Il cielo sopra Hollywood ha un’unica e inconfondibile firma: quella di un regista che ha speso un’intera carriera a farci guardare le stelle con gli occhi spalancati dal senso di meraviglia. Oggi, con il suo nuovo Disclosure Day, Steven Spielberg compie il viaggio più atteso e torna finalmente a casa, nel genere che lo ha reso un mito immortale del cinema.

Oltre il grande schermo: le domande che non ci siamo mai posti

Cast Disclosure Day. Copyright di Getty Images

Anatomia di un ritorno a casa con Disclosure Day

Steven Spielberg è tornato a casa.
Che il regista sia il saggio custode delle fantasie aliene è un dato di fatto. Ma con questo film riunisce tutte le domande e le sue conoscenze seminate in quarant’anni di carriera e le mette sotto gli occhi di noi spettatori distratti.
Da E.T. a Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, da Incontri ravvicinati del terzo tipo fino al nuovo erede: Disclosure Day.

Al centro di questo film c’è un tesoro di materiali segreti sottratti al potere e pronti per essere divulgati al mondo intero, e una spietata controparte pronta a tutto pur di evitare che ciò accada.

Per mettere in scena questa caccia all’uomo e al segreto. Spielberg mette in campo tutta la sua maestria nell’utilizzo della macchina da presa: geniali piani sequenza con movimenti di macchina ortogonali, mescolati a carrelli in avanti e all’indietro, vasti grandangoli e ottimi primi piani. Sono proprio questi primi piani a valorizzare un cast in stato di grazia.

A guidare la narrazione troviamo Josh O’Connor che infonde nel suo personaggio intensità e vulnerabilità perfette per il ruolo del fuggitivo. Accanto a lui v’è Emily Blunt, attrice camaleontica che regala al film spazi di leggerezza e comicità alternati a puri momenti di tensione e dramma. In terza base troviamo il veterano Colin Firth in un ruolo del tutto inedito: il gentleman inglese per eccellenza si sveste dei suoi soliti panni per dominare la scena nel ruolo dell’antagonista, uscendo dai binari tradizionali della sua filmografia. A chiudere il quartetto v’è Colman Domingo, che porta sullo schermo una profonda autorevolezza morale.

La risposta che cerchiamo

Per chiudere perfettamente il cerchio cominciato quarantaquattro anni fa, Spielberg ha scelto John Williams, uscito dalla pensione appositamente per lui, per la composizione delle musiche extradiegetiche del film.
La storia, ricca di riferimenti alla saga di Indiana Jones, ci prospetta in ciò che accadrebbe se la verità sul mistero venisse a galla.
Tra forte suspense mista a grandi momenti di azione e introspezione si crea un trinomio che non solo emoziona, ma spinge lo spettatore a porsi domande profonde, stimolando una propria visione: sia essa dettata dallo scetticismo totale o dall’apertura verso una nuova prospettiva.
Perché mai Dio avrebbe dovuto creare un universo così immensamente grande, se l’unica fortuna di viverci fosse toccata soltanto a noi?

Arianna Villa