Al termine di una giornata a Roma in cui ha incontrato Papa Leone XIV e Giorgia Meloni, Volodymyr Zelensky a sorpresa ha aperto all’idea su cui l’aveva sfidato in un’intervista Donald Trump: «Stanno usando la guerra per non indire le elezioni, penso che il popolo ucraino dovrebbe avere questa scelta». Ora il leader di Kiev si dice pronto a far partire il processo così che possano svolgersi elezioni «entro 60-90 giorni», se gli Usa contribuiranno a creare le condizioni di sicurezza necessarie nel Paese, persino sotto legge marziale. 

Le elezioni bloccate in Ucraina dal 2022

In Ucraina non si tengono elezioni da febbraio del 2022, ossia da quando la Russia l’ha invasa e il governo ucraino ha instaurato la legge marziale: mentre questa è in vigore la Costituzione ucraina vieta esplicitamente di indire elezioni. Il mandato presidenziale di Zelensky è finito a maggio del 2024, ma l’elezione per confermarlo o sostituirlo, come quella per il parlamento e per le amministrazioni locali, è stata rimandata.

Il rinvio non serve solo a garantire una continuità di leadership in un momento in cui il paese è in guerra; è anche inevitabile per ragioni pratiche. Gli elettori e le elettrici che vivono nelle zone di combattimento, o in quelle occupate dall’esercito russo, sarebbero private del loro diritto di voto. Non esiste nemmeno un sistema di voto per corrispondenza che possa permettere di votare ai soldati e alle centinaia di migliaia di persone che sono state sfollate. Anche il registro nazionale dei cittadini con diritto di voto non è stato aggiornato dall’inizio della guerra. C’è poi il problema che i seggi elettorali, dove è facile che si formino code di persone in attesa di votare, potrebbero diventare obiettivi militari.

Riguardo a tutti questi problemi, Zelensky ha detto di aver incaricato un gruppo di legislatori ucraini di riscrivere una legge elettorale che possa permettere lo svolgimento del voto anche con la legge marziale in vigore. Non si sa ancora come questo avverrà.

Secondo un sondaggio pubblicato oggi dal Kyiv Independent al primo turno di futuribili elezioni presidenziali voterebbe per Zelensky appena un ucraino su cinque: il 20,3%, per l’esattezza. La rilevazione è stata condotta tra il 13 e il 28 novembre, pochi giorni dopo l’esplosione dello scandalo corruzione costato il posto a due ministri e alla fine pure al braccio destro di Zelensky, Andriy Yermak. Nel precedente sondaggio, che risale a ottobre, a dichiararsi pronti a rivotare Zelensky erano il 24,3% degli ucraini. Un calo deciso, dunque. Eppure il «comandante in capo» dei quasi quattro anni di guerra resta al momento il candidato più popolare. Anche perché al momento di chiari contendenti non ce ne sono.

Gli sfidanti possibili

Lo sfidante più accreditato sarebbe Valerii Zaluzhny, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito rimosso dall’incarico da Zelensky a febbraio 2024 e inviato a Londra come ambasciatore. Secondo molti anche per frenare su eventuali ambizioni politiche considerata la sua grande popolarità tra i soldati e non solo per aver guidato sul campo la brillante risposta all’aggressione russa. Per Zaluzhny, che sin qui non ha mai ufficializzato alcun progetto politico, voterebbe in ipotesi il 19,1% degli ucraini (+3% sul mese precedente). E in eventuali elezioni parlamentari un solido 21,8% dice che voterebbe un eventuale partito guidato da Zaluzhny, mentre “Servitore del Popolo”, il partito di Zelensky scosso dalle inchieste per corruzione, raccoglierebbe appena l’11,5%. L’altro possibile sfidante di Zelensky di cui si vocifera da tempo è Kyrylo Budanov, attuale capo dell’intelligence militare ucraina. Il sondaggio di Info Sapiens per il Kyiv Independent lo accredita per ora di un più modesto 5,1% di consensi.