CronacaPolitica

Vittoria per Bonafede, respinte le mozioni di sfiducia

Vengono respinte con la maggioranza dei voti le due mozioni di sfiducia contro il ministro della giustizia Alfonso Bonafede. Con una maggioranza ancora coesa cadono anche le preoccupazioni di una nuova, e decisamente non vantaggiosa in questo momento, crisi di governo.

L’assemblea a Palazzo Madama

Inizia alle 9:30 in Aula la discussione sulle due mozioni di sfiducia presentate al ministro Bonafede. La prima mozione è esposta dal centro destra e firmata dai capigruppo Romeo, Ciriani e Bernini (Lega, FdI, FI). La seconda mozione di sfiducia è presentata dal Emma Bonino (+Europa).

Esordisce il senatore Pepe (Lega) dichiarando l’operato di Bonafede un fallimento. Dalle parole del leghista, il Ministro della Giustizia avrebbe nominato Basentini come capo del DAP, al posto di Nino di Matteo, senza che ne avesse idonee competenze. Il Ministro non avrebbe saputo inoltre far fronte alle rivolte nelle carceri e avrebbe indirettamente autorizzato le scarcerazioni mafiose con il Cura Italia del 17 marzo. Conclude: “Non è stato in grado di far fronte alle emergenze carcerarie in atto con il Coronavirus” e Si è dimostrato inadatto al suo ruolo”.

Illustra poi la mozione 235 Emma Bonino (Più Europa). Spiega che oggi non si discute sulla caduta del governo, ma sulla politica della giustizia necessaria all’Italia. Ricorda che “la giustizia è un’istituzione di garanzia dei cittadini, non un mezzo di lotta politica”. Oggi, afferma la Bonino, è il ministro Bonafede a ad essere il sospettato. A diffondere questo sospetto sarebbe stato proprio il magistrato a cui il Ministro ha proposto incarichi nel 2018. La Bonino non vede trasparenza e chiede le dimissioni di Bonafede, perché non si può essere rappresentati da un ministro della giustizia rappresentante della cultura del sospetto. “Voglio una politica che restituisca ai cittadini la fiducia nel giusto processo e nella correttezza dell’amministrazione” conclude la senatrice.

L’Aula del Senato si divide

Parla poi il senatore Nencini di Italia Viva, che non vede possibile al momento una nuova maggioranza diversa da quella già esistente. L’interesse nazionale prevale su ogni altra valutazione, ma il caso in Aula deve essere trattato attentamente sebbene la tempistica non sia perfetta. Dalle parole del senatore emergono i motivi per i quali il partito sarebbe propenso a sostenere la mozione di sfiducia.

Prende la parola poi il senatore Dal Mas (Forza Italia), sostenendo l’incapacità oggettiva a suo parere di Bonafede. Non ritiene che debba lasciare l’incarico per le insinuazioni del magistrato, ma per la sua inadeguatezza e per le riforme effettuate durante l’emergenza.

A sostegno del Ministro si esprime poi il Movimento 5 Stelle. Il senatore Marco Pellegrini interviene in sua difesa, sottolineando l’ottimo operato di Bonafede fino ad ora. Elencando i numerosi provvedimenti positivi presi dal Ministro negli scorsi mesi, dichiara il suo aver sempre affrontato ogni tipo di problematica in merito giudiziario. Il senatore Lomuti contesta le mozioni presentate dall’opposizione, definendole contrastanti e accusandole di ipocrisia. Ribadisce poi l’impossibilità dell’esecutivo di intralciare il potere giudiziario, che nella scarcerazione di detenuti ha agito appellandosi a leggi vecchie di decenni, sconnesse dal Cura Italia.

Il senatore Urso di Fratelli d’Italia conferma poi la volontà del suo partito di sfiducia nei confronti del Ministro, senza alcuna preoccupazione di andare al voto in caso di crisi di governo. L’unica via sono le dimissioni, perchè “La giustizia non si baratta”.

Il Partito Democratico rivela il suo voto contro le mozioni di sfiducia. Il senatore Mirabelli non ritiene opportuno l’attacco a Bonafede, e dunque al Governo. Ribadisce che il Cura Italia non ha affatto consentito le scarcerazioni mafiose. Emerge il suo pensiero che le vicende, a partire dalle telefonate in diretta tv su La7, siano state strumentalizzate a scopo propagandistico.

La replica di Bonafede alle mozioni di sfiducia

Sulla vicenda che riguarda Di Matteo, Bonafede ripercorre i singoli eventi che l’hanno visto coinvolto, rispondendo alle insinuazioni. La vicenda “è stata ormai a dir poco sviscerata in ogni sua parte”, chiarisce il Ministro, in riferimento all’ampio impatto mediatico a causa della diretta televisiva su La7. La nomina di Basentini a capo del DAP al posto di Di Matteo sarebbe stata assolutamente priva di condizionamenti. Secondo infatti quanto ribadisce Bonafede, la scelta del capo del DAP è stata discrezionale.

Gestione dell’impatto del Coronavirus nelle carceri. Il rischio di contagio nelle carceri è amplificato e sono state messe in atto le indicazioni di carattere medico scientifico, a scopo di tutela della salute dei detenuti ma anche della collettività. Queste misure hanno funzionato? Bonafede si ritiene soddisfatto, poiché oggi solo 102 sono i casi di attualmente positivi di reclusi. Un detenuto è deceduto e significativo è il numero dei guariti. Falsa è l’immagine di un governo che spopola le carceri rilasciando tra i più pericolosi detenuti. La maggioranza ha solo semplificato leggi già vigenti, che spetta applicare in autonomia ai Magistrati di Sorveglianza, introducendo l’utilizzo del braccialetto elettronico. La legge esclude esplicitamente la scarcerazione di rivoltosi e mafiosi, e i detenuti per reati di mafia sono usciti dal carcere per motivi non riconducibili all’operato di questo Governo.

Una leale collaborazione con la maggioranza. “Le misure concrete adottate per l’emergenza sono frutto di un lavoro di squadra di tutto il Governo, che ha deciso di considerare la giustizia una vera priorità”, esclama Bonafede. Il confronto con la maggioranza sarà costante, come avvenuto sull’approvazione dei due decreti antimafia.

Renzi non voterà le mozioni di sfiducia

Italia Viva è l’ago della bilancia in questa votazione con i voti di 17 parlamentari. Renzi invita Bonafede alla riflessione su quanto è stato detto e giudica legittime le mozioni di sfiducia da parte dell’opposizione. Oggi però la maggioranza deve rispettare il Presidente del Consiglio, del quale Renzi afferma di aver apprezzato le ultime importanti decisioni prese. Nonostante concordi con le mozioni della Bonino, Renzi conferma il sostegno al Governo. Si rivolge direttamente a Bonafede “Faccia il ministro della giustizia e non il ministro dei giustizialisti e vedrà che ci avrà al suo fianco”.

Le votazioni

Si inizia con il voto per la prima mozione, la numero 230, firmata Romeo, Ciriani e Bernini. Con 160 voti contrari e 131 favorevoli (più un astenuto), questa prima mozione viene respinta. Si passa poi alla mozione successiva, la 235, firmata da Emma Bonino e altri. Anche questa non viene approvata con 158 voti contro 124 (19 astenuti). E’ ormai ufficiale, il Senato con la maggioranza dei voti rifiuta entrambe le mozioni di sfiducia.

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