Cultura

Yasser Arafat, il sovrano senza stato e senza casa

Yasser Arafat muore a Clamart, cittadina alla perferia di Parigi l’11 Novembre del 2004. La  data di morte è quasi certa, mentre su quella di nascita vige quel mistero che ha sempre aleggiato attorno alla sua figura. L’uomo più celebre della resistenza palestinese è infatti anche il più misterioso. Niente o quasi è mai trapelato della sua vita privata, se non indiscrezioni che lo volevano omosessuale, nonostante un matrimonio in tarda età , e malato di aids. Malattia che sembra averlo ucciso.

Quello che è certo, è che Arafat è stato una figura di spicco del panorama politico mondiale. Con lui, nasce la Palestina come idea di stato. Giovanissimo diventa capo di Al-Fatah l’organizzazione laica, politica, e paramilitare palestinese, che confluirà nell’OLP, organizzazione per la liberazione della palestina, di cui rimase leader indiscusso fino alla morte. Dal 1996 ha ricoperto inoltre la carica di presidente dell’ANP, organismo politico di autogoverno palestinese formatosi nel 1994 in conseguenza degli accordi di Oslo. Nel 1994 gli venne conferito, unitamente ai leader israeliani Shimon Peres e Yitzhak Rabin,  il Premio Nobel per la pace.

Quello che ci è dato sapere sulla sua vita

Yasser Arafat noto anche con lo pseudonimo di Abū ʿAmmār, affermava di essere nato a Gerusalemme il 4 Luglio del 1929, mentre il certificato di nascita ufficiale colloca la sua nascita in Egitto, Al Cairo, nello stesso anno, ma il 24 di Agosto. Sesto di sette figli, il padre era un ricco commerciante che viaggiava spesso fra Gerusalemme e l’Egitto; la madre apparteneva alla nobile famiglia degli Husseini. Dopo la morte di quest’ultima , quando aveva solo quattro anni va a vivere a casa dello zio materno che era membro della corte islamica di diritto, e attivista politico . Il giovanissimo Arafat prende parte ad azioni di lotta e già a sette anni partecipa a un’azione antisionista.

Altrettanto presto impara a costruire ordigni esplosivi, compie missioni segrete nella striscia di Gaza e aiuta a far passare armi in Palestina. Nel 1948, allo scoppio della prima guerra arabo-israeliana, Arafat intensifica il suo addestramento militare e si unisce al gruppo di partigiani di Khader, partecipando ai combattimenti. A 18 anni, credendo in una forza interaraba, entra nelle fazioni in lotta contro la costituzione dello Stato israeliano e l’anno dopo prende parte attiva alla lotta palestinese. Dopo la sconfitta, Arafat torna al Cairo e si iscrive alla facoltà d’ingegneria civile completando gli studi nel 56. Nel 1952 intanto, si era unito alla Fratellanza musulmana e alla Lega degli studenti palestinesi di cui era divenuto anche il presidente. Allo scoppio della guerra per il controllo del canale di Suez è sottotenente dell’esercito egiziano.

Yasser Arafat giovane guerrigliero-fonte ilprimatonazionale.it
Yasser Arafat giovane guerrigliero-fonte ilprimatonazionale.it

Da al-Fatah” all’OLP

Divenuto un personaggio scomodo, ricercato dalle autorità israeliane, per evitare l’arresto abbandona l’Egitto per il Kuwait con molti dei suoi collaboratori. Qui inizia a lavorare come ingegnere presso una società degli emirati, e a costruire, per conto proprio, ville per i ricchi sceicchi locali. Dopo qualche anno è già proprietario di tre imprese di costruzioni. Ma in Kuwait, Arafat mette a punto una rete di alleanze con gli esuli palestinesi e stabilisce contatti politici. Da qui nel 1959 nasce la prima cellula rivoluzionaria, al-Fatah, che nel Corano significa conquista, apertura a qualcosa di glorioso. La linea di al-Fatah si fonda su cinque punti: liberazione della Palestina, utilizzo della lotta armata, autoorganizzazione e autogestione palestinese, cooperazione con le forze arabe amiche, cooperazione con le forze internazionali amiche. Al-Fatah rimane segreta fino al 1965.

Dopo la sconfitta nella guerra araba contro Israele nel 1967, al-Fatah converge nell‘OLP, “l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina”e nel febbraio 1969 Yasser Arafat diventa presidente del Comitato Esecutivo del Consiglio Nazionale della Palestina. Con il suo carisma e la sua abilità politica Arafat indirizza l‘OLP verso la causa palestinese allontanandola dai disegni panarabi. Allo stesso tempo la crescita del suo ruolo politico corrisponde a maggiori responsabilità militari, e nel 1973 diventa Comandante in capo dei gruppi armati palestinesi.

Il sovrano di uno stato che non c’è

Per molti studiosi della causa israelo palestinese ci sono soprattutto due fasi che caratterizzano la figura, la lotta, e la vita di Yasser Arafat, ossia quella prima del 1974 e quella dopo. Nel luglio 1974 Arafat, infatti, decide una svolta importante dell’OLP, rivendicando per il popolo palestinese il diritto all’autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese. A novembre, in uno storico discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite, chiede una soluzione pacifica, politica, per la Palestina, ammettendo implicitamente l’esistenza di Israele. Lui che fino ad allora, famosa è l’intervista concessa alla Fallaci nel 72, era stato il simbolo della lotta ad oltranza.

La svolta, infatti, non viene ben accolta dai combattenti; è accusato di svendere la causa palestinese e riesce a sventare uno dei tanti attentati alla sua vita. Tutto questo da anche l’avvio a sanguinosi atti di terrorismo in tutto il mondo da parte delle frange estreme della causa. Nel 1983, nel pieno svolgimento della guerra civile libanese, sposta il quartier generale dell’OLP da Beirut a Tunisi, e nel novembre di cinque anni più tardi, proclama lo Stato indipendente di Palestina. Chiede inoltre il riconoscimento delle risoluzioni ONU e di aprire un negoziato con Israele. Nell’aprile 1989 è eletto dal Parlamento palestinese primo Presidente dello Stato che non c’è, lo Stato di Palestina. Curioso il fatto che si dicesse non avesse oltre ad uno stato, di fatto, nemmeno una casa, viveva, quando poteva, nella casa del fratello e dormiva di volta in volta sempre in luoghi diversi.

Dalla guerra del golfo agli accordi di Oslo al Nobel per la pace

Yasser Arafat Yitzhak Rabin e Shimon Peres premio nobel per la pace-fonte fanpage.it
Yasser Arafat Yitzhak Rabin e Shimon Peres premio nobel per la pace-fonte fanpage.it






Negli anni 90 la sua credibilità internazionale subisce una battuta d’arresto a causa del suo appoggio a Saddam Hussein durante la guerra del golfo. Viene accusato da più parti di fomentare il terrorismo, alla luce anche dei negoziati di pace da lui condotti e mai conclusi. Un primo tentativo si era fatto con la conferenza per la pace in Medio Oriente a Madrid, poi con trattative segrete portate avanti dal 1992 fino agli accordi di Oslo e Camp David del 1993.

E sarà proprio in conseguenza di ciò che sempre nel 1993 viene ricevuto al parlamento europeo come capo di stato, dove chiede che l’unione diventi parte in causa del processo di pace. Un anno più tardi, nel dicembre 1994, riceve il Nobel per la pace ex aequo con importanti esponenti dello Stato israeliano, Yitzhak Rabin e Shimon Peres. Nel frattempo da leader palestinese si trasferisce a Gaza, dove guida l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp).

Nessuno dopo di lui

Yasser Arafat ritratto-fonte occhionotizie.it
Yasser Arafat ritratto-fonte occhionotizie.it

Uomo e leader politico controverso, guerrigliero, stratega militare, esule senza mai essere fuggitivo, ma anche, per i suoi nemici, capo terrorista spietato, cercava sempre di lasciarsi una strada aperta. Girava su di lui una storiella spiritosa, secondo la quale; in pellegrinaggio alla Mecca,recatosi nella valle di Mina per il lancio rituale di sette pietre contro l’immagine del diavolo, non le lancia tutte. Quando gli chiedono il perché, risponde: “Non dobbiamo mai chiudere la porta in faccia a nessuno”.

Indipendentemente dal personaggio creato ad arte dai media americani, che lo ritraevano carismatico e accattivante con i suoi interlocutori, era un uomo pragmatico che si muoveva come un rabdomante alla ricerca di spazi di mediazione. Fiutava il pericolo come un lupo inseguito, era amato dal suo popolo e ispirato solo dall’idea nasseriana della patria e dall’ ossessione per l’unità; quell’unità che ancora non ha visto e forse mai vedrà la luce. Muore senza aver indicato un successore e senza che nessuno sia mai riuscito a diventarlo.

Cristina Di Maggio

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