Cultura

William Burroughs: «Saccheggiate il Louvre!»

Negli anni 50, secondo il pittore francese Brion Gysin, la scrittura era almeno cinquant’anni indietro rispetto alla pittura. Poi, grazie a William Borroughs, questo ritardo fu colmato.

Scrittore e poeta beat diverso dagli altri della sua generazione, William Burroughs si trasferì a Parigi verso la fine degli anni 50 e lì conobbe Brion Gysin. I due intrapresero una relazione sentimentale che li condizionò reciprocamente anche sul piano creativo, tanto che insieme scrissero il manifesto “Les voleurs” in cui teorizzarono il concetto di cut-up narrativo.

Le parole come immagini

Partendo dall’assunto che anche la parola è un’immagine, e che quindi come tale dovesse essere utilizzata, Burroughs sviluppa una nuova tecnica stilistica: il cut-up. Concretamente, consiste nel tagliare un testo scritto lasciando intatte parole e frasi, e mischiandole senza seguire un filo logico e senza rispettare le regole sintattiche. Tuttavia, anche se un senso non è immediatamente afferrabile o comprensibile, c’è.

É inevitabile che, dislocare parole di testi differenti faccia perdere il senso dell’orientamento al lettore, ci faccia sentire scombussolati, vulnerabili. Ma sempre arriva il prodigio: ci spogliamo delle convenzioni e abbandoniamo qualsiasi forma di controllo; ci immergiamo nel futuro, pronti ad accogliere e generare l’inaspettato. Lasciamo il senso, dunque, per ritrovarne un altro, nuovo ed epifanico.

«Vive le vol»

La reciproca influenza tra artisti è fondamentale nel processo creativo, secondo Burroughs, e allora perchè non rubare intenzionalmente dagli altri?
I primi esperimenti dell’artista in questa direzione coincidono con “Minutes to go”, una raccolta del 1959 in cui confluiscono pezzi estrapolati da testi di Shakespeare e della Bibbia, insieme ad altri frammenti. Ne risulta una scrittura incredibile ed imprevedibile, che attraverso le inedite connessioni visive che crea, determina anche nuovi ed ambigui significati.

Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno, bronzo appartengono all’artista vivente. Appartengono a chiunque sappia usarli. Saccheggiate il Louvre! A bas l’originalité, lo sterile e assertivo ego che imprigiona mentre crea. En haut le vol – puro, sfrontato, totale.

Burroughs utilizza il cut-up narrativo anche in alcuni suoi romanzi, come Strade morte e Interzona, ma ottiene poco riscontro nei lettori. Così, matura la decisione di usare la tecnica solo per fini specifici, ovvero nei casi di descrizione di alterazione o dissociazione mentale di alcuni dei suoi personaggi. Infatti, egli aveva notato una somiglianza tra i discorsi dei soggetti con disturbi psichici e i risultati degli esperimenti cut-up.

William Burroughs: dal cut-up al fold-in

Secondo Allen Ginsberg, dietro alla tecnica elaborata da William Burroughs c’erano intenzioni più profonde ma al tempo stesso anche più elevate, che partivano da un presupposto: le singole impressioni sensoriali sono condizionate dal linguaggio e dalla forma di pensiero che apprendiamo al momento della nostra nascita.
Burroughs sospettava che queste potessero addirittura essere programmate nel nostro corpo, in un progetto di condizionamento universale, una sorte di contagio virale. Così, egli attraverso la scrittura voleva sfuggirgli, sperimentare ogni possibile deragliamento dei sensi, convinto di potersi sottrarre a qualsiasi tipo di controllo, inserendosi così perfettamente anche nella rotta di collisione sociale sociale di quegli anni.

In ogni momento che viviamo, ogni azione che compiamo, il fluire della nostra coscienza «è tagliato da fattori a casaccio». Per lo scrittore statunitense la coscienza di ciascuno di noi è un cut-up, la vita stessa lo è. «Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno, bronzo appartengono all’artista vivente. Appartengono a chiunque sappia usarli» scrive con Gysin nel manifesto “Les voleurs“.

Dopo anni di sperimentazione, il cut-up subisce anche un’evoluzione nel fold-in, una tecnica per cui si piega una pagina in due parti e la si pone al fianco di un’altra facendo emergere un terzo scritto. Poi, dalla carta egli passa al magnetofono, registrando voci e lavorando poi sul nastro accelerandole, rallentandole, tagliandole ed eseguendone il montaggio.

Giorgia Lanciotti

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