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Webdoc: “Il Cacciatore di Aquiloni”, dipinto di un Afghanistan affranto

Interrogando la Storia, si riscontrano in periodi diversi fenomeni e circostanze simili, tanto che anche le epoche più lontane ci aiutano a comprendere meglio il tempo in cui viviamo. Oggi Webdoc ferma l’attenzione ed effettua alcune riflessioni proprio in questi tempi, rispetto al film Il Cacciatore di Aquiloni, basato sul romanzo dello scrittore statunitense di origine afgana Khaled Hosseini, in un epoca in cui, come oggi, la devastazione regna sovrana e la barbaria più grande si attua a Kabul, in Afganistan dove, dopo 20 anni di spargimenti di sangue, dolore, tragedie, donne, bambini e popolo afghano, abbandonati senza speranze nelle mani dei Talebani, cercano la fuga in tutti i modi, anche aggrappandosi agli aerei che decollano, andando incontro alla sola morte disperata.

Il tramonto degli aquiloni

Webdoc: “Il Cacciatore di Aquiloni”, dipinto di un Afghanistan affranto
“Il Cacciatore di Aquiloni” di Mark Forster

Questi giorni duri riportano alla mente le tristi pagine del romanzo best seller, Il Cacciatore di Aquiloni, di Khaled Hosseini, così come la stessa trasposizione cinematografica diretta da Marc Forster: Amir, torna a Kabul dopo anni e trova il disastro, gli aquiloni non volano più, la bellezza è fuorilegge e le donne sono diventate invisibili. Una storia che racconta la bella e innocente amicizia tra Amir e Hassan, compagni inseparabili fino a quando un episodio divide per sempre i loro destini, sullo sfondo di un paese straziato dalla guerra. Un viaggio nella misteriosa terra dell’oppio, per comprendere meglio cosa sta succedendo in Afghanistan.

I giovani attori Ahmad Khan Mahmoodzada nei panni di Hassan e Zekeria Ebrahimi alias Amir - Photo credits: Cinematographe.it
I giovani attori Ahmad Khan Mahmoodzada nei panni di Hassan e Zekeria Ebrahimi alias Amir – Photo credits: Cinematographe.it

Oggi assistiamo alla sconfitta indegna dei governi, alla morte della civiltà, e alla vittoria delle barbarie sui diritti e sulla dignità degli esseri umani. Gli aquiloni di Kabul smetteranno di volare e non basteranno di certo i droni occidentali a difenderne l’esistenza. I Talebani avevano in passato vietato di far volare gli aquiloni nei cieli dell’Afghanistan ed è certo che verrà restaurato l’Emirato Islamico. Il regime degli studenti del Corano per anni aveva impedito alla popolazione quel tradizionale festeggiamento che segnava la fine del gelido inverno e l’arrivo delle belle giornate di primavera che coinvolgeva grandi e piccini in una grande competizione in cui vinceva chi riusciva a far volare il proprio aquilone più a lungo, ed ora torna l’inverno sulle donne di Kabul, oggi bottino di guerra: un film nella storia visto troppe volte.

La barbaria del nostro tempo

Manifestazione hippie nel paese asiatico afgano nella città di Kabul per il suffragio universale femminile - Photo credits: Wikipedia
Manifestazione hippie nel paese asiatico afgano nella città di Kabul per il suffragio universale femminile – Photo credits: Wikipedia

Anche se l’Afghanistan non è mai stato un paese idilliaco ed egualitario, ha avuto tempi migliori prima del controllo dei Talebani. Non tutti sanno che negli anni ’70, per esempio, il Paese asiatico era la destinazione hippie per eccellenza e che approvò persino il suffragio femminile prima degli Stati Uniti. Prima dell’arrivo dei talebani, le donne potevano vestirsi come volevano senza timore di essere punite o diffamate. Ma adesso, loro sono lì, terrorizzate e affrante e non c’è giorno che passi senza chiedere aiuto. I talebani bussano alle loro porte e già sanno che non potranno uscire di casa da sole né lavorare, non potranno studiare né scegliere i vestiti da indossare. Fa terribilmente ribrezzo il proibizionismo in tutte le sue più gravi sfaccettature. E tutta la sottomissione assoluta ai talebani.

Le donne afgane e i propri figli, con in volto il Burka - Photo credits: La Repubblica
Le donne afgane e i propri figli, con in volto il Burka – Photo credits: La Repubblica

La storia si ripete perché ladri, barbarie, imbroglioni e truffatori esistono in ogni tempo. Le donne. L’universo al femminile, da queste parti, ha molto poco da vivere in pace. Ammutolite e umiliate, il loro tempo da vivere è scandito unicamente da chi decide per loro. Nulla di più. I pochi passi in avanti che l’Afghanistan aveva fatto nei diritti delle donne saranno perduti. Le donne erano riuscite ad avere l’indipendenza, a poter lavorare e formarsi come medici, infermiere, insegnanti, giornaliste o governatrici locali. Qualcosa che non si vedrà più. C’è solo la possibilità di ricorrere la storia che dal 1996 è arrivata al 2001, quando i talebani hanno governato l’Afghanistan, per capire quanto ci sia in gioco in questo momento. 

Il bimbo interiore non muore mai

“Il Cacciatore di Aquiloni”, dipinto di un Afganistan affranto che affronta ala vita con la gioia di un bambino - Photo credits: web
“Il Cacciatore di Aquiloni”, dipinto di un Afganistan affranto che affronta ala vita con la gioia di un bambino – Photo credits: web

La parte finale de Il Cacciatore di Aquiloni ha un doppio significato: da un lato Amir riscopre la voglia di tornare a essere felice mentre gioca con gli aquiloni con Sohrab, dall’altro proprio Sohrab comincia a superare gli orrori che ha vissuto. La spensieratezza di Amir nel ritrovare quel lato di bambino in se stesso giocando con l’aquilone e correndo sereno come faceva a Kabul; dall’altro la disperazione, la malinconia e la tristezza di Sohrab che è rimasto traumatizzato dal suo passato ma che alla fine riesce comunque a sollevare un piccolo sorriso che riempie il cuore di gioia ad Amir. Il Cacciatore di Aquiloni è un piccolo capolavoro, denso di significati profondi in molteplici campi, da quello personale a quello etnico-culturale, riassume mirabilmente la condizione di un Paese nonché spiccata denuncia, che riesce ad entrare nel cuore dello spettatore.

La forza di denuncia di questo film è efficace, tanto quando ci dimostra la Storia: non è vero che si può seppellire il passato, ma esiste sempre un modo per tornare ad essere buoni. Oggi, Indietro di vent’anni, i Jihadisti già in libertà: adesso torna l’incubo del terrorismo. La Jihad di tutto il mondo, a tutte le latitudini, si esalta: per vent’anni, l’Afghanistan era stato quieto, Bin Laden era stato eliminato insieme ad Al Qaeda. Intanto, la mortalità infantile si dimezzava e i laureati passavano da 20mila a 31mila l’anno. Adesso, è finita. Adesso, il mondo è in preda a un trauma che sfascia insieme alla pace anche i nostri film, le canzoni e i sogni. Ma l’importante è sempre saper ritrovare il Peter Pan che sta in noi.

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Rubrica a cura di Giuliana Aglio

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Giuliana Aglio

Laureanda in Scienze Politiche delle Relazioni Internazionali e Diplomatiche: Storia, Cultura, Mondo, Attualità, presso Unict. Amante della fotografia e della Settima Arte visionaria, come testimonianza storica d'impegno civile e documentaria, costantemente ispirata dal naturalista David Attenborough e da registi del calibro di Steven Spielberg, Martin Scorsese, Chris Columbus, Taika Waititi, Todd Phillips, Guillermo del Toro, Christopher Nolan e Denis Villeneuve. Innamorata dei Musical quali "The Greatest Showman" e del tanto acclamato "A Star is Born". Aspirando alla carriera da regista/giornalista continuerò ad emozionarmi non smettendo mai di sognare attraverso l'inspiegabile piacere che il cinema regala con la "magia" capace di rendere meravigliose le cose ordinarie e la "bellezza" di spingerci dove non ci sono confini e orizzonti.
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