Xinjiang: come il video di una ragazza su TikTok ha riaperto il dibattito sui campi di detenzione cinesi

Una ragazza americana, con un ingegnoso video sul social network TikTok, è riuscita a bypassare la censura cinese e parlare della feroce repressione messa in atto dal governo contro la minoranza musulmana degli Uiguri nello Xinjiang. il video della ragazza americana segue la pubblicazione da parte del New York Times di documenti riservati del Partito Comunista Cinese nei quali vengono illustrate le linee-guida messe in atto dai funzionari per la gestione dei campi di detenzione.

Con queste parole una ragazza americana del New Jersey, Feroza Aziz, è riuscita a bypassare la censura di TikTok, celebre social network cinese nato per creare brevi clip musicali di durata variabile tra i 15 e i 60 secondi, e a porre l’attenzione su un’ingiustizia in corso nella regione dello Xinjiang.

Ciao ragazzi ora vi insegno come allungare le vostre ciglia. La prima cosa è mettere le ciglia nel piegaciglia. Poi lo mettete giù e usate il vostro telefono, proprio quello che state usando ora, e cercate di capire cosa sta succedendo in Cina nei campi di concentramento dei musulmani.

Doverosa premessa: sono in molti a pensare che TikTok, così come avviene per tutti i principali social network cinesi, censuri e banni profili tramite algoritmi che scovano le parole chiave scomode al regime.

Proprio per questo la giovane americana si è avvalsa di questo escamotage che ha fatto si che il video venisse cancellato dal social network solo dopo essere rimbalzato in ogni angolo del globo, raggiungendo circa 1,4 milioni di visualizzazioni e 500mila like.

L’effetto è stato sorprendente: dopo anni di assoluto silenzio, forzato solo da coraggiosi giornalisti che hanno tentato di far luce sulla persecuzione etnica a danno degli Uiguri messa in campo dal governo cinese nella regione dello Xinjiang, il dibattito pubblico ritorna a trattare uno degli argomenti più scomodi per il paese del dragone.

I documenti segreti del Partito Comunista Cinese pubblicati dal New York Times

Ad onor del vero, il video della 17enne è seguente alla pubblicazione di circa 400 pagine di documenti Top Secret del governo cinese da parte del New York Times.

In questi documenti sono contenute rilevanti informazioni riguardanti i campi di concentramento, ufficialmente “centri di formazione volontaria al lavoro” nei quali vengono detenuti circa un milione di appartenenti alla minoranza etnica; ma prima facciamo un passo indietro.

Lo Xinjiang

Lo Xinjiang è una regione autonoma della Cina nordoccidentale; ricco di risorse naturali e territorio fondamentale per la realizzazione delle infrastrutture della “Nuova via della seta”, confina con la Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tajikistan, Afghanistan, Tibet e le regioni indiane di Jammu e Kashmir.

Di notevoli dimensioni, il territorio dello Xinjiang è un vasto deserto attraverso il quale passavano le carovane mercantili lungo la via della seta ai tempi di Marco Polo.

La regione è storicamente abitata da una popolazione turcomanna dai tratti somatici simili agli abitanti del Medio Oriente e di religione musulmana sunnita e che rappresenta circa la metà della popolazione dello Xinjiang.

Nel 1949 la regione, allora Seconda Repubblica del Turkestan Orientale, passò sotto il dominio cinese a seguito dell’invasione da parte dell’Esercito Popolare di Liberazione, durante la rivoluzione Maoista.

La convivenza forzata con l’etnia Han, che rappresenta il 92% di tutta la popolazione cinese, a sua volta suddivisa in 56 gruppi etnici, ha portato ad una situazione di tensione, esplosa a seguito della caduta dell’Unione Sovietica.

Durante quel periodo, nella zona dell’Asia Centrale sono nati gli stati indipendenti del Kazakistan, Kirghizistan e Tajikistan, alimentando il sentimento secessionista di una parte consistente della popolazione degli Uiguri.

Xinjiang video TikTok
in rosso, la regione cinese dello Xinjiang – fonte: Wikipedia

Le rivolte degli Uiguri

Da allora, nella regione si sono verificate numerose rivolte, tra le quali la più violenta nel 2009, dopo che due Uiguri che lavoravano in una fabbrica di Shaoguan, nella provincia del Guangdong, furono linciati ed uccisi dai colleghi di etnia Han.

Le proteste esplose nella citta di Ürümqi, capoluogo dello Xinjiang, degenerarono presto in violentissimi attacchi da parte degli Uiguri ai danni dei cinesi Han.

Il numero dei morti da entrambi gli schieramenti, non accertabile con precisione, si aggira intorno alle 197 persone. Negli anni successivi si sono verificati altri episodi di violenza come l’attentato messo in atto da separatisti uguri all’interno della stazione di Kunming, nello Yunnan. In quell’occasione persero la vita 33 persone, di cui 4 attentatori, e ne rimasero ferite più di 100.

Per arginare i moti di protesta, il Partito Comunista Cinese intraprese una politica di lotta al terrorismo particolarmente dura, al fine di normalizzare la situazione della regione.

Come spiega l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), il governo cinese ha formulato una definizione particolarmente ampia di terrorismo, comprendendo, insieme al significato proprio del termine, anche il separatismo e l’estremismo religioso e racchiudendolo nella definizione dei “tre mali” dei quali viene accusata la minoranza uigura.

I campi di rieducazione nello Xinjiang

Veniamo ora al video della 17enne americana e ai documenti Top Secret pubblicati dal New York Times, i cosiddetti “Xinjiang Papers”.

403 pagine di documenti interni al Partito Comunista forniscono una panoramica agghiacciante di quello che accade all’interno dei campi. Si tratta della più grande pubblicazione mai avvenuta di documenti governativi e conferma quanto già era trapelato circa la condizione dei detenuti nei campi di rieducazione.

Le informazioni più rilevanti, contenute nelle 403 pagine, includono discorsi privati del presidente cinese Xi Jinping nei quali ordinava una “lotta totale contro il terrorismo, l’infiltrazione ed il separatismo” chiedendo ai funzionari di agire “senza alcuna pietà” nei confronti dei terroristi.

Nei suoi discorsi, Xi Jinping pone l’accento anche sui programmi di indottrinamento nelle carceri, miranti ad annullare l’identità degli Uiguri.

Ancora, nell’agosto del 2016, dopo la nomina a capo della regione autonoma di Chen Quanguo, famoso per aver già governato il Tibet con metodi particolarmente duri, si è registrato un aumento significativo dei campi di detenzione. Chen Quanguo, distribuendo i discorsi del presidente Xi, esortava i funzionari a “radunare tutti coloro che devono essere radunati” ed ordinando l’eliminazione o la reclusione di tutti i cinesi Han che si opponevano al piano di repressione o manifestavano dubbi circa l’efficacia delle misure messe in campo.

Le risposte standard agli studenti uiguri fuori sede

Non mancano linee-guida su come comportarsi con gli studenti delle minoranze che studiano nelle università cinesi e che, tornando nello Xinjiang, non trovano più i loro familiari.

Alla domanda: “Dove sono i miei familiari?” la risposta standard è: «Sono in una scuola di formazione». È fondamentale che i funzionari specifichino che i genitori non sono criminali, ma non possono ancora lasciare i campi ed un comportamento corretto da parte dello studente potrebbe favorire il loro ritorno: «Sono sicuro che li sosterrai, perché questo è per il loro bene e anche per il tuo bene».

Il motivo di queste direttive è specificato negli stessi documenti; infatti si legge che “gli studenti di ritorno da altre parti della Cina hanno legami sociali diffusi in tutto il paese. Nel momento in cui emettono opinioni errate su WeChat, Weibo e altre piattaforme di social media, l’impatto è diffuso e difficile da sradicare”.

Come scrive il New York Times è improbabile che queste risposte possano convincere gli studenti e il governo ha fornito risposte a una serie di altre domande: quando verranno rilasciati i miei parenti? Perchè non possono tornare a casa? Possono richiedere un congedo? Come posso permettermi la scuola se i miei genitori studiano e non c’è nessuno a lavorare?

La guida raccomanda risposte sempre più ferme dicendo agli studenti che i loro parenti erano stati “infettati” dal “virus” del radicalismo islamico e che dovevano essere messi in quarantena e curati. Persino i nonni e i familiari che sembravano troppo vecchi per commettere atti violenti non potevano essere risparmiati, hanno detto i funzionari.

“Se non si sottopongono allo studio e alla formazione, non capiranno mai completamente e completamente i pericoli dell’estremismo religioso”, ha detto una risposta, citando la guerra civile in Siria e l’ascesa dello Stato islamico. “Indipendentemente dall’età, chiunque sia stato infettato dall’estremismo religioso deve sottoporsi alla formazione nei campi”.

Le autorità sembrano utilizzare un sistema di punteggio per determinare chi può essere rilasciato dai campi: il documento indica ai funzionari di dire agli studenti che il loro comportamento può danneggiare i punteggi dei loro parenti e di valutare il comportamento quotidiano degli studenti e registrare la loro presenza durante sessioni di formazione, incontri e altre attività.

Le reazioni della comunità internazionale

A seguito della pubblicazione degli Xinjinag Papers, il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha accusato la Cina di attuare una “brutale detenzione ed una sistematica repressione” degli Uiguri e di altre minoranze etniche, chiedendo al governo cinese di rilasciare immediatamente le persone detenute nei campi.

Il governo cinese, tramite il portavoce del Ministero degli Esteri Geng Shuang, ha affermato che il personale politico americano è carico di pregiudizi nei confronti del governo cinese e diffonde bugie sul suo operato; ancor di più, il governo americano è accusato di attuare un doppio standard su temi come l’antiterrorismo e l’estremismo islamico:

Nel Xinjiang non ci sono problemi etnici, religiosi o di diritti umani: il governo locale del Xinjiang adotta misure antiterroristiche e per risolvere il problema dell’estremismo. La legge cinese protegge la libertà di fede religiosa dei cittadini cinesi, ivi inclusa quella degli uiguri del Xinjiang e delle altre minoranze etniche. La Cina ha da sempre accolto con favore le visite nel Xinjiang di quegli stranieri che aderiscono al principio di obiettività e giustizia.

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