La svolta è arrivata mercoledì sera durante una riunione degli ambasciatori dell’UE a Bruxelles. Secondo fonti diplomatiche, il rappresentante dell’Ungheria ha ritirato le proprie riserve, permettendo così l’apertura del primo blocco negoziale del percorso che potrebbe portare l’Ucraina a entrare nell’Unione europea.

Il negoziato di adesione è composto da 33 capitoli suddivisi in sei gruppi tematici. Il primo blocco, considerato il più importante, riguarda i cosiddetti “fondamentali”: stato di diritto, diritti umani, sistema giudiziario e riforme istituzionali. Si tratta del capitolo che viene aperto per primo e chiuso per ultimo nel lungo iter di adesione.

Negli ultimi due anni l’Ucraina e la Moldova, i cui percorsi europei sono stati finora strettamente collegati, hanno cercato di superare l’impasse causata dal veto imposto dall’allora primo ministro ungherese Viktor Orbán. Il blocco aveva congelato l’avanzamento delle trattative proprio mentre Budapest deteneva la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea.

Bruxelles ha tentato più volte di trovare una soluzione per superare l’ostacolo politico, ma il cambio di scenario è arrivato solo dopo la sconfitta elettorale di Orbán e l’ascesa di Péter Magyar. Il nuovo leader ungherese ha fatto della normalizzazione dei rapporti con Kiev uno dei punti centrali della propria agenda politica.

In un video pubblicato sui social, Magyar ha confermato i progressi registrati nei colloqui tra il governo ungherese e quello ucraino, aprendo la strada all’accordo raggiunto nelle ultime ore.

Dopo il via libera degli ambasciatori, il Consiglio dell’UE invierà una comunicazione ufficiale a Ucraina e Moldova. I due Paesi dovranno indicare la propria posizione, che sarà successivamente esaminata dagli Stati membri.

Il prossimo passaggio chiave sarà la conferenza intergovernativa, considerata l’avvio formale del processo negoziale. L’appuntamento dovrebbe svolgersi il 15 o il 16 giugno a Lussemburgo.

La decisione rappresenta un importante segnale politico per Kiev, che continua a perseguire l’obiettivo dell’integrazione europea nonostante le difficoltà legate al conflitto con la Russia e alle complesse riforme richieste da Bruxelles per l’ingresso nell’Unione.