Musica

26 Giugno 1977, l’ultima apparizione di Elvis Presley

Il re del rock Elvis Presley cantò per l’ultima volta il 26 Giugno 1977, morendo prematuramente solo due mesi dopo. Il canto del cigno del più grande, di un uomo che smise di essere tale e si trasformò in leggenda, e che lasciò di sasso milioni di fans sfegatati quando seppero la tragica notizia

Market square di Indianapolis, l’ultimo concerto di Elvis Presley

Davanti ad un’arena gremita di gente, un Elvis Presley gonfio e carico di stanchezza si preparò ad affrontare l’ultima sua apparizione pubblica. Nessuno avrebbe immaginato che un cocktail letale di farmaci lo avrebbe stroncato di lì a breve a soli 42 anni.

Il “re del rock” , sovrappeso e visibilmente triste, interagì con il suo pubblico come meglio sapeva fare, attraverso la musica. La stessa musica che per tre decenni accompagnò la vita di milioni di fans cresciuti insieme a lui e le sue canzoni

Purtroppo Elvis soffriva già da molto tempo di dipendenza da farmaci, e tutti i medici gli consigliarono di lasciar stare, almeno provvisoriamente, gli snervanti tour che una rockstar vive. Elvis tuttavia rifiutò il consiglio, anche per paura di avere una nuova flessione di successo come avvenuto negli anni 60.

Indianapolis fu l’ultima apparizione della leggenda del rock prima di tornare nella sua Memphis, dove si sarebbe dovuto rilassare prima del nuovo tour.

Ma fu proprio li che la sua grave dipendenza da barbiturici, che lo tormentava già da anni, peggiorò. Tra insonnia, fisico debilitato e stress, per Elvis la vita peggiorò giorno dopo giorno, fino al lasciarci il 16 Agosto 1977.

Da pochi giorni è uscito nelle sale il film “Elvis”, basato sulla vita di The King e sul rapporto travagliato con il colonnello Tom Parker, storico manager interpretato da Tom Hank. Il film vede nella colonna sonora anche un brano dei nostri Maneskin, e riassume l’intera epica cavalcata alla gloria del più grande, conclusasi prematuramente e a sorpresa.

Ormai sono passati quarantacinque lunghi anni. Nonostante ciò l’alone di immortalità che fluttua attorno al nome del re non accenna a smorzarsi, sintomo dell’eredità che la sua musica ci ha donato.

Andrea Pastore

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