5G e Coronavirus: Bufale Contagiose

Che le grandi emergenze come questa del coronavirus generino paura e’, purtroppo, un dato di fatto; che le nuove tecnologie come il 5G creino allarmismi esagerati e’ , ahime’, un altro fatto assodato. Che invece ci siano persone sempre pronte a sfruttare queste emergenze per creare disinformazione, per alimentare falsi allarmi, e soprattutto per gettare acqua ai loro squallidi mulini, sarò sincero, continua a stupirmi. 

Le bufale al tempo del coronavirus

L’arrivo del coronavirus, purtroppo, non e’ stato esente da queste forme di sciacallaggio.
In pratica, se riuscite a pensare ad una qualsiasi teoria del complotto, la probabilità che almeno un esponente di suddetta teoria ne abbia sviluppato un’evoluzione che abbraccia il SARS-CoV-2 e’ molto alta. Il 5G infatti non e` nuovo ad accuse di danneggiare la salute delle persone, tantomeno a quelle di essere niente meno che uno strumento nelle mani del Grande Complotto Mondiale per controllare le nostre vite. Ma internet, in questi giorni, e’ diventata un coacervo di complotti ibridi, quali “Covid-19 e la menzogna della terra tonda”, “SARS-CoV-2 e scie chimiche” e, non ultimo, “Coronavirus e 5G”.

Con questo articolo intendiamo soffermarci proprio sull’ultima chimera complottista dell’elenco.

Il coronavirus viene attivato dal 5G

Secondo alcune strampalate teorie sarebbe proprio il 5G ad favorire la diffusione del coronavirus ed a renderlo così letale. Queste teorie del complotto hanno così tanta presa sul pubblico che in Gran Bretagna sono stati riportati casi di persone che hanno incendiato le torri del 5G ritenute responsabili di aiutare la diffusione del contagio.

Non ci è chiaro quali siano le “evidenze” che giustificherebbero un coinvolgimento dei ripetitori 5G nell’attuale pandemia ma l’ipotesi parrebbe essere che le onde radio alla base della tecnologia 5G siano responsabili dell’“attivazione” del virus, con conseguenti picchi nel contagio.

Coronavirus SARS-CoV-2
Animazione del coronavirus che si dice venga attivato dalle trasmissioni 5G. Fonte Wikimedia.

Sembra una replica della cara vecchia caccia all’untore ma che cosa puo` esserci di vero in queste teorie del complotto che vanno tanto di moda su internet?

Esistono dei virus che possano “attivarsi”?

Si`, o almeno quasi. Esistono dei virus (chiamati batteriofagi) che hanno un comportamento simile; sono infatti capaci di incorporarsi nel genoma dei loro ospiti anche per anni, per poi cominciare a riprodursi quando le condizioni sono più opportune. Chiaramente, non avendo metabolismo, contano sugli enzimi dell’ospite (un batterio in questo caso) per “essere svegliati” ed iniziare a produrre copie di se stessi.

I virus sono “elementi genetici” che replicano indipendentemente dal cromosoma cellulare ma non dalle cellule stesse. Come accennavamo, i virus non possiedono alcun metabolismo e sono incapaci di replicarsi indipendentemente dal loro ospite; non potendo fare praticamente nulla da soli, i virus hanno bisogno dell’imponente armamentario biosintetico con cui sono equipaggiate le cellule viventi. Non potendo neppure realmente disattivarsi (non possono infatti dirsi propriamente attivi) i virus non possono essere attivati, meno che mai dal 5G.

Questa bufala fa il paio con la teoria secondo cui il SARS-CoV-2 sarebbe stato inoculato alla popolazione cinese attraverso il piano di vaccinazione di massa in forma di RNA digitalizzato (?), replicante e attivato con onde a 60GHz del 5G. E’ interessante notare come RNA digitalizzato replicante non voglia dire assolutamente nulla; inoltre, malgrado quanto riportato in queste tesi complottiste, il 5G non lavora a 60 GHz.

A tal proposito un recente articolo di Andersen e collaboratori, pubblicato il mese scorso sulla rivista Nature, sconfessa le teorie secondo si tratterebbe di un virus creato in laboratorio e “scappato” al controllo, dimostrando inequivocabilmente come non ci siano evidenze di manipolazione genetica nel genoma di SARS-CoV-2 [1].

Il coronavirus inesistente e il 5G

Teorie del complotto più spinte sostengono addirittura che non esisterebbe alcun coronavirus ma si tratterebbe invece di una gigantesca montatura orchestrata allo scopo di nascondere una letale ed apparentemente indistinguibile da una polmonite sindrome da 5G.

Anche in questo caso, immaginare anche solo le motivazioni di una simile cospirazione su scala globale (senza contare gli eventuali costi) risulta piuttosto difficile.

Tuttavia va specificato che non esiste alcuna evidenza di effetti avversi del 5G sulla salute umana, al momento tutto si ferma alle chiacchiere da bar e social.

La quarantena da coronavirus come espediente per poter montare antenne 5G indisturbati

Secondo questa fantasiosa teoria il Coronavirus e la conseguente quarantena sarebbero un espediente per tenere le persone in casa mentre vengono montate le antenne per il 5G.

Ora, non voglio scendere troppo nel dettaglio, ma trovo particolarmente improbabile che una nazione sia disposta ad introdurre delle misure, quali la quarantena, che indurranno sicuramente una grave instabilità economica e politica per anni a seguire al solo scopo di poter montare delle antenne.

Antenna per la tecnologia 5G
Antenna per la tecnologia 5G. Fonte Wikimedia

Parliamoci chiaro: qualsiasi stato europeo oggi in lockdown e’ dotato di un esercito e di corpi di polizia che, in un modo o nell’altro, fanno capo a cariche dello stato (ad esempio in italia la polizia fa capo al ministero dell’interno, mentre l’esercito al presidente della repubblica). Perché condannare uno stato alla recessione quando si può semplicemente dispiegare la polizia o l’esercito per proteggere i ripetitori?

Tutto questo, peraltro, ammesso e non concesso che la gente sia in grado di capire esattamente quali sono i lavori in atto. Questa idea che servano torri particolari per il 5G, ad esempio, è del tutto campata in aria. Sono abbastanza sicuro che, qualora servisse, si potrebbe tranquillamente “nascondere” l’installazione delle antenne per il 5g facendola passare per una qualsiasi operazione di manutenzione di routine.

Come sempre, quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito.

5G e Tecnodittatura

Innanzitutto definiamo il concetto di tecnodittatura: stando ai migliori teorici del complotto, la tecnodittatura sarebbe uno stato di dittatura indotto da una particolare tecnologia.

In pratica: qualora un ritrovato tecnologico fornisse ad un governo (o ad un ente intergovernativo) la possibilità di controllare impunemente le vite dei cittadini, allora ci si troverebbe in uno stato di tecnodittatura.

E’ abbastanza evidente come suddetta definizione sia decisamente labile. Mi sentirei di affermare, infatti, che un fucile e’ a tutti gli effetti un ritrovato tecnologico, e che quindi qualsiasi dittatura portata avanti per mezzo di una milizia e delle armi e’, per estensione, una tecnodittatura.

Attenendosi però al caso più specifico, proviamo a capire dove risiede il problema.

Il 5G fornisce una interconnessione ad alta velocità tra milioni di dispositivi. Sostituiamo ora il termine generico “dispositivi” con quello specifico “telecamere”. Il timore dei più e’ che questo possa portare ad un sistema di controllo di massa stile Grande Fratello orwelliano.

E’, in questo caso, molto divertente notare come i complottisti siano arrivati giusto qualche anno in ritardo. Non serve certo il 5G per un controllo “a tappeto” della popolazione. Da decine di anni infatti, sono migliaia le telecamere costantemente puntate sulla folla, nelle città. Tutto questo da ben prima che il 5G (ma in realtà anche solo il 4G) facessero il loro ingresso nelle nostre vite. Oggigiorno una telecamera che monti un device di compressione del filmato può costare meno di 20 euro. Per uno stato Intenzionato al controllo della popolazione, sarebbe molto più semplice avvalersi di una tecnologia “vecchia” (e quindi ben più affidabile) [2] che non creare da zero una nuova infrastruttura telematica per la distribuzione dati.

Peccato che per il complottista quadratico medio, dal suo telefono collegato in 4G, riportare questo dato equivarrebbe al darsi la zappa sui piedi.

Articolo scritto per “La Scienza Risponde” a cura di Matteo Bonas e Francesco Avanzi

Bibliografia

[1]: Andersen, K. G., Rambaut, A., Lipkin, W. I., Holmes, E. C., & Garry, R. F. (2020). The proximal origin of SARS-CoV-2. Nature Medicine, 1-3.

[2]: Ferretti, L., Wymant, C., Kendall, M., Zhao, L., Nurtay, A., Abeler-Dörner, L., … & Fraser, C. (2020). Quantifying SARS-CoV-2 transmission suggests epidemic control with digital contact tracing. Science.

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