Dopo l’abbattimento di un elicottero Apache statunitense da parte delle forze armate iraniane, gli Usa rispondono con “attacchi difensivi” all’Iran, dando seguito alla minaccia di Donald Trump.
Secondo Axios, gli Usa hanno preso di mira sistemi di difesa nei pressi dello Stretto di Hormuz. La replica iraniana non si è fatta attendere, con missili e droni contro obiettivi americani nella regione. Per un funzionario statunitense sentito dalla Cnn, però, quegli americani sarebbero solo “raid di avvertimento” e non comprometterebbero i negoziati.
Gli attacchi aerei americani hanno colpito basi militari e navali, impianti radar e batterie di artiglieria in cinque località lungo la costa meridionale dell’Iran. Lo riferiscono funzionari iraniani al New York Times. In particolare, i raid Usa avrebbero colpito basi navali a Sirik e Jask, sistemi di difesa aerea a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm.
La risposta dell’Iran agli attacchi Usa
L’Iran ha risposto alla rappresaglia americana della notte con attacchi diretti contro il Bahrein, il Kuwait e la Giordania, nell’ambito di una nuova e più ampia ondata di azioni che minaccia di far deragliare i negoziati per porre fine alla guerra. Bahrein e Kuwait hanno attivato gli allarmi e impiegato le proprie difese aeree in risposta.
I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno anche dichiarato di aver condotto mercoledì attacchi contro una base statunitense in Giordania e altri 21 obiettivi nel Golfo, in ritorsione ai raid americani nei pressi dello Stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dai media iraniani.
Gli scontri segnano uno dei più significativi scambi di ostilità da quando i due paesi hanno concordato un cessate il fuoco in aprile. I Pasdaran hanno precisato che tra gli obiettivi figuravano hangar per caccia F-35 e un centro di comando e controllo, avvertendo di essere pronti a sferrare una risposta ‘schiacciante e decisiva’ a qualsiasi ulteriore attacco statunitense.





