Il 29 agosto 1991, alle 7:40 Libero Grassi fu ucciso a colpi di pistola dalla mafia, in via Alfieri a Palermo. Grassi venne ucciso da Cosa Nostra perché si rifiutò di pagare il pizzo, anche dopo le numerose e insistenti chiamate. Questo è ciò che disse l’11 aprile in un intervista a Michele Santoro:
Io non sono pazzo: non mi piace pagare. È una rinunzia alla mia dignità di imprenditore
La storia di Libero Grassi e le minacce della mafia
Libero Grassi nacque a Catania nel 1929, ma all’età i 8 anni si trasferì a Palermo con i suoi genitori. La sua famiglia era fortemente antifascista e anche Grassi manifesta ben presto un avversione nei confronti di Mussolini. Nel ’42 si trasferì a Roma dove studiò Scienze Politiche, ma con lo scoppio della guerra si avvicina al Partito d’Azione.
Alla fine della guerra e dopo la liberazione dai nazisti, Grassi torna nella sua Sicilia e rinizia gli studi, questa volta alla facoltà di Giurisprudenza all’Università di Palermo. Alla fine dei suoi studi decide di seguire l’attività del padre come commerciante, diventando un imprenditore.
La mafia si avvicina a Libero Grassi dopo aver avuto alcuni problemi con la fabbrica di famiglia, la Sigma. Cosa Nostra inizia a pretendere il pizzo. Grassi ebbe il coraggio di opporsi alle richieste insistenti della mafia, decise anzi di esporsi ai media, collaborare con la polizia e rifiutò anche la possibilità di girare con una scorta. Nel gennaio 1991 nel Giornale di Sicilia aveva pubblicato una sua lettera di rifiuto a cedere ai ricatti della mafia:
Volevo avvertire il nostro ignoto estorsore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui.
L’assassinio
Il 29 agosto del 1991, mentre si recava a lavoro, Libero Grassi venne ucciso a Palermo con quattro colpi di pistola. Il colpevole dell’assassinio, Salvatore Madonia, figlio del boss di Resuttana, venne arrestato nell’ottobre del ’91. Con lui anche il complice alla guida della macchina Marco Favaloro.
La vedova Pina Maisano Grassi, proseguì la stessa volontà di rifiuto del marito nonostante minacce e intimidazioni. La Grassi si dedicò fino alla morte la lotta per la legalità, all’interno delle istituzioni e al fianco della società civile. Nel 1992 venne eletta senatrice nelle file dei Verdi, fino al 1994.
Federica Tocco
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