Siamo perfettamente consci dell’era in cui stiamo vivendo fondata sull’intelligenza artificiale e il suo costante sviluppo. Le notizie sull’argomento sono numerose, costanti, spesso controverse o altamente favorevoli. Eppure, indipendentemente dal tema dibattuto, è innegabile che si tratti di una realtà tangibile e sempre più radicata. E, come molti avranno notato, i soggetti che stanno trainando quest’era, così come i Paesi di riferimento, sono limitati. Anche se non si direbbe, altre realtà, seppur profondamente digitalizzate, faticano a mantenere il passo con una tecnologia in perenne mutamento. Il Giappone figura proprio tra questi.

Qual è il piano del Giappone per sostenere lo sviluppo dell’IA?

Il ministro del Digitale, Hisashi Matsumoto, ha espresso la propria preoccupazione in merito all’attuale andamento dell’intelligenza artificiale in Giappone. Per questa ragione ha ritenuto importante difendere un disegno di legge volto a modificare la legge sulla protezione dei dati personali. Senza strumenti o materiale a disposizione risulta difficile, pressoché impossibile, addestrare i modelli di IA. Il ministro, quindi, ha ritenuto valido che gli sviluppatori abbiano a disposizione casellari giudiziali e cartelle cliniche da sfruttare, tuttavia senza il consenso degli utenti. La scelta, definita ampiamente controversa, è stata giustificata e difesa da Matsumoto. «Con lo sviluppo dell’IA che si muove così rapidamente, il Giappone non può permettersi di restare indietro». Una scelta non voluta, bensì forzata dall’urgenza.

Il disegno di legge di cui sopra è stato approvato dalla Camera Bassa del parlamento settimana scorsa. Adesso è in attesa di approvazione dalla Camera Alta. Questo, tuttavia, non rappresenta l’unico punto. Il governo ha rafforzato i sussidi e gli appalti volti alle modifiche legislative. Tutto ciò, come già anticipato, ha il fine di sostenere sotto più angolazioni lo sviluppo dell’IA attualmente guidato da Stati Uniti e Cina. Oltre a movimenti avvenuti tra Microsoft e OpenAI, pare che il Giappone si stia affidando anche ad altri attori nazionali. La preoccupazione generale condivisa da molti governi è quella di rimanere indietro senza alcuna possibilità di poter risalire. Parlare ad oggi di intelligenza artificiale significa trattare pochi soggetti coinvolti, senza una vera e propria concorrenza. È possibile che questa nicchia cambierà nel prossimo futuro?

Stefania Cirillo