Wanderlust: il nuovo appuntamento della rubrica Parole dal Mondo, complici le vacanze imminenti, si propone di analizzare un termine tedesco che si riferisce al desiderio di viaggiare, sì, ma anche di immergersi nella natura essendo in armonia con essa.

Wanderlust: etimologia e significato

Quasi sempre il termine Wanderlust è reso in lingua italiana con un desiderio, quasi inquieto, di viaggiare continuamente. La parola in questione si usa anche in lingua inglese imputando al termine, una semantica che ha lo stesso significato. Etimologicamente, la parola origina, a sua volta, dalle parole Wandern (vagare) e Lust (desiderio). La prima apparizione di Wanderlust si riscontra in una poesia risalente al 1819Die drei Quellen (“Le tre fonti”) di Friedrich Rücker.

Wanderlust - Photo Credits: spaceodditiesnook.files.wordpress.com
Wanderlust – Photo Credits: spaceodditiesnook.files.wordpress.com

Entrato nel registro di uso comune – specialmente nella lingua inglese a cui, falsamente, se ne attribuisce la paternità – si attesta il primo uso documentato, sempre riferito all’idioma anglosassone, nel 1902. L’introduzione del concetto, più che etimologico, fu visto come un tratto culturale tipico delle popolazioni tedesche: esplorare o girovagare. Wandern, infatti, non riflette la sua semantica nel verbo viaggiare o nella brama dell’esplorazione del soggetto: è il verbo prediletto da chi ama immergersi nella natura, in particolare nei boschi.

Wanderlust e Wandering: uso improprio del termine e riferimento alla natura

Il concetto espresso dal termine Wandering, derivante dal romanticismo tedesco, fu fulcro della concezione che si espresse poi,lessicalmente e semanticamente, con Wanderlust. Un altro termine, “wanderbird“, confermerebbe quella tipica inclinazione adolescenziale alla ricerca costante di unione con la natura: a riprova del verbo che si riferisce all’esplorazione di boschi o aree naturali. Il termine Wanderlust, per essere usato in modo consono, è necessario che sia associato ad un viaggio da compiere completamente nella natura. Spesso, si abusa di tale termine per rivolgersi a viaggi fatti in grandi metropoli: in questo caso l’espressione perde il suo senso. La peculiarità è una: la dominanza della natura incontrastata.

Introspezione, riflessione, arte: la filosofia dietro la semantica

Appurato che il termine si riferisca all’immersione in un mondo che ha elementi bucolici, e che metta in contatto la propria essenza con la natura circostante, è doveroso citare anche una filosofia di fondo. Un’altra sua caratteristica è, infatti, la riflessione interiore. Wandern è soprattutto l’attività prescelta dagli artisti: siano essi poeti, pittori, musicisti. Nella letteratura di Goethe, tale termine è uno dei punti principali, tipico del romanticismo tedesco; così come in ambito musicale con Schubert in Fantasia Wanderer o nella pittura con il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich. Il Wanderlust di oggi, in realtà, ha un po’ ribaltato l’accezione originaria del vocabolo: non è solo colui che ha voglia di viaggiare, sostando in posti chic o, oltremodo, alla moda. Al contrario, è colui che brama il silenzio, ammirare la natura in ogni sua sfumatura e sentirsi in armonia con essa.

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