentre stavolta ho fatto quasi tutto da solo. Non ho dovuto soltanto cantare ed è stata un’abilità acquisita in più.

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L’EP e la dimensione live

A fine agosto sei tornato in studio a Milano per lavorare al tuo primo EP. Presentaci una parte di Emanuele che mostrerai in questo nuovo lavoro di Vespro.

Agave è stato il punto di partenza di un EP in cui spero si sentirà nettamente la differenza con le mie canzoni precedenti. C’è stato un lavoro minuzioso sul suono, abbiamo cercato di dare un’anima omogenea a tracce che hanno melodie diverse. Nei testi ho cercato di creare sfumature semantiche più articolate, di raccontare davvero qualcosa di me, ci sono punti emotivamente molto carichi. Quando sono andato a registrare l’EP ero contentissimo, ma la sera, uscito dallo studio, stavo male per aver tirato fuori emozioni e pensieri che nella vita quotidiana accantono. Sono canzoni piene di sentimento e spero che le persone lo percepiranno ascoltandomi.

Dopo il lockdown il mercato musicale si è in qualche modo riorganizzato, lasciando però aperta l’incognita concerti. Dopo l’uscita dell’EP hai in mente di fare qualche data live?

Noi stavamo già prendendo contatti per organizzare un piccolo tour di presentazione dell’EP che avrebbe dovuto toccare varie parti d’Italia, ma questo mercato sta facendo ancora fatica a riprendersi. I grandi nomi per ora se la cavano, almeno finché è possibile fare concerti all’aperto, ma sia a livello artistico che economico c’è una grossa perdita. Noi artisti medio-piccoli siamo del tutto fermi a causa anche della chiusura definitiva dei locali che solitamente ci ospitavano. Spero di riuscire a suonare il prima possibile, non mi va proprio di stare fermo, nemmeno nella dimensione live. Non mi dispiace l’idea del tipico concerto acustico per pochi intimi, ma non può essere l’unica scelta, non per un emergente come me che deve presentare il suo primo lavoro e rischia di non potersi esprimere completamente perché lavora con suoni diversi dalle sole voce e chitarra acustica.

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Francesca Staropoli

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