L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ridimensionato il numero di casi sospetti di Ebola rispetto ai numeri inizialmente annunciati. L’epidemia che da aprile sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e la vicina Uganda, quindi, ha contato il 31 maggio 116 casi sospetti, in calo rispetto agli oltre 1.000 indicati.

I casi sospetti di Ebola vengono ridimensionati, ma l’epidemia non è rientrata

Il ridimensionamento del numero di casi sospetti è da ricondurre ai test che sono stati effettuati recentemente. È stato il portavoce dell’OMS, Christian Lindmeier, a spiegare: «O soffrono di altre malattie, oppure hanno avuto solo febbre e nient’altro». Questi ultimi aggiornamenti, pur non facendo rientrare l’epidemia, indicano che la diffusione è più ridotta rispetto a quanto si ipotizzasse inizialmente. Gli operatori sanitari hanno altresì indicato 48 decessi e 5 guarigioni.

Nel complesso, rispondere efficientemente è ostico a causa del ceppo Bundibugyo responsabile dell’epidemia. Questo fattore, sommato al ritardo diagnostico e all’assenza di vaccini mirati, rende il trattamento e il ridimensionamento difficili. Pertanto, affinché sia ugualmente possibile agire, è necessaria l’individuazione precoce e l’isolamento tempestivo dei casi. Ovviamente anche altri elementi, come il tracciamento rigoroso dei contatti, la prevenzione, la corretta informazione e le sepolture sicure sono necessari.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato: «Quattro persone saranno dimesse oggi e una è stata dimessa l’altro ieri». «Naturalmente stiamo ancora lavorando a vaccini e terapie, ma questo non significa che le persone non possano guarire dall’Ebola», ha aggiunto. Tuttavia, resta necessaria la vaccinazione. Per questa ragione la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) ha annunciato un investimento fino a 50 milioni di euro volti a sviluppare tre vaccini sperimentali contro l’Ebola.

Stefania Cirillo