John Healey ha lasciato l’incarico di ministro della Difesa britannico dopo uno scontro con Keir Starmer e con il Tesoro sulla spesa militare. La decisione nasce dal giudizio negativo sul Defence investment plan, il piano destinato a finanziare equipaggiamenti, infrastrutture e prontezza operativa delle forze armate.
La lettera di dimissioni descrive una divergenza ormai politica, oltre che contabile. Healey sostiene che il governo non abbia garantito le risorse necessarie per difendere il Paese in una fase di minacce crescenti. La critica riguarda direttamente la traiettoria della spesa e la sua distribuzione nel tempo, giudicata troppo debole nei primi anni e troppo rinviata in avanti.
Healey ha dichiarato che esistono “modi credibili per affrontare le sfide di finanziamento a medio termine”, ma che l’accordo finanziario per il piano di investimenti nella difesa “è ben lontano da quanto necessario”. Sostiene che il supporto aggiuntivo previsto dal piano sia “concentrato nella fase finale”, mentre a suo avviso la pressione per accelerare la preparazione “si concentrerà nei primi due anni”. Healey aggiunge che la spesa per la difesa “sarà pari solo al 2,68% del PIL nel 2030”. “Dopo averti spiegato che non avrei potuto accettare un DiP che non fornisce alle nostre Forze le risorse di cui hanno bisogno, mi trovo ora a non avere altra opzione se non rassegnare le mie dimissioni come tuo Segretario alla Difesa”, scrive Healey in conclusione.
Si tratta di una mossa politicamente costosa e straordinariamente pesante, con pochi precedenti storici. Bisogna tornare al 1966, e sempre sotto un governo Laburista, quando l’allora Ministro per la Marina Christopher Mayhew si dimise a fronte dei devastanti tagli che costarono alla Royal Navy le sue portaerei e il suo status.
La clamorosa uscita di scena di Healey è una sorpresa, perchè il veterano del partito laburista, deputato da quasi trent’anni, era considerato non solo serio, preparato e devoto al Labour, ma anche leale all’eccesso.





