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25 Dicembre 1914, quando il Calcio prevalse sulla Grande Guerra

Voglio raccontarvi una storia. Una storia di Natale, ma non ”A Christmas Carol”. Una storia di Calcio, ma non una di quelle “Buffa racconta”.

È la notte di Natale del 1914, la Prima Guerra Mondiale è già iniziata da 5 mesi e il totale dei morti è quasi di 1 milione. La notte tra il 24 e il 25 Dicembre, però, non è una notte come le altre. Ci troviamo nella zona di Ypres (una citta belga situata nelle Fiandre). All’improvviso i soldati tedeschi alzano sulle loro trincee degli alberi di Natale e la canzone ”Astro del Ciel” suona in sottofondo. I militari inglesi ascoltano, tanto stupiti quanto commossi e, da un reticolato all’altro, iniziano a scambiarsi non più pallottole ma auguri. 

Passa la notte e al risveglio quanto successo poteva sembrare un sogno, ma un sogno non era. Un militare inglese decide di alzarsi ed uscire dalla trincea, a mani alzate. Di solito, in occasioni come queste, non fai in tempo a fare due passi che ti ritrovi già una decina di pallottole in corpo. Questa volta è diverso, le sentinelle nemiche non aprono il fuoco. Il militare inglese avanza, un gesto misterioso che nulla ha a che fare con la ragione umana, un gesto che viene imitato, poco dopo, anche dai “nemici” tedeschi. Dopo una lunga camminata, due soldati si ritrovano nel mezzo della Terra di Nessuno, così come fanno i capitani delle due squadre prima di ogni partita. Si stringono la mano e si scambiano gli auguri di Natale, non i gagliardetti questa volta.

Attimi di calcio tra soldati tedeschi e inglese nel 1914 (CREDIT: foxsports.it)

È proprio in questo momento che entra in gioco lo sport più bello del mondo: il Calcio. Il Calcio quello vero e puro. Il Calcio che unisce e non divide. Come d’incanto, dallo zaino di un soldato inglese (non poteva che essere così) spunta un pallone fatto di stracci che viene scagliato per aria, un pallone leggero, al contrario delle palle di cannone che tanto male hanno fatto fino ad ora. Un pallone con le sembianze di un raggio di sole che illumina il buio di questa Guerra. In un attimo si formano le porte, create con dei giacconi appoggiati per terra. Bastano quelle. Il resto è superfluo, non ci sono linee di fondo, fuorigioco, arbitri o regole. Tutti iniziano a correre dietro questa sfera malandata. Una scena mistica, al limite dell’immaginario. Si gioca non uno contro l’altro ma uno insieme all’altro. Una partita giocata per dimostrare che sotto le uniformi siamo tutti uguali. Una partita che fa dimenticare, per qualche ora, gli orrori di questo conflitto mondiale. Il risultato finale dà ragione alle parole di Gary Lineker:Il calcio è un gioco semplice, 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince“. La partita, infatti, è vinta 3-2 dai tedeschi al fischio finale: un colpo di cannone che mette fine a questo bellissimo sogno ad occhi aperti.

La Partita della Pace, così è stata denominata una delle partite più belle della storia di questo magnifico sport. Molte sono le commemorazioni dell’evento, tra le tante anche un monumento inaugurato dalla UEFA a Ploegsteer, vicino Ypres, l’11 Dicembre 2014.

Platini nel momento dell’inaugurazione del monumento commemorativo dell’11 Dicembre 2014 (CREDIT: repubblica.it)

Oggi, 23 Dicembre 2018, ricordiamo questa storia a dimostrazione che il Calcio è veramente di tutti. Ricordiamo nella speranza che quei Valori di fratellanza, di pace e di amore possano tornare attuali anche oggi, riportandoci agli occhi la vera essenza del gioco, dello sport.

Tantissimi auguri di Natale dal Metropolitan Magazine Italia.

EDOARDO DI NUZZO

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